Recensioni

6.8

Così come nella vita quotidiana, anche in musica si può avvertire la necessità di reinventarsi e cucirsi addosso una nuova pelle. Thao & The Get Down Stay Down non sono immuni a questa viscerale attitudine che, talvolta, può addirittura rivelarsi salvifica. Mutano le tensioni così come il corpulento impasto sonoro, ma la qualità offerta dal progetto con base a San Francisco è pressoché immutata. Certo, in A Man Alive viene del tutto annullata la sofisticata miscela a base di indie-folk e alt-rock che in We Brave Bee Stings and All aveva letteralmente stupito critica e cultori del genere. Va da sé che chi si aspetta un prodotto poco dissimile dal succitato album potrebbe ritrovarsi a storcere il naso ma, a volte, anche essere disorientati può avere i suoi lati positivi. A Man Alive, uscito grazie alla label Ribbon, azzera – da un punto di vista strettamente musicale – tutto ciò che Thao ha avuto da dire nell’ultimo decennio, portando a spasso l’ascoltatore tra edulcorate intuizioni art-rock, saliscendi in salsa funk e quella naturale inclinazione pop che rende piacevolmente fruibile ogni sua nuova produzione. Si rincorrono senza sosta stili e generi, all’insegna di uno sfrenato sperimentalismo che rende il risultato finale quanto meno degno di nota.

L’iniziale Astonished Man racchiude in pochi versi l’insofferenza della cantautrice americana rispetto al proprio quotidiano, che potrebbe rappresentare anche una chiave di lettura per questo inaspettato cambio di rotta. Sorprende da subito il groviglio sonoro costruito su battute ben assestate, bassi con propensione noisy, il tutto filtrato da un’attitudine funk che taglia di traverso l’intero disco. Su tutto primeggia la voce di Thao, che gioca di rimando con i cori, come in Slash/Burn, o si diverte ad imprimerti nel cervello le melodie funk-pop del singolo Nobody Dies – tra gli episodi più convincenti del disco – dove Thao recita consapevolmente la parte di una consunta Regina Spektor. Non mancano cali di tensione altrettanto suggestivi: basti pensare alla basso-centrica Guts o alle intriganti atmosfere di Millionaire, che rimandano ai Landshapes di Rambutan. I pochi punti di riferimento offerti dai Thao & The Get Down Stay Down e la freschezza dei brani di A Man Alive rendono l’ascolto una giostra di suoni da cui è difficile scendere. La complessa stratificazione sonora di A Man Alive deve molto anche alle interessanti intuizioni del produttore Merrill Garbus, che ha spolverato una massiccia dose di effervescenze filo-tUnE-yArDs in quasi tutti i dodici brani che caratterizzano il disco. La stessa Thao smarrisce punti di riferimenti fondamentali della lezione indie-folk per avvicinarsi con decisione a folli acrobazie in stile St.Vincent.

Convince per estro e brillantezza, il quinto disco a firma dei Thao & The Get Down Stay Down. Non ci è dato sapere se il cambio di rotta di A Man Alive rappresenti solo un episodio singolo nell’evoluzione artistica della band, oppure la base su cui costruire una nuova identità. I circa 40 minuti che caratterizzano l’album, intanto, lanciano un segnale piuttosto chiaro che richiede una buona dose d’attenzione.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette