Recensioni

Potremmo quasi affermare, nonostante un’attività discografica che procede ininterrotta e spesso degna di attenzione dal 2006, che gli ultimi anni hanno segnato un notevole upgrade nelle produzioni dell’etichetta francese: specialmente nelle uscite più smaccatamente orientate verso un suono techno, la benemerita InFiné Records pare aver fatto un importante salto di qualità, riuscendo a coniugare l’attitudine spiccatamente da dancefloor con riflessioni spesso inedite e profonde, oltreché piuttosto inusuali per il genere nato a Detroit.
Così, dopo gli ottimi lavori degli scorsi anni realizzati da Deena Abdelwahed e dal messicano (ma ormai stabilmente emigrato in Francia) Cubenx, a confermare questa tendenza arriva ora l’esordio del misterioso producer Toh Imago: uscito a ottobre, Nord Noir mette in musica (ovviamente elettronica e spesso serratissima) le vicende proletarie e sindacali dei minatori del nord della Francia, ispirandosi anche al recente romanzo Le Jour d’Avant dello scrittore Sorj Chandalon.
Introdotto dalla bella, evocativa e quasi metafisica copertina (opera dell’illustratore Pierre Barraud), l’album è un sorprendente assalto sonico, dove la contrapposizione tra i paesaggi desolati (e depredati dall’uomo) della Francia settentrionale e le fragorose esplosioni dell’intensiva attività mineraria è resa tramite un sapiente gioco degli opposti: se l’iniziale Final Silence infatti ci presenta un panorama più quieto, già la title track si orienta su una tech-house emozionale e abbastanza trascinante, mentre la successiva La Napoule alterna in neanche sei minuti impennate acid e vaporosi synth ambientali.
Contrasti che caratterizzano l’intero ascolto e che, nei momenti migliori (dalla trance jazzata di Décandante Cadence alla pulsante techno progressiva di Vertical Cheval, dalle citazioni pointillistiche di Schiste Pyramide allo spastico e irresistibile climax funky di Sainte Barbre), riescono davvero a rendere musicalmente un concept che parla contemporaneamente di quotidianità e di grande Storia, di sfruttamento capitalista e di lotte per i propri diritti e per la terra. Maturo come raramente sanno essere i debutti, Nord Noir avrebbe potuto essere la perfetta e ideale colonna sonora della plumbea Red Riding Trilogy di David Peace, se quest’ultima fosse stata ambientata nel nord della Francia, anziché in quello dell’Inghilterra.
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