Recensioni

A tre anni di distanza dal mediocre The Orchard e dopo un paio di tour fallimentari, il side-project del bassista Mathieu Santos e la dipartita della violoncellista Alexandra Lawn, i Ra Ra Riot tornano e svoltano sul synth-pop. L’obbiettivo è ben chiaro sin dall’ingaggio del producer Dennis Herring (Modest Mouse, Wavves, Elvis Costello): uscire da quell’ombra lunga sette anni di carriera che li vuole come controfigure baroque dei Vampire Weekend.
La band di Syracuse deve però essersi persa tutta l’inflazione di genere dal 2010 ad oggi. Beta Love finisce così per battere fuori tempo massimo le lande già esplorate e pluricolonizzate del revival di matrice 80s tutto tastiere cheesy, smanopolamenti glitchy, drum-machine, studio enhancements(leggi: autotune) e mixaggio il più patinato e “loud” possibile. Il risultato è duplice: il paragone coi colleghi capitanati da Ezra Koenig in effetti cade col chiudersi dell’opener Dance With Me, ma soltanto per lasciare il posto ad un’etichetta che ora parla di versione meno interessante di svariati altri act, primi fra tutti i Passion Pit. Lo stesso falsetto del frontman Wes Miles si orienta a più intervalli verso quello all’elio di Michael Angelakos, mostrando però regolarmente il fianco quando si tratta di sovrastare gli hook più intensi.
Siamo quindi su un generale anonimato che paradossalmente trova i propri episodi migliori nelle crepe della “nuova” formula, ovvero dove violino,handclaps e tamburelli riacquistano il diritto di parola (Angel Please) o gli arrangiamenti, pur se bass-driven, portano un certo respiro (When I Dream). Non dubitando inoltre della spendibilità sui non propriamente progressisti dancefloor indie italiani dell’accoppiata Binary Mind–titletrack (ilriff di quest’ultima pare d’altronde preso in prestito dal tormentone Young Blood dei Naked And Famous), l’album sarebbe pure liquidabile come semplicemente innocuo.
Chiedere però di passar sopra anche ai ripetuti tentativi di slow-jam R&B (What I Do For U, Wilderness) – tanto tremendi da far passare per capolavori assoluti gli “esperimenti” in tal senso degli Yeasayer – nonchè alla pretestuosità delle tematiche ispirate dalle novelle cyberpunk di William Gibson, è chiedere davvero troppo. E a salvare i Ra Ra Riot da una crocifissione altrimenti legittima è in fondo soltanto il ricordo, ancora troppo vivido, del debutto dei POP ETC.
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