Recensioni

6.5

Tra un brano e l’altro sembra di sentirla gracchiare. Si avverte uno spezzone del film Drive, quello di un programma catalano e quella che sembra la voce di Linus su Radio Dee Jay. Manca solo la telefonata dell’ascoltatore incallito e insonne. Peccato. Ma comunque Vivere Il Buio funziona benissimo anche così, come se fosse una radio che canta della notte di notte. Il primo album dei milanesi Revo Fever arriva dopo diversi EP – uno dei quali prodotto da Federico Dragogna – e un anno e mezzo in sala prove. Il risultato somiglia ad una trasmissione alt-pop per estrosi bucanieri della città, uno spazio urbano buono da bere, da mangiare, da ballare, che non soffre mai l’alienazione e la spaesatezza dello stereotipato poeta metropolitano.

Vivere Il Buio cerca l’oro in bocca alle ore piccole e lo fa cominciando dal turno infrasettimanale di Martedì. La traccia di apertura è il groove spedito di chi per sentirsi padrone della città e avventuroso viveur non ha bisogno del week-end. Il basso e la batteria di Costantino Orlando e Mauro Forester mettono in piedi l’ossatura dell’album senza perdere mai brillantezza. Tra le trame più riuscite ci sono il rhythm and blues alla Arctic Monkeys de Il Re Dello Spazio e l’alt dance simil Primal Scream di Altri Orizzonti. Altri luoghi interessanti aprono alle 4 del mattino, ululato alle prime luci dell’alba dopato dal riff d’apertura. La voce di Aligi Nocerino sembra quella di Samuel, i suoni quelli di certi originalissimi Tame Impala di Piazza Colonna. La vocazione psichedelica della band continua in Mi Stacco, già lisergica nel titolo. Surreale e riuscitissimo anche beat elettronico della title-track, perfetto per guidarci sotto le luci della città. Quello Che Cercavi abbassa il voltaggio e insegue il sogno di evasione strimpellato da Eddi Basedi, L’Oro è ulteriore dichiarazione d’invasione della notte che si avvale dell’alleanza con i Selton, che ai Revo hanno anche dato lezioni di canto e chitarra.

Vivere il buio non si accontenta della sfrontatezza e dell’entusiasmo della gioventù. In queste dieci tracce mash-uppate di indie rock, r’n’b, blues, elettronica e dance, c’è una produzione (curata da Tommaso Colliva) che ritaglia l’habitat su misura per un debutto colorato e pieno di talento. Poco importa se a domande e incertezze, generazionali o personali, il disco reagisca con energia e attitude rimandando risposte al futuro. Ché i quattro Revo Fever hanno 25 anni l’uno, e tutto il tempo per mantenere promesse e premesse.

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