Recensioni

6.8

A tre anni dall’ultima fatica In The Belly of The Brazen Bull, i Cribs si rifanno vivi con For All My Sisters. Il disco, registrato a Wakefield e mixato al Magic Shop di NY, vede nelle vesti di produttore Ric Ocasek (The Cars), già al lavoro con i Weezer in Blue e Green.

I Cribs ci avevano abituati a sonorità indie rock prettamente legate all’ondata british di inizi Duemila insieme a band come Arctic Monkeys, Strokes, Libertines e via dicendo; questa volta i fratelli Jarman hanno optato per una virata più pop rispetto a dischi come Men’s Needs, Women’s Needs, Whatever, spiegando le vele di Albione verso una rotta oltreoceanica. Da sempre amati in patria, con questo lavoro discografico i Nostri hanno sentito il desiderio di valicare i confini britannici.

Con For All My Sisters sembra che abbiano trovato la formula magica per le canzoni indie-pop perfette. Finally Free, opening track dalle chitarre squillanti e i falsetti nei ritornelli, è pomposa e audace, ed imposta perfettamente l’ascolto del full length, facendoci comprendere cosa ci si debba aspettare dagli ascolti successivi. Nonostante questa svolta sembrino più mainstream, sono sempre loro: The Cribs che scrivono canzoni dei The Cribs, avvolte di energia catartica in un suono lo-fi. Il primo brano estratto dall’album, An Ivory Hand, semplifica in musica quanto detto: il marchio Weezer e geek rock è ben evidente, e proprio in pezzi come questo si nota la presenza di Ocasek.

In Burning For No One, la band sfoggia il lato dance e l’accostamento a Easy Money di Johnny Marr (che ha collaborato con la band dal 2008 al 2011) sorge spontaneo. Chitarre sincopate e synth di sottofondo la eleggono a canzone più user friendly dell’album. Dopo incalzanti riff di chitarra, arrivati a metà ascolto, l’atmosfera si fa più rilassata con Simple Story, traccia lineare con spruzzi di noise rock à la Thurston Moore e voce ovattata. Si riparte subito in quarta con City Storm, dalle classiche sonorità più indie-punk alla Cribs. Seguono tracce sempre ben calate nel contesto del full-length come Summer Of Chances, pop e ricercata, o Spring On Broadway, che si apre con una chitarra acustica spazzata via da power chords distorti che imperversano quasi sino alla fine.

Nonostante l’omogeneità delle dodici tracce e la svolta più improntata verso il pop, i Cribs hanno saputo mantenere le radici indie-rock, componendo pezzi freschi ed intelligenti. La voce di Gary Jarman è sempre ben calibrata e calata nel contesto delle canzoni, aiutata da cori ben strutturati ed energiche chitarre da memorizzare in fretta. Il trio di Wakefield dimostra così di essere tornato in splendida forma.

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