• Ott
    13
    2017

Album

BMG

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Non c’è molto da dire, in realtà, se non che l’uomo conosciuto come il deus ex machina degli Smashing Pumpkins ha forse ritrovato se stesso, nella maniera più semplice possibile. Ovvero con un disco di brani nati chitarra e microfono, lasciati in una veste essenziale, sotto la cura di Rick Rubin (che tra un Jovanotti e l’altro, insomma, continua a fare opere di bene). Un disco che è la seconda prova da solista, a dodici anni di distanza da quel TheFutureEmbrace esattamente agli antipodi dal punto di vista stilistico, volto a un electro rock in scia New Order parecchio carico a livello produttivo, in media non del tutto disprezzabile nel songwriting ma anche abbastanza risaputo nel sound, negli esiti complessivi.

Il fatto che, da Billy, il nostro pelatino del cuore si faccia adesso chiamare William Patrick Corgan, indica una nuova ripartenza oppure la volontà di mettersi ulteriormente a nudo? Archiviati gli inutili Zwan, archiviate – si spera – anche le Zucche 2.0 ché quelle originali dovevano calare il sipario con Machina/The Machines Of God nel 2000 (e nella nostra mente, infatti, pur con qualche sprazzo di luce nella mediocrità, i successivi tre lavori non esistono neppure), si possono finalmente gettare le fondamenta di un nuovo presente. Un presente intimista, dove la voce riprende a farsi accorata, toccante, in naturale primo piano. Prevalentemente acustico come alcune delle migliori ballate della band madre, ovviamente altezza Novanta. Arricchito dal pianoforte, dagli archi e poco più.

Ogilala, dunque, mette in fila undici pezzi che parlano di ritorni a casa e autenticità, non sempre dei fulmini di guerra ma a volte ispirati (Zowie, Aeronaut, Manarynne, Archer), sempre ben oltre la sufficienza. Liberatori nella loro enfasi a tratti quasi infantile (Processional, con James Iha peraltro alle sei corde, ne è un esempio), tanta è la comunicatività vecchio stampo che prediligono nel rivolgersi all’ascoltatore. Non le accetteremmo da tutti, queste canzoni dalle strutture classiche, dai ritornelli aperti, eppure sentirle arrivare da Corgan, così urgenti, è senza ombra di dubbio un segnale positivo. Non ci sono rivoluzioni, quelle sono state già portate a compimento. Ma c’è un autore che ritrova un linguaggio, un centro di gravità.

10 Ottobre 2017
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