Recensioni

7.1

Chaz Bundick lascia da parte il moniker Toro Y Moi e registra il suo primo disco con i fratelli gemelli Mattson. La collaborazione era stata anticipata nel brano (qui riproposto) JBS, suonato insieme nel disco dal vivo del 2016 Live from Trona, spettacolo che voleva fare il verso al mitico Live at Pompeii dei Pink Floyd per l’assenza di pubblico e la location lunare. La direzione schizofrenica della carriera di Toro Y Moi in pochi anni è passata da un tipo di revivalismo all’altro: dapprincipio i suoni dell’elettronica glo-fi Ottanta dell’esordio Causers of This, poi inseguendo il jazz in Underneath the Pine, il funk soul in Anything in Return, la disco con il progetto Les Sins e pure il pop rock su What For?.

Star Stuff è dunque un album che non aggiunge molto a ciò che l’artista americano ha proposto fin qui. La mossa assomiglia a quella del Beck del 2014 che con Morning Phase pubblicava un disco in linea con la propria estetica, composto senza andare a sperimentare troppo, creando così una forma classica per la sua opera. Anche da queste parti ci si ferma a pensare al già fatto e al da farsi, e si approda alla decisione di comporre un disco “da ascoltare” fatto di canzoni ben fatte, standard nella forma, che prendono come punti di riferimento le frasi di chitarra di Zappa (Don’t Blame Yourself), le visioni degli Stone Roses (Star Stuff), il campionario allucinato dei Grateful Dead (Disco Kid, Sonmoi), il mondo delle colonne sonore blaxsploitation-meets-Morricone (A Search) e il funk (Cascade).

Il disco conferma la padronanza dei linguaggi masticati dal buon Chaz e si farà senz’altro apprezzare da chi ha ancora voglia di anni Settanta e psichedelia progressiva. Questa è musica per palati raffinati al riparo dalle facili tentazioni citazioniste e dal copia-incolla retromaniaco. Doveroso l’ascolto ripetuto.

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