Recensioni

6.7

Proprio nel momento in cui RY X sembrava potesse essere alle porte di un successo in solitaria (l’EP Berlin, recensito lo scorso dicembre) sono iniziate a circolare le prime voci riguardanti un nuovo progetto, chiamato The Acid, con il Nostro nel ruolo di protagonista vocale, coadiuvato da Adam Freeland e Steve Nalepa.

Con il solito alone di mistero virale che ha inizialmente caratterizzato numerosi proggetti post-Blake, i The Acid hanno mosso i primi passi nella seconda metà del 2013 con un autoprodotto ed omonimo EP (contenente Animal, Basic Instinct, Fame e Tumbling Lights) ristampato poi questa primavera per la Infectious. Alle spalle nessuna cinematografica ed appassionante storia di ragazzi che deciedono di fare musica insieme sui banchi di scuola, ma quello che potrebbe sembrare un freddo calcolo discografico di tre artisti distanti – in tutti i sensi – tra loro: RY X è un cantautore-giramondo australiano che abbiamo già saputo apprezzare, Adam Freeland è un dj inglese di lunga esperienza (suo il fabriclive n. 16, risalente al 2004) mentre Steve Nalepa è un produttore audiovisivo californiano che insegna Ableton Live alla Dubspot, importante scuola per produttori e dj.

Tre figure che conoscono bene l’industria musicale – pur avendo sempre, piccoli sprazzi a parte, lavorato dietro le quinte, lontano dai riflettori – e che, unendo le forze, potrebbero aver trovato la strada vincente verso una maggiore notorietà. Liminal, l’esordio lungo, è il corrispettivo in musica del titolo stesso, ovvero qualcosa che si muove lungo il livello di soglia della coscienza e della percezione, dando vita ad illusioni ipnagogiche.

Ereditando le tracce principali pubblicate fino ad ora, Liminal offre cinquanta minuti di solitario minimalismo pop oscuro, sussurrato, che lavora sia in superficie che in profondità. L’eredità di James Blake viene stravolta su traiettorie meno soulful e più marziali, figlie della spiccata alchimia tra le tre menti. A volte sembra di entrare in rotta di collisione con un Thom Yorke meno algido e più sinistramente sensuale (Creeper, “I want to love you like a creeper”) che si muove su battute lente e secche, dove la preziosa chitarra “echizzata” di RY X fa da – mai invadente – collante (la Bon Iveriana Basic Instinct). A rendere l’ascolto ancora più appagante pensano intarsi rumoristici (le distorsioni aliene in Animal) che donano fascino a brani che non sempre si fanno apprezzare nella loro interezza (Tumbling Lights), specie nella seconda metà dell’opera.

Altrove primeggiano influenze del contesto berlinese caro ai tre: cassa dritta e ritmiche taglienti ad altezza minimal-industrial di Creeper (chiaramente una delle standout tracks), i synth di Fame – che, tra le altre cose, presenta un gioco di chitarre+beat non troppo distante dai territori The xx –, il groove prima sottopelle poi sempre più austero di Ghost ed alcune soluzioni sonore che sembrano provenire dai Factory Floor rallentati di dieci volte. Meno forte l’impronta The Acid, invece, in passaggi come Ra in cui ci si avvicina più  alle sonorità targate RY X.

In definitiva, non ha torto chi tende ad etichettare Liminal come l’ennesimo – buon – disco infuenzato dai soliti nomi e dall’ormai consolidato modo “anni Dieci” di intendere un certo tipo di pop elettronico, ma non dare neanche una possibilità ai The Acid significherebbe perdere uno dei dischi più intriganti e silenziosamente contagiosi degli ultimi mesi.

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