Recensioni

5.1

Ha superato il decennio di attività, il trio di Mold capitanato da Rhiannon “Ritzy” Bryan, e dovrebbe finalmente essere in grado di lasciare un segno. Dall’esordio The Big Roar del 2011, non esaltante ma comunque degno nel proporre un alt-rock un po’ grunge un po’ shoegaze dalle mai celate aspirazioni commerciali, si arriva così a un altro “ruggito”, quello dell’orso evocato dal titolo AAARTH, rigorosamente in maiuscolo, che si riferisce alla parola gallese “arth”, in inglese per l’appunto “bear”. Nel mezzo sono passati altri due dischi, Wolf’s Law e Hitch, che non hanno di certo smosso troppo le acque, anzi sembravano dei passi indietro.

Si parte con le schitarrate imperiose e le rullate muscolari di Y Bluen Eira (The Snowflake), che senz’altro contribuiranno a scaldare il numeroso pubblico delle arene, e si prosegue con la melodia FM travestita da power elettricità dei singoli The Wrong Side e Dance Of The Lotus. Il sound, persino laddove cerca di essere più contemporaneo, è ancorato a una serie di stereotipi molto 90s risultando innocuo come possono essere innocui colleghi come Duke Spirit o Blood Red Shoes, mentre le occasionali nuance acustiche non fanno che aggiungere lievi pennellate di colore a un quadro comunque tutto fuorché formidabile. La conseguenza è che di graffiante c’è in realtà pochissimo.

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