Twin Peaks: The Return, commento alla parte 10

Siamo ormai oltre la metà della nuova stagione di Twin Peaks. Dopo il delirio visionario di Parte 8 e la semi-narrazione di raccordo di Parte 9, Parte 10 è senz’altro uno degli episodi più spassosi visti sin qui. Si procede per successione rilassata di tanti flash, che forniscono in parallelo varie cerniere di senso e infittiscono al contempo i misteri (gli SMS fra Bad Cooper e Diane, le foto che mostrano Bad Cooper sul luogo degli assassinii newyorchesi…). Si ride spesso, dunque, ma l’attenzione sembra focalizzarsi con una regia semplicemente strepitosa (è bene, anche se scontato, specificarlo) sulle sfaccettature dell’essere umano, a volte così violento e perverso, a volte così bisognoso di affetto, di un contatto, a volte alla deriva (Jerry Horne, il fratello di Benjamin, ancora fuori di melone nel bosco), a volte capace di guidare e lasciarsi guidare.

Richard Horne uccide senza farsi alcuno scrupolo la testimone oculare, Miriam, dell’incidente stradale che lo ha visto ammazzare un bambino. Più tardi il ragazzo dagli occhi di ghiaccio e dalla smorfia sadica, aiutato dal viscido Deputy Chat nell’occultare le prove a suo carico, si reca dalla nonna Sylvia, per derubarla con ferocia, e telefona a Benjamin, sempre con lo scopo di estorcergli del denaro: attendiamo di vedere il volto di sua madre, che senz’altro sarà quello della tanto attesa Audrey. Per adesso, scorre il sangue e lo fa in maniera davvero surreale. Altro incrocio stradale, altro siparietto. Fat Trout Trailer Park, il Carl di Harry Dean Stanton suona una canzone per chitarra e voce, Red River Valley, prima di esclamare “It’s a fucking nightmare”. Poco più in là, interno di un’abitazione: Steven maltratta Becky, che sembra così avere ereditato lo stesso destino della madre Shelley. È un fottuto incubo, sì.

A Las Vegas i fratelli Mitchum, interpretati da Robert Knepper e Jim Belushi, riconoscono Dougie Jones/Dale Cooper: si rendono conto che è lui è l’uomo dei jackpot grazie a un notiziario che trasmette un servizio esilarante sull’arresto di Ike The Spike. Anthony Sinclair, il collega bugiardo che lavora nell’ufficio assicurativo assieme a Dougie, è incaricato da Duncan Todd di far uccidere o uccidere di propria mano lo stesso Dougie. Si reca dunque al casinò dei Mitchum per istigarli contro di lui, sfruttando la scusa della negazione di un’assicurazione che ha fatto loro perdere la bellezza di trenta milioni di dollari. Anthony viene condotto alla presenza dei due loschi fratelli da Candie, una delle tre svampite soubrette di rosa vestite che tanto ci ricordano le aspiranti starlette di Mulholland Drive.

Ma Dougie/Dale, intanto, ignaro e sempre storditissimo, se la spassa volente o nolente con la moglie Janey-E, attizzata dal suo fisico più asciutto e tonico, ignara – poverina – che quello non è il suo vero marito (un altro plauso a Naomi Watts, capace di far brillare con un mix di isteria e ironia un personaggio sulla carta impossibile). Ognuno se la spassa d’altronde come può: Nadine Hurley guarda l’ultima televendita del Dr. Jacoby (che tra uno slogan e l’altro raccomanda “Save the children“, come no, ditelo giustappunto a Richard Horne…), Gordon – che nel mentre ha una visione scioccante di Laura Palmer – e Tammy spiano sogghignando l’incontro galante fra Albert e la coroner Constance.

In fondo, è come se Lynch stesse spiando i suoi spettatori, super presi dalle sue imprevedibili trovate. I due colpi di scena riservati alla fine sono un tuffo al cuore per gli aficionados. Hawk riceve un’altra telefonata dalla Signora Ceppo: “Laura is the one“. Una frase perentoriamente rivelatoria che collega la precedente visione di Gordon alla sfera creata dal Gigante nella Loggia Bianca, che fa poi inevitabilmente pensare al “This is the girl” pronunciato dal regista Adam in Mulholland Drive. E a proposito di Mulholland Drive, indovinate chi canta stasera al Roadhouse? Un’irriconoscibile Rebekah Del Rio dai capelli scuri, riconoscibilissima però appena inizia a intonare una ballata sognante e lunare scritta con il medesimo Lynch e John Neff, No Stars. Alla chitarra, alla sua destra, nientemeno che Moby, amico e sporadico collaboratore di Lynch. “Silenzio… È solo un’illusione“, no?

18 luglio 2017
18 luglio 2017
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