• Mag
    15
    2001

Classic

Volcano II

Add to Flipboard Magazine.

In un’intervista a un magazine americano, nel 1993 (grossomodo ai tempi dell’uscita del primo album della band, quel Undertow che fece saltare dalla proverbiale sedia ben più di un critico, al di là come al di qua dell’Atlantico), Maynard James Keenan (classe 1964, nato a Ravenna, Ohio), frontman dei Tool, ovvero il gruppo californiano post-grunge, post-metal, post-prog – e in fondo post-se stesso – che sarà l’oggetto di questa recensione, dichiarava: «Mi piace molto l’idea della risacca. Parlo di quella sensazione che si prova quando ti trovi sulla cresta dell’onda e ti senti come se ti stessero tirando sotto e poi spingendo fuori, che tu lo voglia o no».

La musica dei Tool è esattamente così: è un’esperienza fisica, che ti trascina in un vortice di emozioni borderline, usando tutti i trucchetti, da quelli propriamente musicali sino a quelli teatrali, perfetto arsenale di una band che voglia dirsi estrema. E i Tool estremi lo sono sempre stati. Prendiamo ad esempio un’altra dichiarazione di Keenan, stavolta rilasciata in corrispondenza del loro secondo CD, intitolato Ænima (che poi sarebbe un curioso neologismo dove si fondono le parole “anima”, ossia la parte immortale di ciascuno di noi, qui intesa in senso junghiano, e “enema”, clistere), uscito a tre anni di distanza dal primo, e che introduce a piene mani elementi prog e psichedelici, sebbene oscurissimi, nelle trame sonore dei californiani: «La lacrimologia – spiega in questo caso l’umbratile Maynard James – è una specie di filosofia di vita che insegna a confrontarsi con se stessi, ad affrontare il dolore che deriva da qualsiasi stronzata uno abbia dentro di sé, e a fare tutto questo da soli. Questa è la nostra filosofia».

Bingo. Dunque, la filosofia dei Tool non sarebbe altro che una variante prêt-à-porter della psicanalisi freudiana (leggi alla voce: Al di là del principio di piacere, 1920). Ma c’è dell’altro; perché come sempre, con i nostri eroi c’è un rovescio della medaglia. E a svelarcelo sarà sempre la storia della pseudo disciplina assai lacrimevole, che sarebbe stata inventata da un tale di nome Ronald P. Vincent, nel lontano 1948, e poi compendiata in un tomo dall’illuminante titolo A Joyful Guide To Lacrimology, e che ci offrirebbe le linee guida per la comprensione del polimorfo universo creato dei Tool. Abbiamo detto creato? No, inventato tout court; e il perché ce lo spiega Joel McIver dalle pagine della sua biografia semplicemente intitolata Tool, nell’edizione italiana per i tipi della Tsunami, e Unleashed: The Story Of Tool, in quella originale in inglese: «Quella – spiega il critico inglese a pagina 53 del suo tomo – fu una bufala colossale. Non c’era nessun Ronald P. Vincent e nessuna filosofia del pianto e nessun libro sull’argomento». I Tool, a dispetto del loro aspetto truce e serioso, hanno una vena di black humor che raramente viene colta. Eppure c’è. E funziona benissimo; perché la forza delle musiche e dei testi della band – che all’altezza del terzo album, pubblicato il 15 maggio 2001, è composta da: Maynard James Keenan, alla voce; Adam Jones, alle chitarre; Justin Chancellor, al basso, e Danny Carey alla batteria – si riassume in una parola sola: stratificazione.

Lateralus (è questo il titolo definitivo del fatidico terzo disco dei californiani, che all’inizio fu farloccamente annunciato come Systema Encéphale) si muove su questa direttrice. A testimoniarlo in maniera incontrovertibile è la copertina del disco: infatti sul libretto dell’album non vi sono incisi come di consueto i testi dei brani ed altre notizie relative alla produzione, bensì vi è stampata su sfondo trasparente la figura di un busto umano, e man mano che si sfogliano le pagine si penetra al suo interno così da vedere in successione i muscoli, lo scheletro, gli organi ed infine, voltata la penultima pagina, si trova la chiave di accesso al mondo spirituale. Da notare come nel penultimo strato del busto, all’interno del cervello, vi compaia la parola GOD. Ciò detto, addentriamoci nella scaletta di questo kolossal in note, ancora una volta prodotto dal fido David Bottrill (che tanto aveva contribuito alla svolta “prog” di Ænima), a questo giro coadiuvato dalla band.

12 le tracce in scaletta, più una nascosta (o forse no, ne parleremo dopo), Schism, il primo singolo. Si tratta di una canzone prettamente prog: prova ne è il suo oscillare fra vari ritmi (5/4, 6/4, 3/8, poi 13/8 e 10/8) . Nei suoi 6 minuti e 48 di durata, però, l’anima prog del pezzo acquista quei sapori dark e quelle tinte psichedeliche che in realtà ne fanno qualcosa di sfuggente e non immediatamente imbrigliabile nelle facili categorie della critica rock. Altri pezzi da 90 del full length sono le varie The Grudge (otto minuti e passa di avant-grunge tribal-psichedelico profumato d’esoterismo ed oriente), The Patient (sette minuti che montano lentamente ed esplodono in una carica chitarristica intensa, alla maniera di Opiate, primo EP della band, 1992, o del successivo Undertow, quando fra le influenze del combo c’erano anche certi Swans), o ancora Ticks And Leeches (una canzone che parla di vendetta ed è rivolta, dice Keenan, alle persone che gli hanno succhiato il sangue dalle vene), e soprattutto Lateralus (il perfetto punto di equilibrio del disco, ancora una volta zeppo di tempi pari, dispari e a mezza via. Spiega a questo riguardo il batterista della band, Danny Carey: «Sono sempre stato affascinato dalla geometria sacra, tipo i simboli della manifestazione della materia nel mondo fisico»; e il fascino deve aver contagiato anche Keenan, che qui usa le sillabe del testo per rievocare la famosa successione di Fibonacci, che è per l’appunto quella “manifestazione geometrica” vagheggiata dal mistico Danny), ma anche Reflection (che suona come una specie di incrocio fra trance rock, un incubo cibernetico e le atmosfere apocalittiche del tarkovskiano Stalker), per non parlare poi di tracce-intermezzo di poco più di un minuto tipo Eon Blue Apocalypse o Mantra (il primo un breve pezzo chitarristico scritto da Adam Jones e dedicato al suo cane, il secondo interamente composto da echi e riverberi dell’elettrica che ricordano i suoni emessi da delfini e balene).

A questo punto della storia, sembrerebbe che il gruppo capitanato da Keenan non sia altro che una versione post-(metal-prog-psichedelica ecc.) di quel crossover che gli anni Novanta hanno più volte annunciato e sempre disatteso. O forse no; perché, gratta gratta, ancora una volta la patina austera della loro musica nasconde il doppiofondo: «Molti ci credono delle persone più serie di quel che siamo», spiegherà ancora una volta Carey in sede di intervista, «ma in effetti a noi piace soprattutto suonare la nostra musica e divertirci, questo è tutto. È per questo che la band è in giro da così tanto tempo, ognuno di noi ha un gran senso dell’umorismo, e quando siamo in tour spendiamo un sacco di tempo a guardare orribili film demenziali e a farci un sacco di risate assieme. Non è che parliamo tutto il tempo sempre di filosofia o metafisica».

A proposito di metafisica: Lateralus ne contiene un piccolo ma efficace concentrato nella ghost track (così la definiscono le più svariate fonti; ma nella mia copia CD, acquistata al tempo della sua uscita, il pezzo figura regolarmente (i)scritto), dal titolo Faaip de Oiad, che tradotto dalla fantomatica lingua enochiana (nelle tradizioni esoteriche sarebbe nientemeno che la lingua degli angeli), significherebbe qualcosa come “la voce di Dio”. Ed ecco che il God nascosto negli strati trasparenti del booklet del disco, e il dio nascosto nella traccia nascosta (?) del suo ultimo pezzo, cortocircuitano un capolavoro, musicale e non solo, che fa dell’indecifrabilità (sonora, tematica ecc.) la sua vera cifra stilistica. Occhio, però: perché lungi dallo spaventare il pubblico, questa macchinosa miscela di colto ed incolto, di velleitario e di erudito, venderà, nella sola prima settimana sugli scaffali di dischi, ben 555.000 copie. Il resto, come suol dirsi, è leggenda.

7 Agosto 2019
Leggi tutto
Precedente
Clairo – Immunity
Successivo
Blood Orange – Angel’s Pulse

album

artista

Altre notizie suggerite