Recensioni

7.4

Se tutti gli album si presentassero con la stessa carica con cui si presenta Sister, primo lavoro in studio del trio Ultraista dal lontano debutto self titled del 2012, saremmo sicuramente più invogliati ad ascoltarli. Tin King è un biglietto da visita, un elevator pitch e un’aggressione sensoriale, tutto insieme. Riesce ad essere incalzante, ipnotica, invogliante, così tanto che ci troviamo catapultati nel resto del disco, confusi e rilassati al tempo stesso. Gli Ultraista dopo otto anni ci stringono di nuovo la mano, e nel farlo ci danno pure la scossa.

Questa nuova collezione di nove brani si pone immediatamente come un abbraccio morbido e pieno di malinconia, quasi sclerotico e teso ma al contempo rassicurante. Gli Ultraista suonano come se i Daughter di Not To Disappear avessero fatto un figlio coi Moderat di II, e questo figlio avesse avuto una relazione con l’unione tra In Rainbows dei Radiohead e Life For Rent di Dido. Batterie tra jam session blues e trip hop, pad e synth a tratti gelidi e a tratti vellutati, la voce angelica di Laura Bettinson a volte calda e dolce, altre volte eterea e distante. Sister è un lavoro con un’anima ben definita e solida, ma al tempo stesso doppia, un album che sublima gioia e dolore in ogni sua traccia. Non c’è mai una vera distensione, come non si arriva mai a un punto morto, e in questo gioco di tensioni gli Ultraista si dimostrano dei maestri, riuscendo a confezionare un prodotto che non scade mai nella noia e anzi, ci invoglia a stare alle sue regole per tutta la sua durata.

Se abbiamo già parlato di Tin King, non possiamo non citare tracce come Harmony, dove batteria e voce si incontrano con un giro di synth degno di Four Tet, o ancora Ordinary Boy, dove il layering di suoni e voci porta a un climax con picchi e discese sconvolgenti. E poi Water In My Veins, un po’ Reckoner un po’ Masseduction, e infine The Moon and Mercury, dove la strumentazione prettamente elettronica contrasta con un’esecuzione vocale morbidissima in un pezzo che sembra uscito direttamente dal periodo Exciter dei Depeche Mode.

Sister è in definitiva un disco validissimo, non solo una conferma della bravura del gruppo ma anche un’evoluzione rispetto al precedente lavoro sotto praticamente ogni punto di vista. Consigliato non solo ai fan degli (innumerevoli) stili citati in precedenza, ma a chiunque abbia voglia di ascoltare uno dei dischi più coinvolgenti degli ultimi mesi.

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