Recensioni


Dalle riflessioni dei pionieri dei sintetizzatori d’inizio anni Settanta fino alle più recenti evoluzioni HD, la musica elettronica è sempre stata terreno fertile per gli stimoli concettuali più disparati: una tendenza, quella di accompagnare (e accordare) suono e pensiero, che negli ultimi anni si è diffusa sempre più, anche per l’inevitabile presa di coscienza delle generazioni più giovani dell’insostenibilità del capitalismo e dell’inevitabile cambiamento climatico che avanza. A conferma di questo trend arrivano due EP, due lavori abbastanza differenti per proposta e provenienza, ma simili nel declinare contemporanee possibilità di adattamento.
Come anticipato dal titolo dell’EP, le quattro tracce che compongono Extinction dello svizzero Simon Grab (in uscita per quella OUS che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare grazie ai lavori di Furtherset e IOKOI) s’interrogano su un futuro dove l’uomo è assente, immaginando nuove possibilità ambientali e nuove evoluzioni: per farlo, il producer si affida a sintetizzatori modulari e atmosfere HD, disegnando fantascientifici panorami dove s’incrociano climax noise (Prelude), venature digitali (Awakening e Memory Storage) e persino l’inedito industrial della conclusiva Interlude con il suo battito plastico e serratissimo. Risulta così particolarmente azzeccata la veste grafica dell’EP, capace di unire in copertina inquietudini e mutazione, estraneità e timoroso fascino.
Ha meno collegamenti con la fantascienza invece l’esordio del misterioso act libanese Kujo, più orientato verso una minacciosa techno analogica senza compromessi: come suggerito già dal titolo, Post-Arab ragiona su geografia, post-colonialismo, mutamenti nella società e radici culturali in Nord Africa e Medio Oriente. Potremmo definirlo come una versione islamica (e arsa dal sole) di Kerridge, ma Kujo mostra fortunatamente una buona personalità e una visione coerente nel mescolare le tradizioni della sua terra con incubi sonici e un interessantissimo dinamismo ritmico: nei quattro brani convivono infatti sample misticheggianti, litanie senza tempo, foschi battiti ostili e persino aggressivissimi break che sembrano pesi prepotentemente dall’epoca d’ora della drum’n’bass.
Più astratto e riflessivo Extinction, più materico e apocalittico invece Post-Arab, entrambi gli EP confermano però quanto detto in apertura, coniugando un pensiero chiaro e approfondito con suoni altrettanto ficcanti e ragionati.
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