• set
    08
    2017

Album

Universal

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Quello che ho sempre sostenuto su queste pagine è la validità di alcuni nomi della nuova scena italiana (chiamatela pure trap, se ancora significa qualcosa), Tedua e Rkomi su tutti. La palla al piede è sempre stata la maniera, quindi, per capirci, il rullantino surgelato e i robotismi in autotune, gli skrrrr e i we we. Emancipati dalle contingenze, dicevo, la qualità sarebbe emersa. Ci è riuscito Ghali, che, piaccia o meno, ha esteso la sua proposta a una palette pop più onnicomprensiva. Tedua e la sua drill sembrano sulla buona strada, la DPG è arrivata infine a sbattere la testa contro al muro del suo cul de sac e Izi non ci ha convinto del tutto con il suo ultimo Pizzicato.

Rkomi, dopo il titillante EP Dasein Sollen, con questo esordio compie una chiara operazione di riposizionamento. La schiera di producers alle spalle è di quelle buone (Fritz da Cat, Carl Brave, Shablo & Zef e tanti altri), i feat pochi ma pesanti: Noyz Narcos in Verme e Marracash nella dancehall liofilizzata di Milano Bachata. Guarda caso per questi ultimi due pezzi parliamo delle strofe più strettamente hip hop, apprezzabili anche dai vecchi leoni puristi e brontoloni perché lasciano finalmente da parte il plasticoso kit trappuso di cui abbiamo detto. Ponte tra old e new school? Probabile che voglia essere questo il nuovo status ambito e perseguito da Mirko, che sicuramente le carte giuste in mano le avrebbe anche (e ne sono ancora convinto).

Tematicamente (grazie al cielo) i cliché più odiosi e abusati dalla nuova cricca – mi fotto la tua tipa e fumo kush, tu guarda e suka – sono saltati a piè pari; non che Rkomi si fosse mai mosso su quel versante, ma è sempre meglio una conferma in più. Introspezione, identità, consapevolezza, eccetera. Le parole d’ordine sono chiare, e declinate lungo il disco in forma più di flusso di coscienza che di storytelling. Versi spesso slegati tra loro e non necessariamente consequenziali, che difficilmente arrivano al primo ascolto ma nascondono il loro peso sotto un flow sicuramente particolare: consonanti esasperate e accenti spesso spostati. Ci piace e funziona, e di trap stantia ce n’è pochissima. Purtroppo resta spesso quello che speravamo fosse stato abbandonato del tutto: autotune e onomatopee (Brr Brr) che mantengono comunque vivo il legame con uno stile che credo fermamente sia più una zavorra che una necessità per Rkomi.

Un paio di evitabili esercizietti di stile (Farei un Figlio) e niente hit troppo facilmente spendibili, uniformità produttiva – nonostante le tante mani coinvolte – che rende coerenza anziché appiattimento, con qualche piacevole sorpresa (la tromba di Brr Brr, la chitarra di Mai Più). La testa si è girata nella direzione giusta, e va benissimo, ma il vero passo è ancora da fare. Aspettiamo (ancora) fiduciosi.

22 Settembre 2017
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