Apologia della “Tumblr Girl”. Ecco perchè nessuno dovrebbe sentirsi offeso dal video di “Septum”
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Luca Roncoroni
- 6 Novembre 2015
L’antefatto è il seguente: una ragazza si fa un finto piercing al naso, chiamato septum, e condivide la cosa con Luca Albino, che oltre ad essere confidente di fiducia di lei, nella vita fa anche il producer a nome Capibara, personaggio che abbiamo trattato approfonditamente su queste pagine negli ultimi mesi.
«Sei l’emblema di ciò che non è giusto nella vita»
Stacco, giorni nostri. Il video di Septum (che potete vedere qui), nuovo singolo firmato a quattro mani da Capibara e dal rapper/producer/dj barese Sgamo ed estratto dal nuovo album del primo, Gonzo , spopola su internet e supera la soglia delle 30.000 visualizzazioni su YouTube. Segni particolari: lo streaming si becca una valanga di pollici versi, praticamente il doppio dei “mi piace”, e nei commenti la gente s’azzanna, rigorosamente a monitor interposto, in oltre 80 post tra l’indignato, il polemico, l’offeso, il provocatorio e, fanalino di coda, il tiepidamente entusiasta. Dalle parti della crew di Sgamo, il clip è già un piccolo/grande caso, con tanto di articoli sui giornali locali; soprattutto piovono minacce, insulti e calunnie da ogni dove, e non solo rivolte a lui, ma anche alle ragazze che hanno partecipato alle riprese. Possibile che uno come Sgamo, che passa le giornate trastullandosi tra improbabili cappellini a poke-fantasie, collage glitch di Miley Cyrus, compilation di chopped & screwed hip hop e seratone al Kode_1, abbia toccato tasti tanto sensibili attraverso un girato sereno, scanzonato e fondamentalmente innocuo?
«L’Italia decade per le persone come te, renditene conto per favore»
Il video è semplicemente una celebrazione – a sprazzi oltre i limiti – del più zuzzerellone feticismo di tutta quell’estetica da tumblr girl che fa proprio di quell’apparentemente innocuo finto-piercing il proprio oggetto simbolo. Un mix tra il patinato e il (finto) freak di modelli diversi e ri-amalgamati: da FKA Twigs a M.I.A., da Yolandi di casa Die Antwoord all’Azealia Banks di 212; hip hop ed estetica suicidegirls quindi, manga ed esotismi vari, tra selfie ultra-filtrati, softcore e maliziosi retaggi finto-infantilisti (per cui, tra uno sculettamento e l’altro, si gioca con My Little Pony e si va sul dondolo al parco, per poi bere alla fontanella facendo la stupidina). Tutto molto bello, tutto molto Tumblr, tutto molto “vuoto” in fin dei conti. Questo tipo di modello, così come quasi qualsiasi altro tipo di modello, è semplicemente la presa ad obiettivo di uno stereotipo più o meno definito cui tendere per affastellamento di dettagli, siano essi il piercing al naso, gli short raso-chiappa, il capello tinto fluo o il dilatatore al lobo. Siano essi la barba e il cappellino storto di Sgamo, che potrebbero benissimo essere inseriti nella parata di loghi sulla sua bellissima felpa. Non c’è niente di male, non c’è niente di strano. Una volta potevano essere il capello lungo e la camicia di flanella a quadrettoni, o il chiodo con le borchie e la doccia con la birra (e per qualcuno lo sono ancora). Stiamo parlando di stereotipi, volutamente semplificati al massimo, cui si può aderire più o meno sinceramente e più o meno consapevolmente. Mettersi il septum e fare la zozza (finta o meno non ci interessa) è uno degli stereotipi cui una ragazza nel 2015 può liberamente scegliere di tendere, mutuando tutta una serie di riferimenti plurimi aggiornati all’estetica da teen, da college girl americana che in Italia stiamo vivendo, roba già vista, in ritardo e di riflesso. Una maschera, la creazione/clonazione/imitazione di un sé ideale progettato a tavolino per apparire come vorremmo sembrare. Non è questo il luogo per approfondire il perché di tutto questo. Resta il fatto che il video è la celebrazione di questo, della postmodernità e delle relazioni da social, delle magliette bagnate e dei roller al ralenti. Consapevole, critico, sornione, ironico, sereno.
«Con quella canzone di merda ai sfociato nell anti cultura totale». Si, scritto esattamente così. Mi dispiace.
Attenzione, non sto elevando Capibara e Sgamo e critici dei costumi e censori della società che fa dei follower su Instagram e dei like su Facebook i propri parametri di successo personale, e sarebbe ingenuo farlo. Loro hanno semplicemente celebrato l’ennesimo stereotipo, e l’hanno fatto bene, divertendosi e divertendo chi è riuscito a cogliere la sottile ironia che attraversa tutta l’operazione. Si può discutere sulla resa musicale del tutto, criticando il volutamente esasperato autotune o la metrica di Sgamo piuttosto che il beat (per me comunque grandioso) di Capibara, ma credo che chi si senta offeso da un video del genere non sia semplicemente stato in grado di coglierne il senso. È un po’ troppo facile ridurre il tutto a polemiche tardo-femministe sulla mercificazione di sé, al “se queste ragazze non mostrano tette e culo non se le caga nessuno”. Le ragazze presenti nel video hanno partecipato per loro liberissima scelta, nessuno le ha obbligate, né Sgamo ha promesso loro fama e denaro in cambio di due ammiccanti e ancheggiamenti. L’album è stato distribuito in free-download e il video è stato girato da Claudia Decaro, fotografa e video-artista locale amica dei due. Non stiamo parlando di porno-colloqui per entrare nei giri di una major, stiamo parlando di due amici/artisti/simpatici cazzoni che fanno un pezzo insieme con video annesso, prendendo in giro un’estetica patinata da teen selfie con Retrica.
Come mai le ragazze hanno partecipato al clip for free? Magari non si sono sentite usate, mercificate, oggettivate, o non gli è sembrato di svendere la propria immagine. Fare i proto-femministi così, oggi, relativamente a un video del genere, è un tantino anacronistico e pure, paradossalmente, maschilista.
«Sei riuscito nel tuo intento ignorantissimo di ottenere fama».
L’ironia è ciò che sfugge a chi scrive: «secondo quanto affermato dal cantante in un’intervista rilasciata al sito www.sentirsiascoltare.com si sarebbe trattato di riprendere una sua giornata tipo. Ma quale?». Si parla di questa nostra intervista. Oltre a consigliare agli amici di bitontotv.it di controllare meglio il nome del sito da cui si cita, sembra evidente tanto dal modo in cui è stata formulata la domanda posta al rapper dal sottoscritto quanto dalla sua risposta come il tutto fosse calato in un contesto scherzoso e – parola chiave – ironico. Quindi non ha senso scandalizzarsi per qualcosa che è «vergognoso» solo per chi aspetta l’occasione per indignarsi ed ergersi a tardivo paladino fantoccio dell’emancipazione femminile; e se la canzone non vi piace, se trovate che rappresenti «il nulla cosmico» e «tutto il peggio della paccuttiglia hip hop», che sia «imbarazzante» oppure semplicemente «inutile», allora tutto a posto: basta non ascoltarla. Resta comunque evidente come in Italia probabilmente solo il rap nostrano sia oggi in grado di muovere tante energie e, sì, di far sfogare anche tanto odio. Ed è altrettanto evidente come chi lo alimenti faccia, giocoforza dei social, un gran favore a Capibara e Sgamo. Su Vevo le visualizzazioni del video continuano a crescere e probabilmente in questo momento i due ragazzoni se la staranno ridendo sotto le loro belle barbe.
Sempre sulle nostre pagine trovate anche un’analisi del video di Septum ad opera della prof.ssa universitaria Claudia Attimonelli.

