Recensioni

Cosa rende una proposta musicale che traffichi con ambient, musica concreta, drone music, noise, elettronica di ricerca e discendenze parentali varie ed eventuali degna di nota? L’originalità e la spinta verso l’innovazione? La ricchezza strutturale del suono? La complessità esecutiva e la tecnica? Il concept che sta alla base del progetto? L’intransigenza e il carattere solipsistico del portato musicale? I nomi coinvolti? O magari concetti dai confini più sfumati come “sensibilità”, “coerenza”, “struttura”, “timbro”, “efficacia”, “imprevedibilità”? O forse un mix di tutto questo? Premessa doverosa solo per sottolineare che la materia trattata è tutt’altro che ovvia, ed ogni volta che ci troviamo a dover giudicare un’esperienza musicale sul genere, e in particolare eventi dedicati come il festival ravennate Transmissions giunto quest’anno alla decima edizione, torniamo sempre e irrimediabilmente al punto di partenza: stabilire cioè un binario su cui muoverci per inquadrare e valutare le diverse prospettive musicali nella maniera più obiettiva possibile, magari tenendo in considerazione anche un approccio comparativo e trasversale.

Adriano Zanni; ph: Andrea Fiumana – transmissionsfestival.org

Quest’anno il nostro personalissimo “glossario critico” ha trovato una sua compiutezza il terzo giorno, dopo aver assistito agli splendidi set di Adriano Zanni e Mai Mai Mai al MAR di Ravenna, due “sistemi musicali” completamente differenti tra loro ma efficaci allo stesso modo nel farci comprendere quali variabili considerare per contestualizzare il tutto: di certo l’intensità della performance e la comunicatività della musica, e poi la capacità di costruire con il suono un immaginario potente, solido, coeso, narrativo e personale al tempo stesso, oltre alla bravura nel gestire il flusso musicale senza mostrare cali di tensione e di attenzione (sotto e sopra il palco). Zanni ha proposto un set strutturato su un droning pulsante e inarrestabile, fatto di dinamiche variabili, tarature minimali ma sostanziali, voci fuori campo e un andirivieni di sampling sonori a complicare un’ambient lenta ed evocativa. Protagonisti ideali di questa affascinante massa sonora ricolma di correnti, gli alberi proiettati alle spalle dell’artista, ritratti in foto scattate dallo stesso Zanni e tema centrale del notevole Soundtrack For Falling Trees uscito quest’anno.

Mai Mai Mai; ph: Andrea Fiumana – transmissionsfestival.org

Mai Mai Mai, di converso, si è cimentato in un live fortemente fisico, ipnotico e trascinante, in bilico tra tribalismi distopici, scorci industrial e scorie technoidi, e nobilitato anche da una perfetta gestione delle macchine e dei vari input musicali. Testimonianze discografiche come ad esempio l’Φ (Phi) del 2016, per quanto riuscite, rendono solo in parte il peso specifico che il progetto dimostra in sede live. Il Robert Aiki Aubrey Lowe visto il secondo giorno al Bronson completa la nostra personale trinità dei migliori live di Transmissions X; lui è uno che suona poco in Italia, ma quando ci passa lascia sempre il segno. I suoi «mind-bending minimalist rhythm trips» – una bella definizione che rubiamo volentieri alla pagina Bandcamp dell’artista – frutto di un lavoro certosino sui synth modulari, hanno semplicemente confermato quello che si sapeva già, ovvero che il newyorkese riesce ogni volta a rendere la sua musica una questione quasi filosofica, tale è il portato catartico ed emotivo che veicola. Uno scavare nella coscienza di chi ascolta, con brani lunghissimi, induttivi ed estremamente disciplinati: fosse meno dispersivo con le pubblicazioni ufficiali, il buon Rob lo ameremmo anche di più.

Robert Aiki Aubrey Lowe; ph: Andrea Fiumana – transmissionsfestival.org

Degni di nota anche il progetto di Nico Vascellari, Bus De La Lum (un caso esemplare in cui il concept che indirizza il suono fa da volano per il suono stesso, attraverso una buona raccolta di dilatazioni sonore tra l’orrorifico, il disturbante e l’artisticamente ragionato), i Tiresia di Bruno Dorella e Stefano Ghittoni (mix intrigante di chitarra elettrica-elettronica-synth applicato all’ambient e frutto anche della lunga esperienza musicale dei due, ma forse bisognoso ancora di qualche aggiustamento per suonare davvero coinvolgente), un Daniel O’Sullivan in libera uscita solista (soluzione atipica la sua, in cui convergono elettronica, raga indiano futurista, ricche stratificazioni sonore, macchine, strumenti analogici – ad esempio, flauti -, «Om» d’ordinanza richiesti al pubblico e parentesi – a dire il vero abbastanza inaspettate – piano e voce), e infine Cristian Naldi, che ha costruito con la sua chitarra effettata una ragnatela di fraseggi e armonie strumentali con una buona ricerca alla base. Si guadagna il tag di “imprescindibile” invece lo Stian Westerhus atterrato come un alieno la prima sera all’Almagià, alfiere di un suono che album come l’ottimo Amputation del 2016 hanno reso unico: dal vivo, chitarra elettrica, elettronica e una voce timbuckleyana capace di angeliche fragranze e infernali ricadute in un deliquio musicale mutante che non teme le asperità né le fascinazioni di un Nord Europa glaciale, sono la base di un suono sorprendente e magmatico.

Daniel O’Sullivan; ph: Andrea Fiumana – transmissionsfestival.org

Fuori dai canoni più stringenti della contemporanea/sperimentale troviamo invece i set di Ulver, Lorenzo Senni e Matteo Vallicelli, tra gli artisti probabilmente più attesi del festival (per motivi diversi). Dei primi non si può che parlar bene, nonostante chi scrive non sia un grosso estimatore della svolta wave/anni ottanta dell’ultimo The Assassination Of Julius Caesar – dopo aver apprezzato dischi come ATGCLVLSSCAP. I ragazzacci norvegesi dal vivo sono una macchina da guerra, possono vantare un suono calibratissimo, stentoreo e formalmente impeccabile, e il laser/light show che li accompagna è un circo di colori e suggestioni che balocca il pubblico, rendendo il tutto davvero spettacolare. Senni e Vallicelli hanno dimostrato invece che la fiducia riposta in loro rispettivamente da Warp Records e Captured Tracks è meritata: set elettronici energici, di grande personalità e in cui il ritmo diventa una variabile fondante, tra la «trance puntillistica e il voyeurismo rave» del primo e l’ipnotismo carpenteriano con un piede a Berlino del secondo. Anch’essi brillanti frammenti di una manifestazione musicale che a dieci anni dalla sua nascita non ne vuole sapere di scendere a compromessi, e ogni volta si riconferma un contenitore di suggestioni diversificate, trasversali e assolutamente affascinanti.

Ulver; Andrea Fiumana – transmissionsfestival.org

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