• mar
    25
    2016

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Self Released

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Torna SBTRKT a due anni dal sophomore Wonder Where We Land, disco che a posteriori è da includere di diritto tra i tasselli che hanno contribuito a cementare tutto quel calderone identificabile come future r&b (per un approfondimento sulla sua evoluzione vi rimandiamo alla nostra relativa playlist), emerso come una delle principali tendenze aggreganti di questi anni Dieci. SAVE YOURSELF spunta un po’ come un fungo, pubblicato a sorpresa dal producer mascherato senza annunci o particolare marketing, e “venduto” come prima uscita “totally free” che inaugura un rapporto più diretto tra artista e fans per consentire un accesso più veloce ed immediato alla musica, appena questa sia pronta. Tutto molto bello, vogliamoci bene. Purtroppo questa operazione si rivela un mezzo disastro, perché a mancare è innanzitutto una musica che valga la pena condividere.

Il confuso e pasticciato formato dell’uscita – è un’EP? Un mini album? Un album vero e proprio? Una raccolta di b-sides? – non aiuta a districare la proverbiale matassa, ma il problema principale è che SAVE YOURSELF è l’esatto opposto del già citato e comunque riuscito – con riserve, ma riuscito – Wonder Where We Land: laddove il secondo era una disomogenea raccolta di (alcune) tracce trascurabili e (tanti) pezzi di grande qualità, questa nuova release è invece un mediocre flusso sonoro quasi indifferenziato in cui le diverse tracce in scaletta fluiscono le une dentro le altre con continuità, ma senza nessun guizzo. Nessun brano riesce a restare in testa, nessuno dei featurer presenti riesce a ridestare l’attenzione durante l’ascolto, e il già detto confuso formato corto, in aggiunta alla presenza di interludi strumentali di dubbia utilità, aumenta il sospetto che a mancare siano proprio le idee. Neanche il fido Sampha riesce a migliorare la situazione, e il confronto tra la precedente Temporary View e la nuova TBD è semplicemente impietoso per la sciattezza della seconda.

Dispiace quasi dirlo, ma ad ascolto terminato si fa strada il sinistro dubbio che la pubblicazione a sorpresa e in autoproduzione sia stata una scelta obbligata vista la debolezza complessiva del lavoro. Noi siamo particolarmente cattivi, ma lui è particolarmente bravo. È quindi più che lecito aspettarsi di più rispetto ad una terza uscita non eccessivamente brutta, quanto semplicemente inutile e senza dubbio prescindibile.

6 Aprile 2016
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