• giu
    15
    2018

Album

Future Classic

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Se il primo  EP doveva servire a monetizzare, o per lo meno a sintetizzare, l’hype cresciuto attorno a una serie di singoli di grande impatto, OIL OF EVERY PEARL’S UN-INSIDES è il primo vero passo in cui la scozzese di stanza a L.A. decide definitivamente di metterci la faccia. Il passaggio è quello da producer, anche di gran lusso (da Diplo alla j-pop star Kyary Pamyu Pamyu) a (hyper) pop act. Ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze e dalle dichiarazioni («Cerco di fare musica divertente da ballare, questo il messaggio che deve arrivare più forte»): qui per pop c’è da intendere qualcosa che è più vicino all’Oneohtrix Point Never che decide di fare il disco pop, che non alla Madonna per cui ha pure lavorato.

L’impatto sonoro più generale è vicino al cugino, come lo abbiamo chiamato in sede di recensione di PRODUCT, Rustie: Ableton Live e solitudine da cameretta anni Dieci. Isolazione tardoadolescenziale che si concretizza in Infatuation, brano che parla dell’ammirare qualcuno ma senza entrarci in contatto. Una separazione tra artista e mondo che in parte permane nel disco tutto, e in parte si scoglie: come una sorta di precisazione, di indagine dell’identità e del genere. Torna di attualità, quindi, anche per questa adepta della PC Music, un paradigma oramai consolidatosi negli ultimi anni: l’identità di genere, le tematiche queer, fluidità e incertezze LGBT che si affacciano non solo nei testi, ma anche in un’estetica multisfaccettata, a tratti esagerata (Ponyboy), a tratti delicata e quasi imprendibile (Immaterial).

Ma c’è anche altro in queste nove tracce, come se l’esplorazione fosse solo agli inizi e la direzione non fosse del tutto identificata, proprio come un processo di transizione M-to-F in divenire. C’è una sensibilità per l’ambient più cupo e cybernetico (Pretending), una inclinazione anche verso il classicismo e il contemporaneo (il sopranismo di Is It Cold In The Water?) e qualche schizzo improvviso, non del tutto messo a fuoco, ma dal potenziale (Not Okay) tutto da esplorare. Quindi sì, riferimenti chiari alla PC Music, a Rustie, ma anche filigrane di AutechreJulia Holter e il suo sound contemporaneo, ma tutto filtrato attraverso una personalità forte, umbratile a tratti, come se in una società post-moderna la sintesi fosse non solo impossibile, ma non desiderabile.

17 Giugno 2018
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Sophie

OIL OF EVERY PEARL’s UN-INSIDES

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