• Mag
    15
    2018

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Ilian Tape

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Ad ascolto concluso, Compro, secondo album del producer bavarese Skee Mask, al secolo Bryan Müller (noto anche con l’alias SCNTST), lascia una decisa sensazione di ricordo. Qualcosa di già visto – anzi, sentito – assaporato, vissuto. Ed è anche facile far tornare indietro le lancette dell’orologio, che arrivano a quei primi anni 2000 dell’elettronica che enfatizzavano e cristallizzavano un passato solidificato nel fenomeno rave, ormai già bello che andato, ma che si lasciava ancora apprezzare con epilettici colpi di coda che, tuttavia, non potevano far altro che celebrarne la gloriosa morte. In fin dei conti, Skee Mask, al netto di facili operazioni nostalgia, non fa altro che riadattare con sagacia quel concetto di rievocazione ai giorni nostri, sempre più bui e incerti, dando vita a un disco da nuovo inizio di millennio che possa essere il più attuale possibile.

I riferimenti sono ampi, trasversali, eppure ben concentrati, fissati in larga parte sul brillante e celebre catalogo Warp nelle sue sfumature avanguardistiche e futuribili, che spostarono equilibri e regole del gioco. In un misurato e calibrato (anche troppo) gioco di glitch e stretch che tanto sa di Boards Of Canada quanto di Aphex Twin (il synth di Cerroverb non è forse un omaggio a Windowlicker?), Muller propone la sua idea di ambient notturna intinta nell’IDM, tutt’altro che originale ma comunque d’impatto, che osserva e si fa trascinare nell’euforia esaltata dall’ecstasy, vissuta e tramandata in quelle campagne britanniche immerse nella dr(ea)um’n’bass (Kozmic Flush) già diventata neurofunk, riprendendo senza malizia alcuna i saccheggiatissimi sample vocali della jungle e dei breakbeat (Soundboy Ext), ma anche guardando con interesse all’estetica del dopo-club (Vli). Non può mancare ovviamente il gancio techno al di fuori del dancefloor, nonché le nervose estrazioni di certe scorie hip hop tossiche in zona Autechre (Session Add), riannodando con cura gli intricati fili della serrata dialettica tra la Berlino dei Basic Channel e i soundsystem della Bristol di Pinch e Sherwood, passando per le arcane geometrie dell’oscura Manchester fotografata dagli Akkord (Dial 274). E a proposito del duo mancuniano, viene automatico il parallelo di quest’opera con quelle di Joe McBride, un altro che tra ritmi, atmosfere e racconti di ciò che fu, si è sempre mosso con classe e sapienza.

Ne viene fuori l’ennesima – bella – narrazione di una storia che già conosciamo ed apprezziamo, che aggiunge sì qualche dettaglio interessante, ma non è mai davvero originale. Ricollegandoci agli articoli che riportano un aumento esponenziale di party illegali in Gran Bretagna, ci piace vedere questo Compro come l’ennesimo strumento utile per portare ancora una volta alla luce un fenomeno che, per quanto sembri lontano, sta forse tornando sotto nuove vesti. Sarà affascinante allo stesso modo? Vedremo.

28 Maggio 2018
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