• set
    17
    2013

Album

Fat Cat

Add to Flipboard Magazine.

Si dice da qualche parte che le maggiori attività di Chichester, West Sussex, siano camminare, andare in bici e visitare la bellissima cattedrale. Roba da impazzire, scappare o – perché no? – formare un power trio post-punk. Di quelli cupi, rudi, con le chitarre altissime e una bacchetta a sfondare i tamburi ad ogni concerto. Una band che dia fuoco a tutta la provincia e persino alla cattedrale. Di certo, quando i TRAAMS si sono formati ci hanno pensato e forse è per questo che il loro disco suona così urgente, così massiccio, indelebile nella sua sporcizia, eppure estremamente calibrato. Certo, per questo e anche perché dietro il mixer di Grin (il loro debutto) c’è uno come Rory Attwell dei Test Icicles e, soprattutto MJ degli Hookworms.

Di base, c’è un doppio binario in Grin, come se la band avesse un’anima a due facce la cui immaturità non permettesse ancora di scegliere. Da una parte c’è la deriva post-punk, quella della pura energia incapsulata in brani dal minutaggio scarsissimo, che si fonde con una dose di art anni Novanta debitrice verso la vena di band come Modest Mouse, Bright Eyes o Decemberist. È la vena che catapulterebbe i Nostri sotto i riflettori in men che non si dica, quella che farebbe saltare i fan ai concerti e che, a dire la verità, regalerebbe meno soddisfazioni. Perché è una pista battuta che potrebbe sembrare una risposta britannica ai Parquet Courts di Brooklyn; perché, anche se lo sanno fare bene, il verse-chorus-verse rischia di durare un disco e niente più. Ma è bene dire che brani come Demons, Flowers, Fibbist o Loose hanno il giusto piglio. Pop, ma non troppo, ossessive e ossessionate, ripetitive quanto basta da suscitare curiosità. Sembra di sentire l’esplosività dei Metz, mitigata da ritornelli cantabili (“I don’t even know your number / and you don’t even know my name” di Flowes rimane memorabile) e testi di un gustoso disagio di provincia (i Demons della canzone sono i soldi per vivere).

E poi c’è l’altra anima. Quella roboante e martellante della jam in salsa kraut. E qui i tre ragazzi di Chichester si superano, dimostrando di non essere una semplice band da power chord, ma artisti capaci di costruire le giuste atmosfere asfissianti, assimilando referenti e fonti fino a nasconderli nelle linee di basso o nella chitarra distorta. È qui che il muro del suono si alza, la voce si fa rada (e rauca) e le pulsioni semplicemente essenziali. E questa sensazione si avverte già in apertura con Swimming Pool (a dir la verità, il brano meno intenso del disco), si lascia accarezzare in Head Roll con il suo lento incedere monocorde ed esplode in Klaus, il monolite che chiude il disco, che già da solo vale il prezzo del biglietto. Il biglietto da visita dei TRAAMS, s’intende.

20 Settembre 2013
Leggi tutto
Precedente
FKA Twigs – EP2 FKA Twigs – EP2
Successivo
Cavern Of Anti-Matter – Blood Drums Cavern Of Anti-Matter – Blood Drums

album

recensione

artista

Altre notizie suggerite