Recensioni

7

A sette anni dal precedente Bottom of the World, la vecchia volpe del country texano torna con dodici nuove tracce che esplorano tutte le sfumature della sua arte di cantautore e storyteller. A emergere fin da subito è l’efficacia della band che lo accompagna: il fedelissimo Lloyd Mains alla slide guitar, i figli Bale e Bukka al piano e al djembe, Brian Standefer al violino e Glenn Fukunaga al basso. Ma soprattutto, in termini di collaborazioni, sono da sottolineare la produzione Charlie Sexton, uno che ha lavorato per Dylan e Bowie, e che si presta anche come turnista alla chitarra, e ancor di più la cantautrice Shannon McNally. È proprio lei la voce femminile con cui Allen duetta fin dall’iniziale Houdini Didn’t Like the Spirituals, in cui il celebre escapista è raccontato nel suo periodo di cacciatore di fake news, soprattutto nell’ambito dello spiritismo, cosa che fece molto arrabbiare all’epoca Arthur Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes.

Il contrasto tra la voce baritonale di Allen e le limpide linee melodiche della McNally ricordano un altro classico moderno, Invariable Heartache del 2010 firmato dal frontman dei Lambchop, Kurt Wagner, e la cantante Cortney Tidwell. Country-soul che emerge prepotentemente in All These Blues Go Walkin’ By, in cui Allen fa un passo in dietro e lascia il microfono solo a McNally, per uno dei numeri più riusciti del lotto. Non manca l’ironia, come nella successiva Abandonitis, canzone sull’essere lasciati soli, e la satira sociale e politica, a cui è dedicato il trittico centrale American Child: Civil Defense che rivanga la paura del nucleare negli anni Sessanta e che fa tornare in mente lo stile delle Murder Ballads di Nick Cave, Bad Kiss che si sofferma sui conflitti con l’Iran e l’Afghanistan, e l’autoesplicativa fin dal titolo Little Puppet Thing.

Ci sono il crooning un spoken-word, un po’ teatrale di Pirate Jenny; la ballata scura di Death of the Last Stripper che ricorda direttamente Lubbock (On Everything), il suo album più acclamato, uscito nel 1979; i ritmi di valzer delicato di All That’s Left Is Fare-Thee-Well; un altro bel colpo melodico affidato a McNally (Harmony Two) e una rivisitazione del mito del vampiro in chiave country-folk (City of the Vampire). Non manca niente per un perfetto esempio di cantautorato country, quasi un bigino portatile. Nessuno scossone, ma il comfort food che talvolta serve per riappacificarsi con il mondo.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette