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6.7

The Proper Ornaments, nomen omen. Il quartetto londinese, formatosi inizialmente intorno alle ambizioni di James Hoare e Max Oscarnold, mostra di saper rispettare in pieno la natura del proprio nome: undici brani – lucidi come “ornamenti” – in grado di attraversare e ferire lembi di pelle. Un’indole claustrofobica e tendente al malinconico, lontanissima dagli esordi di Wooden Head (più arrembante e distorto) e volutamente vicina ad una forma masochista di revivalismo sixties, figlio dei Beatles e dei Pink Floyd.

Foxhole, destrutturato e scarnificato, è riconducibile a rapide pennellate di colore scuro che riescono a farsi fulcro del racconto. Piccoli segreti da confessare o storie da riportare a galla, supportate da tappeti sonori mai invadenti – ornamentali per l’appunto – dove la funzione immaginifica è quasi sempre affidata alla chitarra di Oscarnold (basterebbe l’equilibrio estatico di Bridge By a Tunnel, per intenderci). Una scelta per nulla scontata e che ha una funzione quasi catartica: le atmosfere struggenti di Memories che ricordano i Girls di Father, Son, Holy Ghost, la natura evocativa in chiave Yo La Tengo di Tom Courtenay (1969) e quella capacità di comunicare un universo interiore ricco ed in subbuglio attraverso sparuti espedienti, relega questa seconda uscita dei londinesi in una terra di mezzo dove l’espressività dei Big Star (Just A Dream) ed il lirismo di Grant Lee Phillips trovano un’eguale fuga prospettica.

Una fitta dolorosa taglia di netto Foxhole come una storia bloccatasi in gola a Lou Reed. La sensazione costante è quella d’essere accompagnati per mano a dare un’occhiata in fondo all’abisso disegnato dai The Proper Ornaments. Un abisso tenuto a galla da quella sapidità psych-pop che rappresenta la vera quintessenza di questo disco. In bilico tra vecchi vinili degli anni ’60 ed una nuova visione del percorso da intraprendere, Foxhole rappresenta il passo più certo fin qui intrapreso dai londinesi, pur mostrando un’opacità di fondo che non riesce a renderlo memorabile. Una strada irregolare, lastricata di ballate cullanti e malinconie assortite.

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