Recensioni

6.5

Quando si cerca di parlare della musica di Sonny Moore è sempre molto difficile discernere tra il reale valore della sua frammentata discografia e la percezione che abbiamo del fenomeno mediatico Skrillex, dagli esordi del 2010 ad oggi. E’ innegabile che la sua formidabile ascesa da icona web per nativi digitali a dj superstar che riempie le arene, passando per Grammy e collaborazioni che spaziano dall’alternative americano (Korn) all’ hip hop mainstream tout court (A$ap Rocky), ha distolto completamente l’attenzione di critica e ascoltatori di nicchia rispetto a ciò che realmente ha realizzato Moore con la propria musica. Quale occasione, se non l’uscita di Recess, primo vero e proprio LP a firma Skrillex, può essere migliore per capire definitivamente la cifra stilistica del Nostro?

Diciamo subito che per la prima volta Moore ha dato prova di non essere schiavo della dittatura del drop, ed è riuscito pure a ridimensionare quell’ingombrante ascendente brostep che, da scettro di conquista, si è fatto velocemente trappola stereotipante in termini artistici. Per l’appunto, tralasciando la paradigmatica apertura di All Is Fair In Love And Brostep, ed altri due episodi schiaccia sassi come Try It Out e Ragga Bomb, il disco sembra esser furbescamente concepito per colpire una platea di ascolti molto più trasversale rispetto ai soliti range made by Skrillex.

Suonare in giro tra un continente e l’altro, spesso back to back con tutto il carrozzone Mad Decent di Diplo, ha lasciato sicuramente il segno e Recess, in effetti, sembra un disco pensato secondo il modello stilistico Major Lazer: frullare tutto ciò che è ballabile entro i confini delle più recenti tendenze urban ma strizzando sempre l’occhio al pop più appiccicoso sulla piazza. Esemplare, in questo senso, è la tripletta composta da Dirty Vibe, (in cui lo stesso Diplo, assieme a C-Dragon e CL, prende parte ad una frenetica sassaiola ghetto-tech ) e da iperboli in salsa trap come Recess (feat. Kill The Noise & Fatman Scoop) o Stranger (feat. Killagrham & Sam Dew); da notare come Moore non si limiti solo a cavalcare genericamente generi a lui poco affini, ma anzi li faccia suoi attraverso caratterizzazioni wobble qua e là ed inedite andature up-tempo che riconfigurano anche le basse battute in stile Baauer.

Esauriti i paragrafi brostep e trap, Recess concede spazio anche a momenti meno autoreferenziali ed inaspettati, come la singolare rivisitazione in chiave UK di Fuck That, futuristica jam tra Nightcrawlers e Azzido Da Bass, o la malatissima Doompy Poomp, dove si può quasi sentire il fiato di Mr. Oizo in sottofondo. Che dire poi di una gemma pop come Coast Is Clear in cui il giovane Chance The Rapper appare come un nuovissimo Andre 3000? Bisognerebbe dire che, come già successe con Make It Bun Den, fortunato singolo del 2012 con Damien Marley, quando Skrillex incontra il pop i risultati sono quasi sempre eccellenti, anche se poi all’interno del disco troviamo contraltari trash come Ease My Mind, pezzo ideale per chiudere un set dentro un’arena ma che fa accapponare la pelle nel fondere una certa idea di pop nordico con l’irruenza terzomondista alla M.I.A.

Siamo arrivati così ai titoli di coda e, per concludere, non si può certo scrivere che Recess sia un capolavoro rivoluzionario; certo, con una tracklist così varia e ben dosata sicuramente il disco possiede il pregio di farsi ascoltare senza troppi skip o sbadigli ma, soprattutto, potrebbe finalmente permettere al proprio autore di scostarsi dallo scomodo ruolo di alfiere del giovanilismo brostep. Nel dubbio, ascoltatevi la conclusiva Fire Away che con il suo junglismo introspettivo lascia quasi aperti degli sviluppi “intelligenti” nel suono del giovane produttore americano.

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