Beatrice Dillon, foto per la stampa (2019)

Beatrice Dillon. Dubbing The Unknown

Beatrice Dillon, londinese d.o.c., è una di quelle artiste a cui di certo non manca il “multiforme ingegno” di rinascimentale memoria. È un’artista trasversale che si muove sempre su una sottile linea di confine tra arte visiva, musica e attività performative di varia natura. Le sue produzioni discografiche si alternano, infatti, alla composizione di colonne sonore, alla progettazione di installazioni multimediali e alla ricerca scultorea. Musicalmente parlando, il suo lavoro mette in dialogo club culture e approccio sperimentale, oscillando tra poli opposti: astrazioni aurorali e bassi cavernosi, strutture ritmiche rigorose e deviazioni groove, free-jazz manipolato e club culture deviata. Una perfetta sintesi della sua estetica ibrida e dell’approccio eclettico e “a tutto campo” all’ascolto sono i mix confezionati per la residenza mensile sulle onde di NTS Radio: un groviglio, spesso intricato e sempre affascinante tra techno, ambient, ripescaggi analogici.

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Ugualmente utile seguire la lista degli ospiti che con lei si alternano al mixer di regia: Call Super, Karen Gweyer, Dale Cornish, Morkebla sono tutte personalità artistiche che seguono percorsi sonori assai personali, finendo per incrociare le tante traiettorie sulle quali l’inglese si avventura. D’altra parte le sue collaborazioni con Rupert Clervaux, Kassem Mosse, J.G Biberkopf, Some Truths e Mark Fell, le esibizioni in spazi quali Lisson Gallery, ICA, Palais de Tokyo Paris e Southbank Centre e le residenze artistiche per il Wysing Arts Centre e Art Sheffield fanno di Beatrice Dillon una delle più interessanti proposte inglesi del momento. Nelle sue produzioni questa proverbiale apertura si sostanzia in un delicato equilibrio fra elettronica e elettroacustica, processazione digitale e sorgenti analogiche, con i suoni cesellati sempre con grande precisione, quasi scolpiti, ma mai sottratti ad una grande libertà compositiva. Questo approccio era già evidente con Folkways 2, il nastro pubblicato nel 2013 da The Trilogy Tapes, manifesto sonoro di una inesausta ricerca verso le trame ritmiche della musica popolare. Nella recente collaborazione con Karen Gwyer, uscita su Alien Jams, la prestigiosa etichetta di Chloe Frieda, Curl è un surreale dub mutante che declina la lezione techno di Basic Channel secondo inedite tonalità, impreziosite dalla ricerca di originali trame percussive. Dopo il clamoroso successo della cassetta Blues Dances la Where To Now? records, nell’agosto del 2015, faceva uscire un EP di tre tracce intitolato Face A/B, subito sold out nella versione in vinile.

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La già ricca palette di timbri e ritmi che costituivano l’ossatura portante negli esperimenti dub-techno dell’inglese si amplia ulteriormente, grazie al groove aggiunto dal sax tenore di Verity Susman e al master curato da Rupert Clervaux. La Dillon ritroverà poi il multi-strumentista e compositore di base a Londra in Studies I-XVII for Samplers and Percussion, una serie di acclamati esercizi tra ritmo e melodia, manipolazioni percussive e ibridi post-dubstep alla Untold uscita su Snow Dog Records. Alla fine dello stesso anno, Beatrice Dillon viene chiamata dalla crew di Wichelroede a registrare un mix da 45 minuti che sarebbe stato stampato, ancora una volta, su audio-cassetta. A lei sarebbe spettato il lato A. Sul lato B viene invitato Ben UFO. I due set sono complementari e rappresentano un’escursione eclettica e profonda tra electronica, dub, reggae, jazz, ambient, techno e house. Da qualche giorno si possono acquistare le copie fisiche, in un bel packging disegnato da Fallon. La predilezione dell’artista per l’idea di suono come materia da manipolare diventa evidente in varie occasioni, come quando, lo scorso 18 aprile, per il lancio di Utility, l’album di debutto di Kowton, Boiler Room ha chiamato Beatrice Dillon assieme ai compagni di scuderia Livity Sound, Peverelist & Asusu, per un set davvero intenso e particolare, impregnato di fumoso dub e accelerazioni techno.

Beatrice Dillon, in versione live set, è l’ospite d’onore del quinto appuntamento targato Hand Signed, venerdì 29 aprile 2016 in Sala Vanni, con l’introduzione a cura dalla fiorentina Gea Brown, figura emergente della scena elettronica italiana, con un background come storica dell’arte e una predilezione per i set interpretati come percorsi di ricerca tra differenti filoni musicali, in un intreccio continuo tra storia e presente. La Dillon è inoltre presente all’interno della line up del romano Nowhere Festival 2016 (Il suo dj set è previsto alle 00:00 di sabato 30 aprile 2016, nella seconda giornata dell’evento) e al Loose Festival di Ravenna, sempre in dj set.