Recensioni

7.2

Dopo l’esordio nel 2013 con l’omonimo full-length, Youth Code tornano con un nuovo EP: A Place to Stand, uscito il 23 settembre 2014, anch’esso per Dais Records.

Il duo di Los Angeles, formato da Ryan William George e Sara Taylor, evidentemente fa sul serio: il loro è un EBM Noise-Industrial, selvaggio e low-fi con un’attitudine ed uno spirito decisamente DIY. Come hanno affermato in diverse interviste, George e Taylor provengono dal giro punk hardcore di Los Angeles, ma hanno in comune soprattutto una sincera passione per i sintetizzatori e per la musica industrial: Skinny Puppy, Front Line Assembly e mezzo catalogo della Wax Trax!, sono i riferimenti obbligati del giovane duo. Nel 2012 avevano iniziato autoproducendo e distribuendo la loro musica su cassetta, un anno prima del loro esordio su vinile, imponendosi prepotentemente all’attenzione di critica e pubblico anche grazie all’eco delle loro incendiarie performance dal vivo, ottimo trampolino di lancio per il gruppo.

Dopo il loro primo disco, le aspettative per questo nuovo lavoro erano alte. Consuming Guilt, la traccia abrasiva che apre l’EP sta lì a dimostrare che non si trattava di un fuoco di paglia: la voce di Sara Taylor produce delle urla laceranti tra percussioni industriali e cupe tastiere che sbattano in faccia all’ascoltatore il loro disprezzo hardcore, producendo il pezzo più immediato e coinvolgente realizzato dal gruppo sino ad ora. Se Consuming Guilt è pura rabbia punk in chiave synth-industrial, Burn Your World mostra che i giovani hanno idee ben chiare in ambito EBM e riescono a cogliere lo spirito di un certo “Wax Trax!-sound” che, sinora, non era stato oggetto di particolari rivalutazioni o revival negli Stati Uniti (non così nel Nord Europa, dove il genere ha sempre goduto di un vasto seguito). In questi ultimi anni Los Angeles è stato un luogo decisamente fertile per il recupero di sonorità anni Ottanta, sopratutto in ambito dark-synth-wave (Chelsea Wolfe, Tropic of Cancer, etc), un genere certamente più pop, morbido e melodico, rispetto alla ruvida musica EBM di gruppi come i canadesi Skinny Puppy o i belgi Front 242. Da questo punto di vista, i Youth Code sono riusciti a cogliere la palla al balzo, cavalcando l’onda ma puntando in un’altra direzione e la mossa ha pagato in termini di visibilità.

Nell’EP non mancano delle convincenti melodie sintetiche tra riverberi analogici di pura grinta punk/EBM, come avviene in For I Am Cursed. La prima parte del lavoro termina con uno spoken word, A Litany (A Place To Stand), in cui dicono la loro sulla decadente società americana contemporanea con spirito anarchico e caustico, tra Atari Teenage Riot e Ambassador 21.

I quattro remix che seguono non aggiungono molto al lavoro. Sono interpretazioni di alcuni brani dell’album precedente ad opera di Sanford Parker, l’avant rap crew Clipping, i gotici God Module e l’onnipresente techno-electro guru di Los Angeles, Silent Servat. A parte l’interpretazione di No Animal Escapes ad opera di Sanford Parker, i remix sono la parte debole del lavoro. Anche Silent Servant delude con un contributo abbastanza piatto e banale.

Quest’inverno i Nostri saranno in tour con Skinny Puppy, VNV Nation e Haujobb, un buon modo per farsi conoscere da un pubblico più vasto. Attendiamo fiduciosi di vederli in sede live anche in giro per l’Europa o di ascoltare, a breve, un nuovo lavoro di più ampio respiro.

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