• Mar
    08
    2019

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Domino

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«For years and years and decades and centuries it’s been a male-dominated industry, from the time when Bach and Beethoven were around. Now the world has wised up to the fact that women can create amazing music and it can be sold and you can wield that capitalist power». Sasami Ashworth sceglie di essere chiara e diretta parlando (a Stereogum) del suo album di debutto che, per nulla a caso, ha visto la luce (via Domino) l’8 marzo scorso: una donna sola e al comando della propria vita, della propria ispirazione e, soprattutto, dei propri sentimenti. Dopo essere stata docente di musica nella sua Los Angeles e tastierista per i Cherry Glazerr nel periodo 2015-2018, la nostra decide di intraprendere la carriera solista. Ad aprile dello scorso anno, il singolo (qui incluso) Callous, un lento attraversato da una calma brezza dream tra un basso Breeders e una coda Slowdive, viene accolto in maniera entusiasmante. SASAMI (difficile immaginare un titolo diverso) continua a battere in maniera egregia il terreno della reconquista femminile e dell’identità di genere già avviato da molte artiste (Mitski, Solange, Snail Mail, solo per citare le ultimissime), normalizzandone gli aspetti e centrando sempre di più il ruolo dell’artista donna (spesso lontana dai canoni della white girl) nell’attuale giungla suprematista.

Il cuore spezzato, la fine di un rapporto, le lacerazioni che seguono una separazione sono il motore che detta il ritmo di ogni brano, o quasi. «There is a shadow over something that used to be a light» (I was a window): SASAMI sceglie di aprire così le porte all’ascoltatore, trafiggendolo sotto una pioggia di synth delicatissimi e percussioni languide in team con Dustin Payseur dei Beach Fossils. Il mood però cambia presto e spesso, e passare dall’andatura sghemba e in piena rimembranza Stereolab di Morning Comes al quasi post rock di Pacify my heart non provoca danni o incidenti di percorso, perché emerge una logica che fa da forte trait d’union. Questa percezione si fa sempre più forte col trascorrere dei minuti, l’atmosfera si fa più rarefatta e si entra in ambienti marcatamente shoegaze (Jealousy, Callous): è proprio qui che avviene l’allineamento dei pianeti e tra voci che si rincorrono, bassi agrodolci e stranianti reiterazioni si compie un piccolo miracolo, quello della creazione. Ad impreziosire e rendere ancora più mistico il SASAMI world interviene anche Devendra Banhart, presente in Free, forse il brano più intenso e spaziale del lotto.

SASAMI parte da un vuoto emozionale, da un immaginario cratere per costruire e dare forma a nuovi punti di vista, a un modo diverso di stare al mondo. «Thought I was the only one. Turned out I was everyone». SASAMI è l’emblema dell’urgenza espressiva, di gambe che non riescono a stare ferme ma che, come in copertina, camminano ancora sul ghiaccio. Un disco quadrato, intimo, forte e plasmato a misura di un sentimento presente hic et nunc, realizzato e dinamizzato senza bisogno di compromessi.

11 Marzo 2019
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