• Ott
    29
    2013

Album

Capitol

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Modella, attrice, cantante, da tempo assidua frequentatrice delle colonne di gossip e portatrice (sana?) di provocante fascino, eppure non venderà quanto la meno chiacchierata Lorde: Sky Ferreira, dai primissimi singoli in zona teen-synthpop fino alla love story da drama americano/Kurt&Courtney 2.0 con Zachary Cole Smith (DIIV), ha fatto di tutto per essere al centro dell’attenzione mediatica ma, come ha dimostrato Charli XCX, il tumblr-pop per il momento non è ancora pronto per i grandi numeri.

Nata a Los Angeles e attualmente stanziata a Brooklyn, la precoce ventunenne ha dovuto faticare parecchio per dare alla luce un più volte rimandato album di debutto (intitolato Night Time, My Time) che sulla carta aveva un unico grande compito: quello di dimostrare che un brano per certi versi clamoroso come Everything Is Embarrassing (contenuto nell’EP Ghost e qui escluso dalla tracklist) non fosse il classico colpo di fortuna – peraltro attribuibile in buona parte a Dev Hynes/Blood Orange – all’interno di una discografia, fino a questo momento, piuttosto mediocre.

Il più grande limite di Sky, che era da ricercarsi nella tendenza a nascondere il proprio talento dietro al timbro impostole dall’autore o dal produttore di turno (si prenda la 100% Garbage-style Red Lips, scritta non a caso da Shirley Manson), in Night Time, My Time sembra completamente superato: scritto praticamente a quattro mani con Justin Raisen, con l’aiuto di Ariel Rechtshaid, l’album dona finalmente all’operato di Sky Ferreira una luce tutta sua.

E’ un gioco continuo tra synth-pop ed electro-poprock anni ’90 (Boys), con chitarre elettriche filtrate quasi di stampo Sleigh Bells non di rado protagoniste di retromanie eighties (You’re Not The One) figlie, da un lato, di un ipotetico abbraccio newyorkese tra Madonna e Debbie Harry e dall’altro di una folata tra le permanenti di Pat Benatar, Belinda Carlisle e Kim Wilde. Le metriche rock-wave (I Will) fungono anche da collante tra inaspettati sprazzi di illuminata creatività: l’accoppiata ossessiva e per certi versi acida composta da Omanko (nata per gioco al motto “facciamo un pezzo alla Suicide“) e dalla bass-driven Kristine e soprattutto la conclusiva, oscura, parentesi haunting-pop della title-track. Quest’ultima intensa, melodicamente evocativa e aperta da un passaggio ad’effetto (“I’m useless and I know it“).

Nonostante alcune evitabili concessioni al dollaro facile – una Heavy Metal Heart in zona Katy Perry, il pop-rock innocuo di 24 Hours e il chorus di Nobody Asked Me (If I Was Ok) – e un paio di tracce più anonime (Love In Stereo, I Blame Myself), Night Time, My Time rende credibile il contrasto tra l’immagine da dannata e l’attitude smaccatamente pop della proposta musicale. Se non si perderà per strada troppo presto, la Ferreira potrebbe avere davanti a sé una carriera dai risvolti imprevedibili e proprio per questo interessanti.

31 Ottobre 2013
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