Recensioni

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L’onda cilena sembrava in risacca dopo le bordate psych di pochi anni fa su cui allungammo uno sguardo per forza di cose limitato, con l’articolo Viajeros Cosmicos. La psichedelia del “sur del mundo”. Ora invece torna ad infrangersi su di noi e non solo nelle fattezze del dream/psych sound, ma anche sul versante più “freddo” e krauto, come accade con gli Esploded View. I due Holydrug Couple invece continuano imperterriti a indagare il versante più dreamy della psichedelia sixties che ha fatto loro guadagnare la definizione di “psychedelic drone-pop”.

In questo Hyper Super Megaterza uscita lunga per la sempre lungimirante Sacred Bones dopo Noctuary, del 2013, e Moonlust, del 2015 – oltre a “festeggiare” il decennale dalla nascita, Ives Sepulveda (chitarra, voce, tastiere) e Manuel Parra (batteria) si concentrano sull’aspetto pop avendo eletto come stelle del mattino, durante la composizione e registrazione del disco, Beatles, Beach Boys e Fleetwood Mac – ok, per loro stessa ammissione più come elementi ispiratori che come riferimento strettamente musicale, ma la sostanza non cambia, così come ovviamente non cambia il loro atteggiamento. Un po’ come avere in mente l’album “classicamente pop” ma arrivarci senza deformare il proprio DNA, ovvero quello che prevede melodie plastiche ma non zuccherose, affogate, sfumate, scontornate in una fattanza da psichedelia drogata anni ’60, atmosfere languide e psicotrope da spiaggia all’alba in hangover e un generale atteggiamento da “sleepless dreamers”.

Forse, a differenza degli album precedenti, si avverte una eccessiva omogeneità di fondo che alla lunga potrebbe minare l’attenzione, ma quello che fanno i due lo fanno sempre al meglio: si ascoltino le stratificazioni ascensionali della title track o il pop-psichedelico elegante e sognante di I’ll Only Say This.

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