Recensioni

Il secondo album è sempre il più difficile, quello della prova del nove. La dimostrazione pratica che il successo dell’esordio non era stato un colpo di fortuna e non si rivelerà una meteora passeggera. Così come non saranno certo meteore i Whitney, di questo ne siamo certi, che avevano avviato questo nuovo progetto artistico sì sotto i migliori auspici, ma con alle spalle una carriera invidiabile (divisa tra Smith Westerns e Unknown Mortal Orchestra). Per Max Kakacek e Julien Ehrlich Light Upon the Lake si era rivelato una rinascita stilistica, lanciatissimo dal singolo No Woman e poi sostenuto da una tracklist capace di tenere desta l’attenzione e lo stupore nonostante non tutti i brani potessero contare su quella precisione chirurgica garantita dal brano succitato (come evidenziava accuratamente Riccardo Zagaglia nella recensione a suo tempo). Tre anni più tardi Forever Turned Around arriva in un momento che definire magico per i Whitney sarebbe a dir poco riduttivo: a Chicago, sua città d’origine, la band ha una birra a proprio nome e perfino una festività dedicata (30 agosto, giorno d’uscita del disco), mentre nel resto del mondo godono di una popolarità non diffusissima, ma di certo da non sottovalutare.
Nel corso delle settimane precedenti l’arrivo del disco, Kakacek e Ehrlich (insieme a un ensemble collaudato di musicisti) hanno viaggiato per i vari festival estivi europei e internazionali: in Italia abbiamo potuto apprezzarli in prima persona all’ultimo Ypsigrock Festival a Castelbuono, dinanzi a una folla di persone in estasi. È stata la prima occasione di poter ascoltare i nuovi brani dal vivo e una volta toccato con mano il disco, si è solo trattato di ripescare dalla memoria i ricordi. Forever Turned Around è un piacevole viaggio indietro nel tempo, tra folk e americana degli anni Settanta, con quel senso di inebriante spensieratezza musicale – li possiamo immaginare sia sotto il sole cocente di una spiaggia in estate (come il Neil Young sulla copertina di On the Beach) che al riparo in una baita mentre l’autunno avanza inesorabile (che un po’ ricorda la Carole King di Tapestry) – che contagia ogni brano presente in scaletta. Leggerezza nei toni che tuttavia funge da anticamera per un lento percorso di guarigione, con i testi volti a considerare tutti i contorni della fine di una relazione, senza piangersi addosso, sempre con in mente la stabilità emotiva e psicologica dell’ascoltatore, e con potenziali singoli esplosivi (Valleys (My Love), Day & Night) e strumentali in grado di catturare un’immaginaria jam-session alle prime luci dell’alba (Rhododendron).
E se Kakacek e Ehrlich aspettano impazienti l’atteso “morning sun”, l’ascoltatore potrà ritrovarlo ogni volta che vorrà nelle dieci tracce di Forever Turned Around (dalla malinconica Giving Up, col suo crescendo strumentale in coda, alla title track, con quel suo senso di nostalgia diffuso).
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