• feb
    19
    2016

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Universal

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Cambiare tutto per non cambiare nulla: nel 2013, con Keep Moving, Andrew Stockdale abbozzava l’avventura solista cercando, senza riuscirci, di affrancarsi dalla ragione sociale che, nel 2005, con l’omonimo album d’esordio dei Wolfmother, gli aveva dato notorietà. Un cambio principalmente anagrafico – durato appunto una manciata di buone canzoni – prima di rispolverare la vecchia sigla con New Crown (2014), con ogni probabilità il momento più debole nella discografia della formazione australiana. Un disco se non stanco, poco più che discreto e senza singoli del calibro di New Moon Rising o Woman.

Victorious invece, registrato agli Henson Studios di L.A e prodotto da Brenan O’Brien (tra gli altri Bruce Springsteen, Pearl Jam, Soundgarden AC/DC, ecc…) è un buon esercizio di stile che recupera (in parte) l’urgenza dell’esordio e la caustica psichedelia heavy del successivo Cosmic Egg, mettendo nuovamente sotto i riflettori l’hard rock di settantiana memoria con alcuni echi stoner a movimentare pezzi che nel DNA richiamano inequivocabilmente Led Zeppelin, Black Sabbath, MC5, Blue Cheer, Steppenwolf e Deep Purple. Tra le “novità” il power pop (?) di City Lights, un inaspettato tributo al sound degli Strokes, mentre l’easy listening di Beast of a Bad Situation è il classic rock dei Free trasportato nel 2016. Menzione a parte per la radiofonica Pretty Peggy, una piacevole ballad acustica ed ennesimo tuffo nelle atmosfere dei Seventies.

Per il resto, un tripudio di chitarre “grossissime”, come nel singolo Gypsy Caravan o in Happy Face, riff che sembrano usciti da In Rock dei Deep Purple (Baroness). In questo senso, Eye of the Beholder è il paradigma perfetto di un pezzo dei Wolfmother, e seppur di maniera, difficilmente lascerà indifferenti i “retromani”, con i suoi cambi di tempo, le progressioni e i torrenziali riff di Stockdale, deux ex machina di una band che ha perso la sua identità di collettivo – le defezioni dei due membri fondatori Chris Ross al basso e alle tastiere e Myles Heskett alla batteria hanno pesato non poco sullo sviluppo dell’intero progetto – per assecondare ormai definitivamente la visione musicale del cantante australiano, ora accompagnato dal drummer Vin Steele e da Ian Peres al basso e alle tastiere.

16 febbraio 2016
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