• Mar
    31
    2017

Album

Deutsche Grammophon

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Sorprendono, spiazzano, a tratti deludono. Matteo Milleri e Carmine Conti, le menti dietro il progetto Tale Of Us, esordiscono sulla lunga distanza nella maniera che meno ci saremmo aspettati. Dopo gli esordi a colpi di tech-house con la label Life & Death e tre singoli di techno ipnotica e sentimentale come Dark Song (2011), Another Earth (2013), North Star/Silent Space, suonati a lungo nei club di tutto il mondo, i due firmano un lavoro per la Deutsche Grammophon, prestigiosa branca di Universal dedita alla musica classica, proponendoci dieci tracce, dagli evocativi titoli in italiano, che approdano alla contemporanea dalla traiettoria degli ascolti di una vita. Un filo rosso che pare rifarsi a certo post rock dalle parti dei Rachel’s (per la chamber) e Labradford / Mark Nelson e co. (per le rarefazioni), alla gloriosa tradizione Kranky tra ambient, noise e shoegaze, fino al recente paradigma cinematico che vede alfieri gli A Winged Victory For The Sullen ma naturalmente anche tutta la cricca Erased Tapes, in particolare Nils Frahm. E proprio il compositore tedesco, assieme ad un altro grande del minimalismo pianistico come Max Richter e alla lezione di Ludovico Enaudi, risultano – come leggiamo in una recente intervista – tra le influenze che Milleri e Conte hanno menzionato per questa inedita produzione. Dieci composizioni che già dalle prime note suonano un po’ troppo pulite, pensate e di maniera. Niente di pretenzioso, ma molto in sicurezza e all’interno di un filone che già di per sé pare piuttosto saturo. Una foto pubblicata sulla pagina ufficiale Facebook ne mostra poi l’ovvio corollario: la spendibilità per il live set diurno di festival che li accoglieranno volentieri anche nelle più note vesti all’interno delle rassegne by night.

Endless vuole stimolare un’esperienza trascendentale che solo in parte, nei suoi – lunghi – 76 minuti di durata, riesce a rapire l’ascoltatore. Quello Che Resta, traccia con la quale il disco si chiude, è forse il più potente statement: una malinconica meditazione davanti a una finestra bagnata dalla pioggia resa con un giro di piano, echi di rombi lontani e il rintocco di un luccicante campanello. Alla Sera è un altro discreto numero dove i due si giocano la carta del droning ostinato apparecchiato al centro di misurati effetti sci-fi, a trasmettere inquietudine e mistero. La discreta Notte Senza Fine va sempre in quella direzione aumentando la dose di suspance grazie a un crescendo ottenuto con effettistica noisey (per dirla in maniera grezza: cavi elettrici ronzanti). A dominare la scena sono questi grappoli di note in libertà suonate con fare meditabondo, senza eccessivi colpi di scena, un’architettura che spesso sconfina in polverose eleganze di novantiana memoria (metti un Sam Rosenthal e paraggi), che alla fin fine mostrano la corda. Destino e Venatori, gli episodi dall’effettistica più nelsoniana (tra Pan American e Anjou), non riescono ad andare oltre la loro rappresentazione, un ambiente psico-acustico rinforzato dall’elettronica dove c’è studio ma poco mistero.

Endless appare così come un lavoro a tratti scolastico, eccessivamente devoto ai modelli. Un’opera prima con i proverbiali difetti del caso a cui faranno seguito, ci auguriamo, lavori più convincenti e profondi.

1 Aprile 2017
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