Recensioni

6.8

È caduto a pezzi, Tricky, con la scomparsa della figlia Mazy Mina appena ventiquattrenne, anche lei aspirante cantante e autrice, avuta con l’ex compagna Martina Topley-Bird, e si è rialzato dedicandosi alla musica con lo stesso approccio degli inizi di carriera, negli anni ’90. Carriera ripercorsa di recente nell’autobiografia Hell Is Round The Corner. Fall To Pieces è adesso il suo quattordicesimo album: di acqua sotto ai ponti in realtà ne è passata, insomma, e forse l’incisività non è stata esattamente il suo forte negli ultimi tempi. False Idols del 2013, probabilmente, è l’ultima uscita che ricordiamo davvero convincente, per quanto i precedenti, più intimisti Adrian Thaws e Ununiform non fossero di certo da buttare, un po’ grazie al mestiere un po’ grazie a qualche trovata azzeccata in grado di risollevare sempre il bilancio.

Questa volta Tricky ha registrato il tutto nel suo studio di Berlino, durante gli ultimi mesi di un 2019 che ci siamo trovati a rimpiangere, e questo tutto è fatto di brani essenziali, concisi e scuri (siamo comunque lontani dalla darkness nero pece dell’indimenticabile Angels With Dirty Faces, eh…), che al solito si pongono al crocevia fra trip hop e blues spettrale, all’epoca da considerarsi un crocevia tra futurismo e radici mentre oggi ormai assimilabile senza particolari scossoni. Ci sono campionatori distorti, sample e synth, ma al solito impera la ricerca di nuove voci femminili… Sembra che l’artista di Bristol abbia rincorso in eterno l’erede al trono della succitata Topley-Bird, presente d’altronde sin dall’esordio Maxinquaye del 1995. Dopo Francesca Belmonte e Tirzah, tra le altre, stavolta la parte della leonessa al microfono la svolge Marta Ziakowska, scoperta per puro caso durante un tour polacco, che il suo lo sa fare, né più né meno.

In scaletta ci sono undici canzoni, tra il pop ballabile di Fall Please – pop che il Nostro aveva già ampiamente lambito in Blowback o nel buon Knowle West Boy, dunque non è una reale novità – e la sofferenza autorale di una Hate This Pain già presentata nell’EP 20,20, a base di loop di riff al piano e mesto violoncello (quello di Marie-Claire Schlameus), tra i sample folk dell’Europa dell’Est di Running Off e  il groove viscoso di Chills Me To The Bone. Ancora una volta, no, non è il miglior Tricky, ma è una (purtroppo forzata) ripartenza di forza, nonché un apprezzabile toccasana per ogni tentazione di nostalgia, sua e dei suoi aficionados.

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