• Lug
    12
    2019

Album

Mom And Pop, Ninja Tune

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Nei precedenti dischi di Tycho si percepiva un’aura vintagetronica che caratterizzava piacevolmente la proposta sonora del musicista e designer californiano, pur non utilizzando stilemi innovativi. La sua era una visione squadrata di battiti infarcita di melodie calde, a cavallo fra diverse estetiche: chill-out, ambient, l’elettronica dei Boards of Canada e degli O.R.B. più agresti, e per finire l’immancabile glo-fi, il genere che a fine anni 00s rispondeva a una ristretta ma influente cerchia di artisti principalmente americani, infatuati di nostalgia per il vintage anni ’80 e per la psichedelia da cameretta.

In questo mare di ricordi e di atmosfere sepia Tycho sguazzava felice: pensiamo ad esempio all’esordio Past Is Prologue del 2006, ma anche ai successivi e più riusciti Dive e Awake, sorta di compendio dell’estetica di contemplazione del sublime che la sua proposta musicale ha sempre professato. Dopo più di dieci anni ha senso continuare su questi binari di escapismo e di stupore? Se già nel precedente Epoch si coglieva qualche variazione che avvicinava il sound del produttore al rock, qui ci si aspettava un cambio di rotta più netto. E infatti eccoli, almeno due, e significativi: finisce l’esperienza con l’etichetta Ghostly International, più vicina ad atmosfere strictly elettroniche, e si passa a Ninja Tune, aperta a mondi altri; in più si aggiunge al gruppo (Zac Brown al basso e chitarra, Rory O’Connor alla batteria e Billy Kim, multistrumentista dal vivo) la voce di Hannah Cottrell, aka Saint Sinner, che porta una ventata di freschezza e avvicina il disco a un pop ballabile, distante dalle elettroniche derivative e ormai stereotipate di cui abbiamo detto sopra.

Scott Hansen e la Cottrell propongono un eccellente prova di soul-hip-pop in For How Long vicina in alcuni istanti alle ballad dell’ultima La Roux, un’elettronica liquida che richiama le vocalità di Róisín Murphy con una battuta più rilassata e balearica (No Stress), un electropop senza fronzoli che ricorda Tracey Thorn (il singolo Pink & Blue) e una Japan che abbassa la battuta ma utilizza uno stop and go irresistibile, diventando il brano migliore del disco, allo stesso livello della piacevole ballad voce e chitarra proposta in Skate. Rimangono due prescindibili strumentali in linea con quanto già proposto nei precedenti lavori (Weather, Into The Woods) e un’opener con qualche accenno di elettronica che sconfina nel commerciale puro (Easy).

Una svolta che ha dato una bella scrollata all’estetica del californiano e che promette molto bene. Ancora qualcosa da limare, ma la strada è sicuramente in discesa.

10 Luglio 2019
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