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Avevamo lasciato discograficamente parlando l’Odd Future Thebe Neruda Kgositsile, in arte Earl Sweatshirt, nel 2015 con lo stonato e claustrofobico I Don’t Like Shit, I Don’t Go Outside, un disco che all’epoca, in sede di recensione, avevamo definito come «catartico, tossico, di quelli concepiti con gli scarafaggi in casa e le ombre di demoni a stagliarsi sul muro». Di quest’anno poi, e siamo nel 2018, l’annullamento del tour europeo a causa di dichiarati problemi legati «all’ansia e alla depressione», una condizione psicologica direttamente legata all’elaborazione della morte del padre, il poeta Keorapetse Kgositsile, scomparso a gennaio. Riguardo alla cancellazione della sua performance al Field Day dello scorso giugno, gli organizzatori riportavano in tutta sincerità «che il ragazzo pensava di essere pronto per tornare onstage ma semplicemente non era ancora il momento di farlo».

Passato qualche mese e a distanza di alcune settimane dalla comparsata al tribute show del compianto Mac Miller, Earl ha già pronto per le stampe il suo terzo album, Some Rap Songs, disco che dichiara giusto una decina di giorni prima dell’uscita ufficiale (30 novembre 2018). Ad anticiparlo, il singolo The Mint, con ospite Navy Blue, un classico numero dei suoi sul lato Dilla e Doom del joint, un pezzo sbandato, polveroso, con quella punta di off tune jazz che fa tanto Odd Future e quella strofa che riassume perfettamente i due anni appena trascorsi: «Two years, I’ve been missing, livin’ life/ It was wildin’, every day was trash».

di Edoardo Bridda

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