L’ennesima disfatta del mercato italiano
Immobilismo al servizio dei (pochi) soliti noti

Abbiamo dato per assodato che, per quanto sia ampio in termini numerici il divario tra i big e gli eroi di culto anche nell’era della più ampia libertà di scelta internettiana, questi ultimi oggi hanno indubbiamente una maggiore visibilità rispetto a qualche anno fa (alla fine il concetto alla base è sempre un misto tra la long tail e i wharoliani quindici minuti di celebrità). Può essere quindi interessante andare ad indagare quelle che potrebbero essere le dinamiche che si celano dietro a questa evoluzione. Su due piedi, una teoria plausibile potrebbe essere quella dell’abbattimento dei confini: fino a 10-15 anni fa molti artisti/dischi non uscivano dal proprio recinto nazionale (per motivi di distribuzione, target ecc..), oggi invece qualsiasi artista può raggiungere il lato opposto del globo con un clic.

Questa teoria trova solo in parte conforto nella realtà: siamo infatti andati ad analizzare quelli che sono stati gli album più venduti in Italia, USA e UK nel 2014 cercando di fare emergere dati interessanti a livello demografico.

ITALIA: la situazione è, ancora una volta, disastrosa su tutti i fronti. In primo luogo, quello italiano è un mercato decisamente sottodimensionato: oggi le vendite sono leggermente inferiori a quelle australiane nonostante il triplo della popolazione e di poco superiori a quelle olandesi nonostante il quadruplo della popolazione. Non solo, il confronto con la Francia (mercato in crescita con volumi non troppo distanti da quelli inglesi) è improponibile: a (quasi) parità di popolazione, il 100° album più venduto in Francia nel 2014 ha totalizzato circa 50.000 copie, mentre in Italia il 100° album più venduto ha totalizzato circa 10.000 copie. In secondo luogo il nostro è un mercato fermo, generalmente impermeabile alle novità (sia estere che nostrane) e dall’età media degli artisti più venduti elevatissima. I soliti nomi che portano avanti da anni (solitamente decenni) il lento carrozzone della canzone italiana, all’interno di un contesto prevedibile in cui le sorprese stanno a zero.

Quest’anno esce il disco di Vasco Rossi? Album più venduto dell’anno in automatico. L’anno prossimo esce il disco di Ligabue? Album più venduto dell’anno in automatico. Se non sono loro, il podio se lo giocano i soliti sospetti, che da venti anni (nel migliore dei casi) pasteggiano ai vertici, ovvero Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Jovanotti, Gianna Nannini o Zucchero. Quest’anno ci sono stati giusto i Pink Floyd (circa 170.000 copie) a contrastare a distanza un Vasco Rossi (circa 230.000 copie) neanche troppo in forma a livello di successo. Nulla di strano in un Paese arpionato al passato. Le uniche tre (TRE) “novità” emerse negli ultimi quindici anni, capaci di competere con i “big”, sono, in ordine di tempo, Tiziano Ferro (che qualcosina di decente l’ha fatta), Negramaro (che qualcosina di decente hanno fatto, a inizio carriera) e Modà (neanche quello). Il resto? Due sole alternative: i talent show o il rap italiano più convenzionale. Ovviamente la lingua deve essere necessariamente l’italiano, altrimenti non si va da nessuna parte.

La percentuale di album stranieri tra i 100 più venduti del 2014 è incredibilmente superiore a quella degli ultimi anni (42% vs il 37%, sia del 2012 che del 2013), ma prima di festeggiare un immaginario cambio di rotta meno nazionalista è giusto notare che quella percentuale non solo è composta soprattutto da vecchi dinosauri, ma è anche distribuita principalmente nella seconda metà della classifica. In top20 la percentuale di album stranieri scende infatti al 20% (come l’anno scorso). A livello di genere musicale, poi, la situazione è ben delineata, con il Pop Italiano ancora in netta maggioranza (55% delle vendite della top100), seguito a distanza dal Pop Internazionale (17% vs il 16% del 2013) e Rap Italiano (11% vs il 13% del 2013). Cresce invece la quota del rock internazionale (16% vs 7%), ma lo si deve principalmente alle uscite targate Pink Floyd, AC/DC, Springsteen ecc.. L’universo “indie” continua ad essere assente dalla top100 annuale (a parte Mannarino, se si può considerare tale), a riprova del fatto che gli sbandieramenti per le top10 raggiunte dai vari Dente, Luci Della Centrale Elettrica, Brunori Sas & co lasciano il tempo che trovano.

Fino a qui il panorama è chiaramente desolante, ma il peggio deve ancora arrivare: parliamo dell’età media degli artisti presenti in classifica. L’età media dei musicisti responsabili dei 100 album più venduti in Italia nel 2014 è di circa 43 anni (la media è più o meno tra artisti italiani e internazionali). Tra poco vi sveleremo quella americana e inglese, ma prima è giusto scavare ulteriormente nel fango, scoprendo che, eliminati dal conteggio gli artisti ex-talent show, l’età media sale a 46 anni. Se, oltre agli ex-talent show, eliminiamo anche gli artisti – mediamente più giovani – identificabili all’interno della categoria Rap Italiano, si sale ulteriormente sfiorando i 50 anni.

Un ultimo appunto che rimarca la staticità e la totale mancanza di appigli ai quali aggrapparsi: nella top 100, ben dodici (12!!) artisti sono presenti con più di un disco, segno evidente di una totale chiusura verso i musicisti sconosciuti. Una chiusura difficile da debellare, dato che ormai è intrinseca del circolo vizioso media->pubblico->media->pubblico ecc.

Su queste pagine trovate un aggionramento di questo articolo, che introduce qualche timido dato positivo.

USA: i tempi in cui le grandi star inglesi (Oasis, Robbie Williams, ecc…) faticavano a trovare il grande successo oltreoceano sembrano essere terminati. Tra i best-seller infatti troviamo sempre più artisti inglesi, e non stiamo solamente parlando dei megaseller Adele, Mumford & Sons e One Direction, ma anche dei recenti exploit di Ed Sheeran e Sam Smith (Hozier è il prossimo). Anche gli Arctic Monkeys hanno trovato terreno decisamente più fertile rispetto a qualche anno fa. I confini sono quindi in parte abbattuti e i primi ad approfittarne sono stati gli inglesi, i quali – a dirla tutta – non hanno neanche dovuto faticare troppo considerando che negli anni Dieci gli americani hanno sfornato praticamente solo un nuovo artista in grado di competere ai piani più alti a livello mondiale: Bruno Mars. Sotto alcuni aspetti è possibile individuare alcune linee di congiunzione tra il nostro mercato e quello americano: se qui da decenni regna la canzone italiana più conservatrice, tradizionalista e tv-centrica, in USA sono le country-star più becere a spopolare (per non parlare dell’incredibile diffusione di tutto il filone – cross-genere – christian). Ad ognuno il suo. L’età media degli artisti presenti in classifica è però di circa 36 anni (33 per gli artisti stranieri, principalmente inglesi o canadesi, e 37 per gli americani). Gli artisti presenti con più di un disco in top 100 sono solo cinque.

UK: In Inghilterra, come da tradizione (vedi anche il focus dello scorso anno), la situazione è decisamente più rosea. L’età media degli artisti presenti in top 100 è di poco superiore ai 36 anni e scende a 33 anni se si considerano esclusivamente gli artisti inglesi. Considerando solo gli artisti locali presenti nella top20, l’età media scende addirittura sotto i 30 anni (circa 29). Un ricambio continuo per quello che è uno dei mercati più dinamici al mondo. Gli artisti presenti con più di un disco in top 100 sono sei.

19 gennaio 2015
19 gennaio 2015
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