Recensioni

Oltre a essere un produttore e musicista di primo livello, Danger Mouse sembra oramai specializzato in operazioni di promozione della propria immagine che a volte sembrano un po’ più che furbette. Era già successo quando nel 2004 il famoso Grey Album, un mash-up bastard pop del White Album dei Beatles e il Black Album di Jay-Z, finì direttamente nel circuito del peer-to-peer internettiano senza passare dal via della release ufficiale, osteggiata per motivi di sample non autorizzati. Già allora Brian Joseph Burton aka Danger Mouse decideva di saltare il fosso della distribuzione via label, diventando così uno degli uomini del music-business più in vista di quel momento, generando un hype che frutterà anche la collaborazione con Damon Albarn e i Gorillaz dell’anno successivo.
Lo scorso anno la storia è sembrata ripetersi, quando la collaborazione di Danger Mouse e Mark Linkous, più noto con il moniker di Sparklehorse, doveva tradursi in un progetto su più livelli, a cominciare dal disco, cui si somma il sito web (www.dnots.com) e il contributo di David Lynch che cura le immagini del sostanzioso libretto. Dark Night Of The Soul è il titolo del progetto che nel 2009 veniva distribuito direttamente in Rete da Burton e Linkous, dopo che la EMI ne aveva osteggiato l’uscita ufficiale, limitandosi a far uscire il libretto fotografico in allegato a un cd-r vuoto. Salto del fosso numero due e nuovo hype per l’artista che si mette “contro” il potere delle major.
Solo che poi il banco salta, quando Mark Linkous decide di farla finita, e per Danger Mouse (ed EMI) è il momento di raccogliere il seminato. Così a un anno dall’uscita pirata esce anche il cd uffuciale, tributo a un amico musicista troppo fragile per questo mondo. E la musica? Sembra essere, come sempre in questi casi, un corollario di poco interesse. Non solo perché il bailamme è spostato su questioni extra-musicali, a cominciare dalla costruzione della leggende sulla morte di un musicista passando per una finta attitudine punk da “fight the power”, ma anche perché di davvero memorabile non v’è nulla o quasi.
La collaborazione tra i due musicisti, supportati da una pletora di nomi altisonanti alla voce (tra gli altri: Wayne Coyne dei Flaming Lips, Julian Casablancas, Nina Persson, Vic Chesnutt che nel frattempo ha deciso di farla finita, Black Francis e Iggy Pop) non si segnala per originalità, dando origine a un disco che non è ai livelli dei primi episodi Sparklehorse, ma nemmeno degno delle migliori intuizioni di Danger Mouse, sebbene si lasci ascoltare. L’atmosfera generale è di malinconia virata grigio scuro che ben si accompagna all’immaginario di Lynch. Sorprende positivamente la varietà, da una psichedelica Revenge con Coyne a un dinamica Little Girl cantata da Casablancas, passando per torch song dolenti (Grain Augury con Vic Chesnutt, Everytime I’m With You con Jason Lytle), ballate horror (la titletrack). Il meglio, probabilmente, lo danno le due tracce affidate alla Persson, la cui lievità vocaldà quel tocco di assoluto e agrodolce che le rende universali. L’operazione necrofaga sarebbe da 4, il disco si assesta su un onesto
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