Recensioni

È un mondo cane quello che Giovanni Succi ci racconta nel suo secondo album di inediti, a due anni di distanza dal precedente Con Ghiaccio. Il leader e fondatore dei Bachi Da Pietra torna in veste solista con un lavoro crudo e conturbante che odora di sigarette e alcol, ideale colonna sonora di una partita notturna a poker giocata da loschi e inquietanti figuri con la voce arsa dalla nicotina e dai galloni di whisky tracannati. A parte un paio di digressioni uptempo/danzereccie, Carne Cruda A Colazione è un torbido vortice di oscuri presagi, una sincopata spirale noir metropolitana in cui si perdono parole e pensieri.
Il titolo richiama la carne, «per il giorno – spiega il songwriter piemontese – che non ne puoi più di marmellate». E in effetti, di vomitevoli smancerie al sapore di miele, lui ne concede poche. Anche se uno dei brani s’intitola I Melliflui. Ma è appunto il paradosso di una penna caustica e ficcante, visto che parliamo di una disturbante e sensuale ballata serale retta, oltre che da una pregevole linea di (ri)percussioni che si contraggono o allungano alla bisogna, da rimarchevoli influssi nickcaveiani. E sì che il Nostro s’era divertito a mischiarci le carte con Algoritmo, il brano da lui scelto come singolo di lancio – e anche una delle eccezioni al cupo e compassato mood generale del quale accennavamo sopra – in cui giocava a fare il Man-Machine citando i Kraftwerk di The Robots. La canzone, peraltro, trova il suo aggancio all’interno della tracklist in La Risposta, altro saggio di sana e ballabile darkwave anni ’80 che non avrebbe sfigurato su un disco dei Killing Joke. Così come il lavoro nella sua interezza, per il paesaggio sonoro che dipinge e la sensualità che emana, ricorda Sad Dolls And Furious Flowers, l’ultima prova dei Dead Cat In A Bag (sabaudi pure loro); e data la corporeità quasi tomistica del suo impianto lirico, si aggancia idealmente a un altro album italiano uscito di recente, quel Go Go Diva de La Rappresentante di Lista che ne è quasi l’immagine speculare, laddove la disincantata contemplazione post amplesso di Succi prende il posto della verve copulatoria di Veronica Lucchesi e soci. Anche se poi dalla disillusione di uno che mangia carne cruda a colazione possono anche scaturire attimi di puro romanticismo, come nella bella Cabrio, ballad per piano/archi che ci porta dritti in collina a rimirar le stelle in compagnia della nostra amata.
Ma al di là di come ci presenta la lezione, è nella scrittura dei brani che Succi può da sempre, e a ben ragione, considerarsi un cattedratico. Qui addirittura riesce a far stare nel vano di un’utilitaria il carico di un tir in termini di influenze, che vanno – afferma lui – da Paolo Conte ai Talking Heads, passando per Snoop Doggy Dog, LCD Soundsystem, Tom Waits, Velvet Underground e Lupo De Lupis. Del resto, oramai, la carne arriva sulle nostre tavole da ogni angolo del mondo. Ma a dispetto dell’impianto global, Succi ha un’anima local (Grigia, per esempio, parla della città di Alessandria) e la carne te la sbatte in faccia come avrebbe fatto a Roma il più lurido dei macellai della Trastevere dei tempi andati: «Tie’, questa è ‘na piotta de controfiletto. E te regalo pure l’osso pe’ facce er brodo».
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