Pop, malgrado tutto. Intervista ad Ariel Pink.

Sono giornate di fuoco per Ariel Pink. E non solo per gli impegni correlati alla promozione del nuovo album. Pom pom, sin dai primi singoli, si annuncia come uno dei dischi più importanti della sua carriera. Un lavoro magniloquente, che nella sua ipertrofia punta a dire qualcosa di definitivo su quella zona franca del pop in cui le ombre del mainstream si allungano fino ad assumere contorni grotteschi. A tal proposito il trentaseienne californiano dimostra ancora una volta di sapersi scegliere i padrini giusti. Se in passato le collaborazioni con R. Stevie Moore avevano portato alla (ri)scoperta di uno degli eroi misconosciuti del pop DIY, oggi è il vecchio Kim Fowley a firmare due brani dell’album insieme a lui. Fowley è un personaggio che ha attraversato trasversalmente l’universo musicale, grazie alla capacità di incunearsi all’interno delle falle dell’industria del pop per sfruttarne le contraddizioni. In questo senso Pink è il più indicato a prenderne l’eredità. Perché se è vero che il Nostro ama danzare sopra le righe come una ballerina in tutù, gli va riconosciuto di essere uno dei geni folli della sua generazione, in un momento in cui la genialità è una qualità da far valere ai piani alti delle case discografiche.

Quando lo contattiamo lo troviamo nelle insolite vesti di pompiere, intento a spegnere il fuoco delle polemiche innescate da frasi con cui avrebbe commentato, in modo non proprio rispettoso, la sua presunta collaborazione con Madonna. Ci siamo trovati di fronte ad un Ariel Pink insolitamente moderato (alter ego buono di quel Pink “bigmouth”, accusato più volte di misoginia) ma sempre capace di mettersi a nudo senza imbarazzi.

So che sei a New York in questo momento. Hai qualche cosa in ballo?

No, sono qui solo per promuovere l’album.

Dunque sei ancora di stanza a Los Angeles?

Sì, assolutamente.

Credi che sia un buon posto per un musicista come te?

Credo che non esistano posti buoni per gli artisti. Gli artisti generalmente sono poveri. Forse New York è un posto buono, ma io non ho ancora trovato ragioni per lasciare Los Angeles. È  lì che ho famiglia e amici e credo che chiunque abbia la possibilità, resti vicino alla propria famiglia.

Avrei molte cose da chiederti, ma visto che proprio in questi giorni si sta facendo un gran parlare della tua collaborazione con Madonna mi piacerebbe saperne di più a riguardo…

Non c’è molto da dire. Sono uscite un sacco di cose non vere a riguardo. È un caso tipico del mio rapporto con i media. Semplicemente qualcuno ha mentito. È stato detto qualcosa che non era vero e a cui tutti hanno creduto. La stampa ha amplificato la cosa usando il nome di Madonna e il mio, senza verificare assolutamente nulla. Sono state riportate alcune frasi che io avrei detto all’interno di una lunga intervista in cui parlavo del mio ultimo album. Ovviamente la gente si è interessata solo a quelle frasi.

arielpink

Ma al di là delle polemiche, è vero che stai lavorando ad alcuni pezzi per il nuovo album di Madonna?

No, non è vero. È come in paesi tipo il Rwanda o la Germania, in cui la pubblica opinione è controllata dalla macchina della propaganda. Questa volta, però, sono stati ipocriti perché hanno attaccato me per attaccare lei. Personalmente non ho ragione di negare niente. Io vivo e lascio vivere. Anzi, dovrei essere contento che il mio nome sia stato associato al suo, seppur per ragioni non consone.

Beh, è un vero peccato, sarebbe stato interessante vederti alle prese con un’artista che citi spesso come tua fonte di ispirazione…

Beh, vedi. C’è stato in effetti un contatto, ma è stato alcuni mesi fa. Ero nel mezzo delle registrazioni del disco e stavo producendo altri artisti. Hanno contattato il mio agente per vedere se c’erano le condizioni per una collaborazione, perché pare che lei avesse in mente qualcosa di “strano” per il suo nuovo album. Naturalmente oltre a me, stavano valutando anche altri autori. È stato divertente lavorare per un po’ di tempo pensando a Madonna, ma alla fine non se n’è fatto nulla. Immagino che il lavoro sia stato affidato a qualcun altro.

Cosa pensi di questa tendenza da parte degli artisti del pop “mainstream” di cooptare collaboratori più estremi per i loro album?

Credo sia un’ottima cosa. Personalmente sono stato molto onorato che mi sia stata offerta questa occasione. Non so se riaccadrà, a questo punto. Di certo non ho problemi a lavorare nell’industria musicale. Credo che la mia musica abbia le qualità giuste per il mainstream. Solo preferirei non farlo come progetto solista, usando la mia voce. È una cosa che mi piacerebbe fare per un altro artista.

Quando credi di essere passato dall’essere percepito come un freak, come qualcosa di strano e “poco commestibile”, a  modello per gli altri artisti?

Credo che sia stato un processo graduale. È una cosa iniziata intorno al 2004 ed è arrivata a compimento intorno alla pubblicazione del singolo Round And Round. Ci sono stati cinque o sei anni in cui continuavo a ricevere stroncature da parte di Pitchfork senza alcun motivo. Le cose sono andate avanti così fino a che non sono diventato un specie di “mainstream per l’indie”.

Pensi che in qualche modo le cose siano cambiate anche grazie al successo di un libro come Retromania?

Credo che siano cambiate grazie al mio di successo! Scherzi a parte, le opinioni che ho condiviso con Simon e le parti del libro che parlano di me sono servite a dare un altro punto di vista al ragionamento che sta alla base di Retromania. Ma credo che quello sia soprattutto un libro sull’hauntology, ovvero su qualcosa con cui non ho mai avuto nulla a che fare. Poi non so se nel mio caso si possa parlare di una vera popolarità, sono solo un patetico nerd. Nel mio caso credo che abbia contato il fatto di essere in giro da parecchio tempo. Questo ha reso possibile il fatto che la gente si abituasse alla mia musica. Ora ci sono molti giovani artisti (parlo di gente di 20-22 anni con un contratto discografico con etichette che contano) che nelle interviste affermano di essere cresciuti ascoltando la mia musica. Questo per me è molto interessante. Dunque non è che io stia facendo musica meno “strana” rispetto al passato. Piuttosto è il mondo ad essere diventato di più un posto più “strano”.

Parliamo un po’ del nuovo album. Come mai per introdurlo hai scelto uno dei brani più pop della tua carriera?

Non c’è un motivo specifico. Si tratta di un disco complesso, è una specie di ritorno alle cose che facevo prima di arrivare alla 4AD. All’epoca mi era capitato di fare un paio di dischi un po’ troppo lunghi. Adesso faccio le stesse cose ma con un’altra consapevolezza. Non c’è un tema o un mood che pervade l’intero album, per me si tratta di una specie di White Album, un disco molto anglo-eurocentrico. Mi sono molto divertito a registrarlo, non sono partito con l’idea di registrare così tanti brani, ma sarei potuto andare avanti ancora per molto tempo se non mi fossi imposto uno stop.

Per quale ragione il disco non è intitolato a Haunted Graffiti?

Anche quando lo intitolavo Haunted Graffiti, si trattava sempre e solo di me. Ma in questo caso ci sono molti musicisti coinvolti e non volevo che questo potesse essere confuso con il lavoro di una vera e propria band.

Uno con il tuo carattere ha difficoltà a collaborare con così tante persone?

Diciamo che il lavoro è un’altra cosa. Per me è vitale collaborare con altre persone; inoltre non amo molto fare tutto da solo. Credo che se la gente tenesse conto di tutte le persone con cui ho collaborato e di tutti quelli che vorrebbero collaborare con me, cambierebbe la percezione che ha di me e del mio carattere.

arielpinkalba

Mi sembra che pom pom sia un album piuttosto strutturato e articolato. Ti senti un songwriter più forte e maturo?

Ci sono stati blocchi e pressioni negli altri album. Di recente ho avuto parecchi problemi di carattere legale (recentemente il suo ex batterista gli ha intentato causa dopo essere stato espulso dal gruppo, affermando di aver scritto insieme a lui parte del materiale di Mature Themes, ndSA), e poi pressioni per concludere in fretta il disco, in modo da poter andare in fretta in tour per racimolare un po’ di soldi. Tutto questo aveva portato a risultati poco focalizzati che non mi avevano soddisfattto molto. Questa volta ero intenzionato a non avere nulla di tutto questo. Questa volta ho preso tempo, ed è per questo che i brani sono più elaborati rispetto agli ultimi due album. E’ tutto molto più denso e aggrovigliato e la produzione è più elaborata e più pulita. Inoltre c’è stata questa collaborazione con Kim Fowley, artista con cui sono entrato subito in sintonia. Si è creata un’alchimia tale che ad un certo punto tutto ha iniziato ad andare per il verso giusto.

A proposito di Kim Fowley, com’è nata la vostra collaborazione?

Avevo intenzione di fare un video con lui già l’anno precedente, ma poi la cosa non si è realizzata. Siamo rimasti in contatto e mi ha dato parecchi consigli riguardo ai miei problemi legali. Credo che recentemente abbia fatto un po’ di ricerche e si sia reso conto di contare ancora molto per diverse persone. Quello che posso dire è che stato contento di lavorare con qualcuno che avrebbe voluto portare avanti la sua eredità artistica. Lui lavora ancora molto con diversi artisti contemporaneamente. Quando lo sono andato a trovare, se ne è venuto fuori di getto con una serie di idee che io ho cercato di fissare su carta, e quindi ho rielaborato più tardi per conto mio.

Mi sembra che il nuovo album sia un lavoro maturo. In un certo senso, una summa di tutte le tue esperienza precedenti. Ti capita mai di pensare a tutto quello che hai costruito in questi anni? Credo che un personaggio con un ego come il tuo debba farlo spesso…

No (ride, ndSA) ma ci penso tutte le volte che realizzo un disco e la gente mi stupisce mostrando che gliene frega ancora qualcosa della mia musica. In tutti questi anni la mia vena creativa è andata e venuta. Ma ogni volta che pubblico qualcosa accade che la gente sembri interessarsi a quello che faccio e la cosa mi pare incredibile. C’è stato un periodo in cui non ho scritto canzoni per quasi cinque anni, per dedicarmi alla mia vita. Non sapevo neppure se sarei riuscito a ricominciare. Così, ogni volta mi sento incredibilmente onorato e sorpreso. Ora sono arrivato al punto che non devo pubblicare in continuazione materiale, perchè la gente si ricordi di me. Questo significa che non devo essere continuamente ispirato. Non avrei bisogno neanche di un’etichetta, potrei accontentarmi semplicemente del fatto di continnuare a fare musica. Invece ho un’etichetta e un disco nuovo, e tutto questo mi fa sentire incredibilmente fortunato.

17 novembre 2014
17 novembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Una cronaca dei mondi interiori Paolo Saporiti - Una cronaca dei mondi interiori
Successivo
Riportando tutto a casa. Intervista ai Lamb Lamb - Riportando tutto a casa. Intervista ai Lamb

etichetta

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite