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Dopo aver analizzato a fondo il post-punk, la rave e averci fatto capire quanto il periodo storico che stiamo vivendo sia intriso di retromaniaSimon Reynolds decide di scandagliare il glam rock e la sua eredità musicale e culturale. Shock And Awe è una guida al glitter, alla teatralità, alla musica e agli eccessi del genere musicale che attraversa il tempo e lo spazio, una giungla di aneddoti e collegamenti che non fanno calare mai l’attenzione del lettore.

Su tutto aleggia, ovviamente, lo spettro di David Bowie. Il Duca Bianco è onnipresente, i rimandi ai suoi personaggi e alla sua persona sono disseminati lungo tutto il libro e non poteva essere altrimenti, dato lo status di factotum del glam che il musicista si è guadagnato. Ma Shock And Awe non è soltanto un libro sui protagonisti del genere: la psicologia dei suoi eroi, l’importanza che l’infanzia riveste nella personalità delle star del glam, quello che il teatro e la letteratura rappresentano nell’arte e nella concezione estetica di personaggi come Bryan FerryMarc BolanAlice Cooper, sono tutti elementi di un’analisi accurata dove nulla viene lasciato al caso. Il merito principale di Reynolds è quello di riconsegnare al glam un attestato di profondità che trucco e paillettes avevano seppellito per troppo tempo e che ascoltatori e critici hanno individuato a fatica nel corso degli anni. Il critico veste i panni di narratore, ricercatore, archeologo e, soprattutto, di connettore: gli Aftershocks al termine del libro sono una sorta di diario in cui vengono annotati, in maniera didascalica, i momenti più importanti della lunga tradizione del glam, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri.

Ovviamente il finale è indissolubilmente legato a quel fulmine stilizzato che campeggia in copertina: Bowie e la sua morte sono l’ultimo tassello di un puzzle intricato ma mai incomprensibile. Nel tentativo di decifrare il glam e le sue varie sfaccettature, Reynolds sveste per un attimo i panni del critico e ci confida con sincera emozione le sue reazioni alla notizia della morte del Duca Bianco, consegnandoci uno degli epitaffi più belli sull’artista britannico: «la persona che ami e ammiri e ovunque e in nessun posto ma non qui, vive in milioni di album e immagini, riverberi e riflessioni».

16 marzo 2017
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