Rainbow Edition
Ago
25
2017

Hype Williams

Rainbow Edition

Big Dada Recordings

BeatsChill-wave / Glo-fi
Precedente
Art in the Age of Automation Portico Quartet - Art in the Age of Automation
Successivo
The Verve – Urban Hymns [Deluxe Edition, 2017] The Verve - The Verve – Urban Hymns [Deluxe Edition, 2017]

Info

Rainbow Editions, pubblicato il 25 agosto 2017 via Big Dada, è l’album che segna il ritorno della sigla Hype Williams, che a quanto pare non corrisponde più al duo composto da Roy/Dean Blunt e Inga Copeland ma alla coppia Slaughter & Silvermane. L’ultimo album sotto questa ragione sociale, 10/10, uscito nel 2016 e già al tempo avvolto nel mistero sulla sua reale paternità, non è stato accreditato dalla press release, come invece la prova precedente One Nation del 2011. Tutti gli altri dischi usciti dopo quello sotto il nome Hype Williams sono da considerarsi fake, recita la nota, e non senza troppe sorprese, conoscendo la lunga tradizione di depistaggi a cui la coppia originaria ci ha abituati.

Nel frattempo, quel che è certo è che i due (ex?) compagni nella musica e nella vita hanno intrapreso carriere soliste: Dean Blunt, in Black Metal (2014), è arrivato a trafficare col folk psichedelico, mentre Inga Copeland – come una sorta di complemento dark di Maria Minerva – è rimasta più vicina alle sperimentazioni dell’originario progetto. Il ritorno a nome Hype Williams – elusivo brand con il quale il duo aveva ottenuto un non indifferente hype bazzicando bozzetti glo-fi e hypnagocic pop – è dunque un ritorno proprio alle (fumose e fumate) origini, tra esercizi lo-fi e produzioni indebitate con il trip hop e l’hip hop strumentale. Si tratta di 20 beat incentrati su elettroniche povere, basso, drum machine, campionamenti e voce, avvolti in linee di synth alteri e distorti.

Il concept sembra, inoltre, legarsi ad aspetti politici e a questioni razziali, come dimostrano sia l’artwork che richiama il simbolo della pace, sia uno spoken word contenuto nella traccia d’apertura Madting in cui una donna rimprovera i suoi interlocutori maschili di essere degli Uncle Tom (un modo di dire derivante dal nome del protagonista del romanzo di Harriet Beecher, Stow, Uncle Tom’s Cabin, che viene utilizzato per etichettare una persona dall’atteggiamento servile e remissivo perché vittima di pregiudizio razziale).

di Luigi Lupo

Altre notizie suggerite