These Times
mag
03
2019

The Dream Syndicate

These Times

ANTI-

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A due anni dall’album che ne ha segnato il ritorno discografico – Did I Find Myself Here? – il primo dai tempi di Ghost Stories, e a una manciata di mesi dalla compilation 3 x 4: The Bangles, The Three O’Clock, The Dream Syndicate, Rain Parade, ripuntiamo i riflettori sulla band capostipite del giro neo psichedelico losangelino degli anni ’80 noto come Paisley Underground. Parliamo dei Dream Syndicate di Steve Wynn ovviamente. Registrato in Virginia, ai Montrose Studios, con John Agnello, e con tutti i testi vergati dallo stesso Wynn, These Times è il secondo disco che la formazione dà alle stampe dopo la reunion del 2012. È in uscita il 3 maggio 2019, ed è un lavoro che coglie un po’ di sorpresa, dato che il songwriter e bandleader cita tra le sue influenze la produzione del compianto producer Hip Hop, J Dilla.

«Nel periodo in cui ho scritto le canzoni per questo disco ero ossessionato da Donuts di J Dilla. Amo il suo approccio alla produzione e alla composizione come dj e crate digger. Quell’essere fan della musica che andava a catturare per poi manipolarla finché non diventava la sua. Così ho iniziato a pasticciare un po’ con sequencer, drum machine e loop per uscire dai soliti schemi e vedere cosa veniva fuori. Mi son messo in testa di fare una compilation invece di fare il solito album more of the same. Non metteresti i Dream Syndicate e J Dilla nella stessa frase così facilmente, eppure è questa l’unione che sento quando ascolto questo disco».

Riguardo ai testi, Wynn smorza gli entusiasmi musicofili e parla di un disco che riflette la sensazione di panico che si prova nel vivere in un mondo che sta velocemente precipitando da qualche parte, evolvendo rapidamente, cambiando corso su base oraria. E non è affatto una bella sensazione: «I testi sono solo uno specchio del terrore, della mania, della speculazione, della melanconia e in ultima analisi del crepuscolare abbandono in risposta a tutto questo», spiega il frontman nella nota stampa. In pratica parlano «di dove siamo ora».

Pre-order già disponibile. Di seguito il primo singolo Black Light con l’accompagnamento visivo di David Dalglish, brano che fin da subito svela i nuovi arrangiamenti adottati dalla formazione: synth cosmici e chitarre psichedeliche, Wynn a intonare uno scuro spoken word, una generale produzione elettronica che si nota anche nel modo in cui s’incastrano le parti più tipicamente rock (chitarra, basso e batteria), oltre che nel missaggio. Segue la condivisione del brano Put Some Miles On, un pezzo che viaggia sui binari di uno spedito motorik sorretto da un crooning distinguibilmente Iggy Pop avvolto da un ruvido e psichedelico groove velvettiano e la più canonicamente rockettara The Way In.

Su SA trovate sia un approfondimento dedicato alla carriera dei Dream Syndicate, sia il testo che approfondisce la figura e l’opera di Dilla, come anche le recensioni di album come Medicine Show The Days Of Wine And Roses.

di Edoardo Bridda

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