Verdena in "Muori Delay"

“Deriso dalla folla il clown”. Nuoto sincronizzato e il nonsense in “Muori Delay” dei Verdena

Nel marzo 2007 i Verdena pubblicavano con successo Requiem, reduci com’erano dall’ottima accoglienza del precedente Il suicidio dei samurai, disco che aveva rappresentato la prima vera prova della band anche come produttore di se stessa. Requiem è da molti considerato un album di svolta nel percorso artistico della band bergamasca, capace quindi di unire tutte quelle suggestioni che ne avevano consolidato il sound ormai distinguibile e in grado anche di esplorare nuovi territori e allargare i propri orizzonti espressivi, sia in termini di pura ispirazione che di strade da battere. Ecco allora che le 15 tracce presenti in scaletta (16 nell’edizione in vinile) si presentano come un puro viaggio nei meandri del rock, caratterizzato da un’atmosfera da jam irripetibile e che avrebbe dato il meglio nelle esibizioni live (che furono tantissime nel corso del tour che ne seguì), ma anche da un tocco funereo che ben si addice all’immaginario concept attorno al quale ruota il disco.

Da Requiem vennero estratti quattro singoli per altrettanti videoclip. Il primo di questi fu Muori Delay, diretto da Marco Gentile (che sarebbe tornato anche per il successivo Caños). A stupire, specialmente dopo le atmosfere dark che avevano condito i video dei Verdena fino a quel momento, e anche in netta collisione con il look dei brani e dell’artwork dell’album (i volti stilizzati dei tre membri su un campo nerissimo), fu chiaramente la spiccata semplicità del concept di base e l’utilizzo di colori pastello capaci di distendere gli animi e formare un legame evidente con le immagini presentate. Inutile, poi, soffermarsi sul significato del testo: non ne ha. Ognuno può vederci ciò che vuole, come da sempre con Alberto Ferrari in sede di scrittura: il suo nonsense acquista in Muori Delay quasi un’aura circense, il facile collegamento con quel clown deriso dalla folla, e quel delay che con ogni probabilità non si riferisce all’effetto tecnico usato su alcuni strumenti ma più semplicemente stava bene lì, integrato con il suono della musica in quel particolare momento.

Il video presenta appunto i tre componenti dei Verdena a bordo piscina (tra cui spicca una Roberta Sammarelli con capello fucsia), impegnati nell’esecuzione del brano, quando d’un tratto entrano in scena delle nuotatrici di nuoto sincronizzato. Alternate a questa sequenza vediamo anche un attempato signore che per sfuggire alla routine lavorativa quotidiana parte a danzare all’interno del suo ufficio. In seguito si munirà di occhialini e cuffietta pronto anche lui a tuffarsi in acqua. Cosa che farà anche la stessa band al termine del filmato, in un’immagine che sembra riecheggiare – maliziosamente – le session per l’artwork di Nevermind dei Nirvana. La stessa idea di semplicità verrà replicata nel successivo videoclip di Caños, firmato sempre da Gentile, per poi cambiare totalmente registro con l’arrivo di Francesco Fei in cabina di regia (Angie).

Tredici anni dopo il brano verrà proposto nel corso della trasmissione X Factor, su idea di Manuel Agnelli, con Alberto Ferrari al basso insieme ai Little Pieces of Marmelade.