Audio ad alta risoluzione: chi ti conosce?

Non solo PONO

Si fa sempre più un gran parlare, ultimamente, di audio ad alta risoluzione. Dopo la pragmaticità portatile degli Mp3 arrivata tra fine Novanta e inizio Duemila e dopo l’intangibilità degli streaming diffusasi a livello massificato negli ultimi tempi – entrambi formati accusati giustamente di non preservare la qualità audio – sembra venuto il momento di riscoprire il piacere dell’ascolto. Non lo abbiamo detto solo noi in un articolo che, quasi inconsapevolmente, intercettava alcune istanze legate a questo concetto, ma lo dice il ritorno in massa al vinile – da sempre ritenuto, a torto o a ragione, un sinonimo dell’ascolto di qualità e, da qualche anno, in crescita costante a livello di vendite – e, soprattutto, la diffusione graduale di file audio ad alta risoluzione (High Resolution Audio – o HRA) e di lettori (portatili e non) capaci di maneggiarli. Il più famoso tra tutti, e a quanto pare in procinto di essere lanciato sul mercato di massa, è il Pono, testa d’ariete della categoria soprattutto perché promosso da un “brand” come Neil Young. Eppure il Pono non è il solo lettore per file audio ad alta qualità presente sul mercato, come PonoMusic non sarà l’unica piattaforma su cui si potranno comprare file audio ad alta risoluzione; ce ne sono altri, di lettori e di piattaforme di vendita, realtà che già da qualche tempo costituiscono una anomalia non troppo conosciuta del mercato.

E’ una questione di qualità

Ma andiamo con ordine: che cosa è un file audio ad alta risoluzione? Esiste una definizione “ufficiale” compilata da The Digital Entertainment Group, The Consumer Electronics Association e The Recording Academy, Sony, Universal e Warner Music Group che recita più o meno così: «una fonte audio compressa ma senza perdita di dati che è capace di riprodurre il range completo di suoni di una registrazione masterizzata da una fonte sonora con qualità superiore a quella del CD». Parliamo di un file audio digitale, dunque, che ha una qualità superiore – in termini di corposità del suono, definizione, dinamica – rispetto a quella che troviamo su un normale CD e che non è minimamente paragonabile a uno streaming o a un file mp3, formati compressi che invece prevedono una perdita consistente di informazioni audio in quanto progettati per occupare poco spazio.

Per affrontare meglio tutta la questione, è necessario però comprendere quali siano i parametri che si utilizzano per stabilire il livello di qualità di un file audio. Riprendiamo dunque un intervento di Giovanni Versari (autorità riconosciuta nell’ambito del mastering di dischi in Italia) rubato a una precedente intervista: “ Le due informazioni principali, nell’audio, sono il numero di campioni al secondo (44.100, 96.000, ecc. – più campioni hai, più punti hai per “disegnare” la forma d’onda del suono) e i Bit (è la variabile che dà informazione sulla qualità della dinamica, sullo “spessore” e la corposità del suono). Più questi valori sono alti, più sarà alta la qualità della registrazione. Il limite per il CD è 44.100 campioni e 16 bit. E’ lo standard dei lettori CD. In generale, però, nelle workstation digitali, in fase di registrazione [dei dischi] questa risoluzione è stata ampiamente superata da molti anni. Il che significa che si può registrare materiale che ha una qualità audio altissima, di molto superiore a quella che impone il CD (a 24 o 32 bit, ad esempio)”. Un file ad alta risoluzione garantirebbe quindi una esperienza di ascolto molto più profonda e avvincente, dinamica e stratificata, proprio in virtù delle sue “qualità tecnologiche” intrinseche superiori a quelle del CD stesso. Abbiamo detto infatti che un CD ha un formato standard che prevede 16 bit/44.1 kHz, mentre i formati più comuni di file ad alta risoluzione (ma non sono i soli) arrivano a 24 bit/96 kHz e 24 bit/192 kHz. Tali file possono essere di varie tipologie a seconda che si parli di file compressi (ma, sulla carta, senza perdita di informazione) o non compressi: tra i primi ci sono FLAC (Free Lossless Audio Codec) e ALAC (Apple Lossless Audio Codec); tra i secondi citiamo WAV (Waveform Audio File Format), AIFF (Audio Interchange File Format) e DSD (lo standard del Super Audio CD). Si comprende, quindi, come un file audio ad alta risoluzione debba essere obbligatoriamente ricavato dal master originale di un disco e poi commercializzato, non essendo “rippabile” dal solito CD (come invece è l’Mp3). Va sottolineato anche che non può essere considerato audio ad alta risoluzione un “up-sampling” di un file audio preso da un CD e spacciato per HRA, pratica assai diffusa ma che non dà come risultato il file di cui ci stiamo occupando in questa sede.

Una volta individuati i “nomi e cognomi”, si pone il problema di acquistare file audio di questo tipo. Non stiamo parlando di LP o CD, il che significa che tutto il circuito della vendita passa per forza di cose da canali meno tangibili di un centro commerciale o di un negozio specializzato: in una parola, la rete. Al momento esistono già rivenditori online (alcuni hanno restrizioni regionali) come HDTracks, Acoustic Sounds, High Res Audio, iTrax, a cui si aggiungerà a breve anche PonoMusic di Neil Young; ci sono poi etichette con un catalogo musicale “specializzato” in alta risoluzione, tra cui Naim Label, Linn Records o Channel Classics; sono comparsi, infine, veri e propri motori di ricerca per questa tipologia di file come Find HD Music o Flacme.

Dopo aver comprato file audio ad alta risoluzione, abbiamo però la necessità di ascoltarli. A chi dovremmo rivolgerci per entrare in possesso di un lettore ad hoc, visto che un classico lettore Mp3 generalmente non legge formati ad alta risoluzione? Se non volete affidarvi al “toblerone giallo” di Neil Young, l’alternativa è consultare siti specializzati che trattino contenuti legati alla tecnologia. Hi Res Audio Central è una buona bussola, ma potrebbe fare al caso vostro anche un ottimo articolo sull’argomento pubblicato da WhatHiFi. Al di là delle recensioni dei vari supporti e della scelta di acquisto più giusta, comunque (argomenti che non competono SENTIREASCOLTARE), fa specie vedere tra i produttori di questi device multinazionali potenti come Sony. Segno che forse il mercato dei file ad alta risoluzione è percepito come un potenziale bacino d’utenza tutt’altro che trascurabile, nei prossimi anni. Tanto che proprio il Responsabile Esecutivo della multinazionale giapponese, Kazuo Hirai, ha dichiarato al Guardian a settembre 2014: «Noi pensiamo all’alta risoluzione come ad un modo per rivitalizzare l’industria musicale. La vediamo come il futuro del nostro music business».

E il CD?

Qualche tempo fa riflettevo sul concetto di “musica liquida”, ovvero su quel che si credeva sarebbe stata la musica dopo l’avvento dell’mp3 e dello streaming: una prateria intangibile di codici binari che avrebbe fatto tabula rasa, annullando la materialità di un digipack, di un jewel case o di un vinile. In realtà non è andata proprio così, dal momento che negli ultimi dieci anni la beneamata e stra-citata coda lunga di Chris Anderson ha decretato una sopravvivenza stentata dei CD (in calo), un aumento di vendite dei vinili (una nicchia), un feticismo/fanatismo per le ristampe deluxe dei vecchi dischi (una nicchia pure questa) e un successo indotto degli Mp3 e degli streaming (che, tuttavia, sono formati che non soddisfano ogni utente, in virtù della qualità audio quantomeno discutibile che veicolano). In quel momento storico mi dicevo che il problema di fondo che avrebbe impedito la scomparsa del formato “fisico” del disco, sarebbe stata proprio la qualità audio pessima dei nuovi formati, “matematicamente” inferiore a quella degli LP o dei CD. Cosa accadrebbe, però, se un formato audio digitale qualitativamente superiore a quello dei CD e dei vinili, si diffondesse – nonostante il Guardian abbia già bollato gli utenti dei file audio digitali ad alta risoluzione come una nicchia nella nicchia – su larga scala? Sull’onda delle connessioni internet sempre più veloci (e della dimestichezza che ormai abbiamo sviluppato con i file audio digitali), scaricare musica ad alta risoluzione diventerebbe sempre più facile e veloce, come del resto archiviarla in hard disk sempre più capienti, e il piacere dell’ascolto, a quanto pare, ne guadagnerebbe. A quel punto, avremo ancora bisogno del vecchi giradischi e dei lettori CD, quando basterà un click per immagazzinare ed ascoltare file musicali capaci di garantire un’esperienza di ascolto superiore? O i “medium” tradizionali faranno la fine del videoregistratore e del MiniDisk, uscendo di produzione e dichiarando “illegali” e inservibili migliaia e migliaia di collezioni di dischi minuziosamente catalogate? Una prospettiva affascinante e terrificante al tempo stesso, ne converrete.

12 Novembre 2014
12 Novembre 2014
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