Recensioni

7.3

Quest’anno in Irlanda ci saranno tre tipi di classifiche di settore. Quelle che metteranno i Fontaines D.C. sul primo gradino del podio. Quelle che ci metteranno The Murder Capital. E quelle che non vale la pena leggere. Perché raramente accade di assistere a due esordi così simili eppure così diversi, potenti, completi e corposi.

Prodotto dal leggendario Flood, When I Have Fears è – chiariamolo subito – un oggetto decisamente più oscuro del suo fratell(in)o maggiore Dogrel, nato, non a caso, da un doppio confronto ravvicinato con la morte (il suicidio di un amico e la scomparsa della madre di un componente della band, avvenuta nel corso delle registrazioni). For Everything More Is Less, nonostante i loro testi neri, conducono in prima istanza su una traiettoria decisamente fuorviante, mettendo in mostra prestanza e velocità che in realtà non saranno la caratteristica preponderante dell’opera, ma soltanto una delle tante. L’avvolgente Green & Blue, capolavoro di oltre sei minuti, trascina già dentro un immaginario differente, sofferente, contorto. Slowdance, divisa in due parti, non starebbe per nulla male in una riedizione estesa di Unknown Pleasures, benché tradisca in questo senso la sua struggente coda, in cui il violoncello si impone di netto sulla chitarra elettrica. 

Se On Twisted Ground è indubbiamente il pezzo più lo-fi del lotto, Feeling Fades riprende a martellare come Thor comanda, seguita a ruota dall’eccezionale Don’t Cling to Life e dal suo statement perentorio: «don’t cling to life, there’s nothing on the other side». Ma ecco il colpo di coda, How The Street Adore Me Now: una cosa talmente vicina al Nick Cave più riflessivo da lasciare sinceramente stupefatti, sia per la collocazione all’interno dell’LP, sia per la pregevolezza. Love, Love, Love – sorta di summa e quasi speranzoso arrivederci – mette fine a un album che, in termini di assonanze notturne, fa quasi il paio col devastante You Won’t Get What You Want dei Daughters. 

Scriveva James Joyce in Dedalus«quando un’anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga». Le due anime che hanno ispirato When I Have Fears, sicuramente, rimarranno intrappolate per sempre tra le sue note. Eppure le reti dell’arte sono le uniche che, anziché impedire la fuga, la consentono veramente. Trasformando l’assenza, per quanto dolorosa, in una permanenza per nulla forzata. In questo caso in un disco tanto buio quanto lucente. 

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette