Che fare dopo una grande guerra? – “Game of Thrones” – 8×04

Si beve. Questa è la risposta alla domanda posta nel titolo dell’articolo. Dopo l’omaggio ai numerosi caduti, mostrati in una commovente carrellata sui volti dei più noti, i vincitori della grande guerra contro il Re della Notte si dedicano ai meritati festeggiamenti. Ma tra chi si ubriaca in compagnia, chi acquista un titolo nobiliare, chi si lascia andare ad una notte di piacere (purtroppo, quella che vede coinvolti Jamie e Brienne risulta uno stonato fan service), chi dà inizio alla “danza” mitopoietica delle gesta del Nord (è sempre uno spasso ascoltare le assurdità di Tormund), c’è un personaggio che muta a favore di un nuovo percorso. In poche inquadrature, tra cui quella incriminata per la presenza di un inaspettato elemento anacronistico, il volto crucciato di Emilia Clarke diventa il centro di un episodio che, senza, avrebbe pochissimo da dire.

Dopo sette stagioni è impossibile non pensare che nell’intreccio di Game of Thrones agisca un elemento che nessun personaggio prende in considerazione. Questo perché non è qualcosa che è davvero presente nella storia, come un misterioso Signore della Luce che controlla il destino degli uomini, ma è situato nel modo in cui George R. R. Martin concepisce il meccanismo dell’esistenza. Quasi tutti i personaggi della saga hanno una colpa da espiare e per questo, quando sopraggiunge l’ora della morte (ricordiamo essere un punto centrale della narrazione), periscono seguendo la famosa legge del contrappasso, che sia in “positivo” o in “negativo”. C’è sempre un errore a preannunciare una tragedia. Quando Jon Snow è stato accoltellato dagli ammutinati dei Guardiani della Notte, è stato perché non aveva più rispettato il sacro giuramento fatto all’inizio del suo viaggio (si era innamorato di una donna, Ygritte, e aveva portato i Bruti a Westeros). Oppure, ancora più indietro, quando Ned Stark ha subìto la condanna di Joffrey Baratheon, è lecito sospettare che la sua decapitazione abbia a che fare con le vere origini di Jon, tenute nascoste persino all’amata moglie Catelyn.

Ma torniamo all’ultimo episodio trasmesso, The Last of the Stark. Mentre tutti brindano alla vittoria e al coraggio di Arya Stark, Daenerys capisce di essere completamente fuori posto, una straniera che non si adatterà mai ai popoli del Continente Occidentale. In più, la conoscenza delle origini di Jon non può che metterla di fronte a quella verità che gli spettatori sanno da tempo e che sarebbe in grado di distruggere il senso del suo affannarsi: non è mai stata meritevole di governare sui Sette Regni. Così, sfruttando le potenzialità di questo snodo narrativo molto importante, gli ideatori della serie hanno pensato di costruire quella colpa che potrebbe portare Daenerys alla rovina. Infatti, spinta da un triste crollo delle certezze, la Regina dei Draghi avvia una lunga catena di decisioni sbagliate che, se vogliamo analizzarle bene, avevano già avuto gli esordi quando si era innamorata del nipote e si era lasciata andare ad una passione incestuosa; da come si può intuire, i peccati carnali sono colpe molto forti nel mondo di Game of Thrones.

Nella seconda parte dell’episodio assistiamo alle conseguenze dell’atteggiamento disperato di Daenerys. Volendo evitare tutti i cliché di un episodio oggettivamente “di passaggio” (a questo punto, metà stagione, sembra esserlo), ecco che si susseguono a favore di pubblico alcuni colpi di scena meno sconvolgenti di quello che volevano essere: dalla morte del secondo drago all’uccisione della povera ma inutile Missandei. Il problema però non risiede in che cosa o nel perché, ma nel modo illogico e forzato con cui si spinge verso la trasformazione di uno dei personaggi più amati. Mentre Daenerys si allontana indisposta dall’incontro “diplomatico” con Cersei, facendo assumere a ciò che è appena accaduto dei tratti involontariamente comici, così lo spettatore si distacca da un episodio praticamente fallimentare. E il dispiacere assume proporzioni rilevanti, soprattutto se si pensa alla straordinarietà dell’episodio appena precedente.

7 Maggio 2019
7 Maggio 2019
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