Recensioni

Un festival ambizioso, che mescola musica, vocazione naturalistica e sostenibilità ambientale: la seconda edizione di Zanne, svoltasi come lo scorso anno al Parco Gioeni di Catania dal 18 al 20 luglio, ha ampiamente confermato quanto di buono già si era visto nel 2013.

La location innanzitutto, che in barba alla cronica mancanza di infrastrutture che affligge il Sud Italia (si veda la nostra recente intervista con l’ideatore di Zanne, Nicola Compagnini), ha mostrato un uso accorto di uno spazio pubblico; il festival infatti ha accolto, con buon successo, sin dal mattino presto e per tutta la giornata, una serie di attività collaterali gratuite, per adulti e bambini (Yoga, danza, benessere, sport, escursioni) che hanno reso fruibili le varie aree del parco, con un’organizzazione a ridotto impatto ambientale (uso di fonti di energia rinnovabili e materiali ecologici per le varie strutture, la raccolta differenziata nel parco, il car sharing). Insomma un’idea di comunità e vivibilità dello spazio a tutto tondo, di cui la musica ha rappresentato un elemento importante.

La line-up poi, spalmata nel corso di tre giorni, ha saputo dosare gli ingredienti, proponendo novità e band consolidate. Si apre il 18 luglio, in piena canicola, con i cuginetti degli Horrors, i britannici Toy: autentico tripudio di capelli e chitarre, in un’estetica che unisce la semplicità melodica dei Ramones con facce pulite – e acconciature – dei Bay City Rollers. I brani dell’ultimo Join The Dots la fanno da padrone, ma a rubare la scena sono i pezzi forti dell’esordio come Motoring e Left Myself Behind; il putiferio di palloni colorati e coriandoli fa il resto, in un grande effetto psichedelico che prepara degnamente al set successivo, che ha visto in esclusiva per l’Italia i Blonde Redhead presentare brani del nuovo Barragán  in uscita a settembre.

toy zanne 2014

A dispetto di aspettative forse tiepide, rincarate da un incipit di concerto un po’ floscio, i tre hanno invece costruito un set notevole, brano per brano, specie nelle atmosfere più dilatate e pensate (non proprio “elettroniche”), con momenti squisitamente pop che lasciano presagire molto bene per il venturo album. Dei veri architetti sonori, oltre che, come ricordavamo, eccellenti performer. Anche qualche gradito ripescaggio dal passato, opportunamente rielaborato, come Messenger e una fantastica conclusione quasi shoegaze di una stravolta Melody Of Certain Three. Tripudio, Amedeo Pace saluta in italiano, mentre una sorridente Kazu Makino in vestitino bianco corto trasparente approva.

Buona l’affluenza di pubblico, che aumenterà man mano nelle tre serate. Il secondo giorno musicalmente inizia appena dopo le 20:00, in pretramonto: effetto spettacolare con Catania sullo sfondo e il mare immobile. Inaugura Alex Zhang Hungtai alias Dirty Beaches, in un set ad alto tasso Suicide che riflette l’amore del musicista canadese – di origine taiwanese – per le dilatazioni e per le colonne sonore, di cui è anche autore.

E’ poi la volta dei Dark Horses, inglesi da Brighton con un solo album all’attivo, un’altra delle primizie di Zanne. Aprono il tour per gli headliner della serata, i Black Rebel Motorcycle Club, e infatti Robert Levon Been duetta verso il finale con la frontwoman – forse la vera discriminante di una band altrimenti nella media- nella collaborazione Radio Offshore; per il resto il set è gradevole, un r’n’r’ garage senza fronzoli, che mette assieme Velvet Underground (vedi le inevitabili similitudini tra la frontwoman svedese Lisa Elle e Nico), garage e un po’ di motorik, in un sound sporco quando occorre, ammiccante il giusto, a volte un po’ troppo svenevole quando cala il ritmo. Sul finale, una pioggia di palloni (neri, naturalmente) sulle note di una rilettura di Hello I Love You dei Doors, con tanto di bassista (anche lei donna, ma italiana) che ringrazia.

calexico zanne 2014

La serata prosegue con i veterani Clinic in una rara apparizione dal vivo in Italia. Impeccabili, concentratissimi, idealmente metà Kraftwerk metà Residents con un piglio garage, intercambiabili agli strumenti. Ade Blackburn è presenza inquietante con quella mascherina da sala operatoria aperta per cantare; un’ora serrata con pezzi da Free Reign e Visitations ma anche brani storici come TK e Walking with Thee. Monocordi? Ma per favore: grande band, prendere o lasciare.

E veniamo agli attesi Black Rebel Motorcycle Club. Cosa succede se i Jesus And Mary Chain incontrano gli ZZ Top? Questa cosa che sentiamo e vediamo, dove tutta l’improbabilità del suddetto mix viene impietosamente fuori anziché risultare cool. Brani dagli ultimi dischi trascurabili quando non irritanti, quando sono in acustico diventano persino prescindibili, anzi noiosi. Si salvano sul finale per il muro di suono (come torreggiano sul palco quelle “Marshall stacks” di Mascisiana memoria) e per l’energia di un classico come Whatever Happened To My Rock And Roll. Il pubblico gradisce e applaude, ma non tutti sembrano convinti.

La terza serata si apre con i vincitori del contest Nuove Zanne, Lead To Gold, un trio nato con l’home-made che sta per registrare un EP. Un buon misto di electropop e chitarre, rifanno con grazia Space Oddity, sanno scrivere canzoni. Palco meritato. Tocca poi a Skip Skip Ben Ben, al loro debutto assoluto in Europa, altra primizia di Zanne. Spacciati per noisegaze (?), non sono altro che tre simpatici ragazzi made in Taiwan che si sono chiusi in sala prove dopo aver ascoltato Sonic Youth, Yo La Tengo e Neu!. Simpatici, appunto. Il pubblico, cresciuto rispetto ai precedenti appuntamenti, si accalca intanto per gli attesissimi Calexico, che chiudono la serata e il festival. Joey Burns e John Convertino si danno all’intrattenimento puro. Gigioneggiano, divertono, con un ensemble ricco che fa più ballare, ma si fa anche ascoltare. Inseriscono tra un pezzo e l’altro Love Will Tear Us Apart, una Bigmouth Strikes Again a sorpresa e la loro nota interpretazione di Alone Again Or dei Love. Una spanna su tutto il resto, noblesse oblige. Voglia di divertimento e tanto mestiere, oltre alla ben nota classe. Ci si diverte, si balla tanto. Resta un po’ la voglia di altri Calexico, ma tant’è.

Zanne 2014 si conclude, si sciama verso i punti di ristoro commentando i concerti. Ci si dà appuntamento per la prossima edizione, che sarà poi annunciata dopo poche ore dagli organizzatori. Non avevamo dubbi.

(contributi di Antonio Pancamo Puglia)

Si ringrazia Sfera Cubica e Zanne per le foto.

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