Charli XCX (UK)

Biografia

Go Charli!

Passata in neanche un lustro da teenage vocalist di sperduti rave party nella campagna inglese a star di fama internazionale, Charli XCX (abbreviazione di Kiss Charli Kiss, nickname utilizzato in origine su Msn) è tra le figure femminili più affermate del bubblegum pop mainstream degli anni ’10.

Vero nome Charlotte Emma Aitchison, la futura popstar nasce nel 1992 a Cambridge da padre scozzese e madre indiana. Evidente fin da giovanissima la passione per la musica: a soli quattordici anni registra un album finanziato dagli stessi genitori e inizia a pubblicare sull’allora popolare MySpace. Il passo è fondamentale per venire a conoscenza di Chaz, organizzatore di rave illegali che la ingaggia per esibirsi ad alcune serate. La giovanissima età potrebbe rappresentare un freno ma non sono più i 90s e sono sempre mamma e papà a supportarla, accompagnandola personalmente ai party. Il disco di debutto, 18, (2008), viene anticipato dai singoli !Franchesckaar! e Emelline/Art Bitch, ma non verrà mai pubblicato ufficialmente a livello fisico, se non in poche, introvabili, copie distribuite durante i concerti. Giusto un paio di anni più tardi, grazie al produttore Tim Gonzalez, arriva una firma importante con la Asylum (etichetta distribuita Warner), a cui segue un periodo di pausa dovuto, a suo stesso dire, ad uno sbandamento non ben chiarito. Il ritorno avviene già l’anno successivo con End of the World, singolo di Alex Metric per il quale Charli presta la voce. Il brano riceve un discreto airplay su Radio One e, di filata, verso novembre 2011, due singoli, Stay Away e Nuclear Season, entrambi prodotti da Ariel Reichstad (già al lavoro con Kylie Minogue), le fanno muovere i primi passi sulle testate che contano (Pitchfork marchia entrambe le canzoni come “best new track”). Seguono due mixtape, Heartbreaks and Earthquakes e Super Ultra, e l’apertura ai concerti di Coldplay e Santigold, mentre i singoli del suo primo EP, You’re The One, di metà 2012, vengono accolti bene dalle chart internazionali su traino della co-scrittura del singolo delle Icona Pop, I Love It, brano spacca classifiche che arriva alla settima posizione della Billboard Hot 100.

True Romance, il primo disco ufficiale sulla lunga distanza, arriva ad aprile 2013, e con una produzione affidata a J£zus Million (What I Like) e Gold Panda (che mette a disposizione un loop della sua traccia più famosa, You, contenuta in Lucky Shiner), risulterà più un “greatest hits” che un album vero e proprio. Una buona metà dei brani era già stata pubblicata nei due precedenti mixtape e il disco, di conseguenza, è un frammentario set di tracce tra trend internettiani bazzicati a vista (il synth pop ottantiano rivisto tumblr, echi di polverosa witch house, ecc.) e copiose abbuffate di bubblegum pop con l’autotune (vedi Take My Hand). In pratica, Charli è una talentuosa teen popstar ancora acerba ma senz’altro in rapida evoluzione che da una parte si presenta come una Grimes spogliata di ogni progettualità propria (perché totalmente sbilanciata sul lato dei produttori), e dall’altra offre un’alternativa ancora poco convincente a precedenti sensazioni pop come Uffie o Marina and the Diamonds. Sempre quell’anno un suo feat. compare nel criticato Chapter II, terzo album studio di Benga, icona dubstep che sarà in seguito costretta a ritirarsi dalle scene per problemi mentali.

Boom (clap clap)!

L’anno della svolta nel music biz per Charli è dunque il 2014. La cantante compare come featurer in Fancy, singolo della rapper australiana Iggy Azalea che diventa il tormentone dell’annata, brano che verrà incluso nell’album di debutto della rapper australiana The New Classic, ma ciò che più conta è che la giovane musicista, su traino del co-writing della hit I Love It, diventa richiesta da giovani e affermate popstar alla ricerca di un songwriting fresco e a rapida presa sui teenager. Nel suo portfolio quell’anno entreranno non solo Ryn Weaver (per la quale scrive OctaHate), ma anche Sky Ferreira, Rihanna e Gwen Stefani, con il successo di Boom Clap, brano inserito nella colonna sonora del film di Josh Boone Per Colpa Delle Stelle, a fare il resto con ben 1 milione di copie vendute nei soli Stati Uniti.

L’impatto del brano sul mercato è talmente potente che Warner si vede costretta a far slittare di qualche mese l’uscita dell’album Sucker, inizialmente previsto per ottobre e poi spostato a dicembre (gennaio 2015 per l’Europa). Con in cabina di regia uno stuolo di producer come Justin Raisen e Benny Blanco, Stargate e John Hill, ma anche Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend, e l’apporto in fase di scrittura di una troupe altrettanto numerosa di songwriter, tra cui compaiono anche gli insospettabili Rivers Cuomo dei Weezer e Ariel Pink, Charli dà vita al suo vero esordio. Un disco registrato in Svezia, sporcato appena di punk (e Major Lazer) e in cui il suo proverbiale bubblegum pop anni ’10 si piazza al crocevia tra tentazioni EDM e (al solito) abbondanti autotune, sotto le spinte di Lykke Li (magari strattonata Kate Nash) e soprattutto , ovvero la cantante danese dalla carriera molto simile alla sua (nel 2014 aveva collaborato, a sua volta, con la Azalea, e proprio quell’anno aveva sfondato scrivendo, tra le altre cose, All My Love per i Major Lazer).

Vroom Vroom!

Nel 2015 Charli apre i concerti del tour di Katy Perry, che toccherà l’Italia con una data a febbraio, ma soprattutto inizia a frequentare assiduamente il giro di Pc Music, in particolare A.G Cook e Samuel Long (SOPHIE), dai quali assorbe influenze tanto nella direzione del k-pop, quanto in quella dell’elettronica hi-tech. Sotto la loro influenza, le viene anche l’idea di fondare una sua label in cui relegare i nuovi pruriti experimental pop. Vroom Vroom Recordings vedrà la luce a febbraio 2016, e sulla neonata realtà discografica la Nostra esordisce con un EP omonimo – Vroom Vroom – di quattro tracce, con una discreta title track (un numero di synth al neon e zucchero filato r’n’b, prodotto da SOPHIE e risalente ad ottobre 2015), una risaputa Paradise con il featuring della amata odiata emoji singer Hannah Diamond (sempre del giro Pc Music) e due ordinarie canzoni a contorno (Trophy e Secret (Shh)). L’EP è una parentesi interessante che denota innanzitutto come anche la stessa Aitchison abbia ora bisogno, tanto quanto le colleghe più famose e affermate, di freschi producer attraverso i quali cambiare pelle e rinnovarsi.

A gennaio 2017, sempre seguendo le coordinate degli amici londinesi, esce l’ottimo Crazy Crazy, brano prodotto dallo scafato giapponese Yasutaka Nakata che presenta il feat. di Kyary Pamyu Pamyu, icona J-pop con la quale Cook e Long avevano già collaborato. A marzo viene invece pubblicato il nuovo mixtape Number 1 Angel, di fatto il successore di Sucker, disco che vede confermata al bancone dei comandi la Pc Music che conta (oltre a Cook e Long, c’è Danny L Harle) e presenta featurer di lusso come la sopracitata e Raye, ma anche ragazze emergenti come ABRA, cupcakKE, Starrah, oltre ad una vecchia conoscenza come Uffie. La nuova raccolta (qui la recensione) abbandona la parentesi sperimentale di Vroom Vroom per affondare il colpo in un mainstream (bass) pop dalle venature decisamente elettroniche ma equiparabile alle produzioni di Major Lazer per appeal e rotondità, tra panni vintage e fumosi (Babygirl, Drugs), bassoni trap e flussi tanto hip hop quanto r’n’b (Dreamer, Blame It On You) ed episodi in cui il lato sentimentale ha la meglio (Emotional, ILY2).

(fino a qui il testo è stato di Daniele Rigoli; da qui in poi chi scrive è Alessandro Pogliani)

Dopo Boys, singolo uscito nel luglio 2017, musicalmente prescindibile ma dotato di furbissimo video (da lei co-diretto) che in periodo pre-#MeToo coinvolge un manipolo di divertenti e divertiti artisti maschi trascinatori di followers per giocare a ribaltare gli stereotipi di genere, a dicembre Charli butta in pista il secondo “mixtape” (ché oggigiorno fa più figo dire così rispetto ad “album”, ma che poi è la stessa roba) dell’anno. Pop 2 prosegue l’onda lunga cerchiobottista, tra produzioni linearmente mainstream e plasticosi slanci post-EDM di estrazione PC Music, sempre con un tema post-sessuale di fondo che dà spessore sociale al tutto: “uno stimolante melting-pop” (citando la nostra recensione) che rappresenta anche la migliore release della Aitchison.

I just wanna go back, back in 1999…

Il 2018 di Charli è anno di passaggio, ma costellato da azzeccati singoli e featuring, rimanendo in linea per non perdere la priorità acquisita nello stardom pop. A maggio esce 5 In The Morning, prodotto da The Invisible Men (il trio londinese con cui Emma aveva già lavorato per Fancy), a giugno il convincente Focus / No Angel (side A prodotta da A.G. Cook + Jack & Coke, side B ancora da The Invisible Men), a luglio Girls Night Out (prodotto da Sophie e StarGate), a ottobre 1999, tarantinianamente ultracitazionista nei testi (chiamando direttamente in causa Britney Spears e Michael Jackson) e nei suoni (il pezzo è prodotto dallo svedese Oscar Holter), accompagnato dal delicato sudafricano Troye Sivan e associato ad uno spassoso video (tra i migliori dell’anno) ancora più esplicitamente rètro. Tra le ospitate citiamo le programmatiche Bitches (by Tove Lo, insieme alle Icona Pop, Elliphant e Alma) e Girls (by Rita Ora, insieme a Cardi B e Bebe Rexha).

Il 2019 è dedicato al lancio dell’album tanto atteso e più volte rimandato. A parte Miss U, pezzo inedito inserito nella colonna sonora della nuova stagione di 13 Reasons Why (e stendendo un velo su Spicy, infelice versione di Wannabe delle Ragazze Pepate firmata insieme a Herve Pagez e Diplo), tutti i singoli lanciati anticipano l’uscita di Charli, annunciata finalmente per il 13 settembre. Alla fine, ci citiamo, il disco lascia il tempo che trova: «togliendo il piede dall’accelerazionatore (malgrado la conferma nel pool in cabina di regia di Mr. PC Music A.G. Cook, qui spesso con la mano sulla leva del freno mainstream) e senza lampi di genio in ambito songwriting (comunque decorativamente impeccabile, complice spesso e volentieri la solita manovalanza di scandinavi artigiani della qualità EDM, tra cui la topliner Noonie Bao e i producers Lotus IVPatrik Berger e il duo StarGate), si lavora più di quantità che di qualità, gettando il talento compositivo sì oltre l’ostacolo ma senza saltare il pantano del pop “qui e ora” più smemorato e meno memorabile, salvo poche eccezioni».

Il 13 novembre Charli è attesa al Fabrique a Milano, pronta ad infiammare i cuori dei suoi variopinti angels generazione X e Y.

 

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