Recensioni

7.4

Wrangler è una band formata da Stephen Mallinder (Cabaret Voltaire), Ben Edwards (John Foxx And The Maths) e Phill Winter (Tunng). Il trio è dedito ad un tagliente e futuristico electro-synth-wave. Dopo due 7″, il 19 aprile 2014 è uscito il loro primo LP, intitolato LA Spark, per MemeTune, un lavoro senz’altro imperdibile per tutti i fan dei Cabaret Voltaire, in particolare di quelli del periodo che va dal 1983 al 1985, ingiustamente trascurato da un certa critica e ora fortunatamente riscoperto, anche grazie a diverse ristampe e ad un ottimo box realizzato da Mute nel 2013, #8385 Collected Works (1983-1985).

Anche dal vivo i Wrangler convincono appieno, offrendo interessanti versioni di brani dei Cabaret Voltaire come Sensoria e The Crackdown, due pezzi molto in linea con la musica realizza dai Wrangler su LA Spark. Memore di quanto già fatto con i Cabaret Voltaire ai tempi, la voce di Mallinder, sempre filtrata dalla sua strumentazione analogica, è anche qui una presenza inquietante e post-umana, sorta di “fantasma nella macchina” che ridisegna scenari retro-futuribili in brani come Lava Land e LA Spark. Tra reminiscenze kraut (Mus IIC) e minimal synth, appaiono melodie sintetiche e spettrali, frutto di una tecnologia d’epoca ora fortunatamente riscoperta e rimessa in gioco. Il disco è l’esito di un lavoro di squadra e di una sperimentazione con vecchi sintetizzatori alla ricerca di un suono al contempo originale e riconoscibile. Del resto, il nome di Ben Edwards, meglio conosciuto come “Benge”, è una garanzia, dato il buon lavoro fatto con John Foxx and the Maths, tra sintetizzatori e drum machines.

Per uno strano paradosso temporale, i Wrangler suonano oggi come una sorta di gruppo “retro-avanguardista”. La loro musica ci permette di fuggire dalla palude digitale del tedio contemporaneo e dall’ossessione per l’attualità. Brani come Modern World e Space Ace evidentemente appartengono ad un tempo che non è il nostro presente (e per fortuna). Al contempo i Wrangler riescono a rileggere in maniera personale un universo musicale che va dal synthpop alla folktronica (anche grazie al contributo di Phill Winter dei Tunng), facendo sfigurare molti epigoni.

Se in un brano come Harder riemergono le paranoie industrial dei Cabaret Voltaire più sensuali, paranoici e pulsanti, nel brano strumentale finale Peace & Love ci addentriamo, a dispetto del titolo, in un cupo ambient industrial a tinte fosche, memore dei primissimi Cabaret Voltaire, che chiude idealmente il cerchio consegnandoci un buon lavoro, decisamente accattivante e a fuoco.

LA Spark è un buon disco realizzato da puristi del suono elettronico-analogico dei primi anni Ottanta per i cultori di queste sonorità. Difficilmente sarà apprezzato appieno da chi non segue questa branca della musica elettronica; del resto anche i primi lavori dei pionieri della musica industrial non erano certo famosi per attirare un vasto pubblico. In attesa che esca il documentario Industrial Soundtrack For The Urban Decay, realizzato da Amélie Ravalec e Travis Collins (dai noi intervistati in esclusiva italiana), contenente una lunga intervista a Mallinder sulle origini della musica industrial, consigliamo di riascoltare, oltre a LA Spark, anche “tutta” la discografia dei Cabaret Voltaire per rendersi conto dell’influenza enorme che il gruppo ha rappresentato nell’ambito della musica elettronica, non solo in ambito prettamente industrial.

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