Rashad Becker. Suono dunque sono
Rashad Becker. I play therefore I am

A settembre 2013 esce un disco che hanno notato in pochi, forse perché relegato alla categoria della cosiddetta musica sperimentale, porto di mare per nerd dell’elettronica o per malati di avanguardia. L’album è l’esordio di Rashad Becker, Traditional Music of Notional Species Vol. I. Il nome di Becker non è nuovo agli aficionados degli studi di registrazione, infatti il produttore e ingegnere del suono tedesco ha lavorato con i più importanti artisti e innovatori degli ultimi anni, passando dalla techno di Marcel Fengler a Joy One Mile di Stellar OM Source, dallo split fra Keith Fullerton Whitman e Floris Vanhoof arrivando fino al nostro Donato Dozzy nell’eccellente Dozzy Plays Bee Mask (queste sono una misera parte delle collaborazioni: su Discogs ne troverete più di 1200).

Il suo tocco magico si divide fra il mastering (ai mitici Dubplates & Mastering affiliati ad Hard Wax) e il mixing (nel suo studio privato, il Clunk). Tutto concentrato a Berlino, ovviamente. Becker è un personaggio strano, uno che non fa la star, uno che fa parlare i suoni e che per questo esce fuori con un disco unico, raro, quasi già classico perché fuori dal tempo. Il suo è uno dei più interessanti approcci alla musica elettronica, imparato mettendosi a lavorare con i suoni, senza troppi marchingegni o patch e senza nemmeno alcun corso di musica formale. Poche macchine e tanto, tanto, orecchio. Becker è uno dei pochi che riesce a rispettare la materia sonora senza renderla noiosa, indagando sulla costruzione del suono per la composizione, sull’amalgama perfetto che crea mondi, più che effetti speciali.

Dopo l’uscita del disco, sta girando il mondo con il live, con cui tenta di riprodurre dal palco la perfezione della costruzione di sintesi da studio. L’abbiamo intervistato prima dell’esibizione al Path Festival di Verona.

Ciao Rashad, come stai? Non ho mai assistito a un tuo spettacolo dal vivo, quindi la mia intervista sarà basata solamente sull’ascolto del tuo album e su qualche video che ho trovato in rete. Trovo il tuo modo di comporre molto concreto (concréte), nel senso di Pierre Schaeffer. Usi suoni registrati dal vivo per comporre i tuoi pezzi? Puoi dirci quali strumenti usi, in termini di software, hardware, microfoni, etc…?

I suoni sono tutti di sintesi e abbastanza classici. Uso molta sintesi sottrattiva (cioè filtraggio, ndSA), qualche wavetable e qualcosa di analogico virtuale. Lo spettro delle macchine usate è abbastanza limitato, preferisco avere solo uno strumento e imparare bene ad usarlo, rispetto ad avere una moltitudine di piccole scatole specializzate. I sintetizzatori che utilizzo sono molto vecchi, il mio strumento principale l’ho comprato a 18 anni ed è ancora fonte di ispirazione.

Ho letto un’intervista su Wire l’anno scorso nella quale dicevi che eri un po’ stanco di Berlino e che ti sarebbe piaciuto trasferirti in Giappone. Ci sei andato?

No. La politica giapponese da Abe (l’attuale primo ministro nipponico) in poi sta prendendo una piega disgustosa, e anche se è interessante vedere in che modo emergano gli antagonismi in una società così conformista, non lo è il pensare a trasferirsi in un Paese dove il giornalismo è stato praticamente reso illegale e ogni uomo maggiorenne riceve una lettera che gli chiede di servire la sua patria con le armi…

In qualche modo i tuoi suoni sono zen, mai troppo saturi, e usi molto il silenzio. Pensi che il tuo modo di comporre o di suonare sia influenzato dalla filosofia zen (come in Cage)?

Apprezzo come il buddismo zen abbia trovato il modo per oltrepassare la comprensione (undestanding) per puntare alla realizzazione… Lo guardo comunque da una certa distanza e non posso affermare che abbia una relazione diretta con la mia musica.

Pensi che il tuo lavoro (ingegnere del suono) abbia influenzato il tuo sound? In che modo?

Non ne sono completamente sicuro, anche se la pratica costante dell’ascolto analitico e la localizzazione/isolamento degli armonici aiutano a costruire i suoni di sintesi, specialmente quando lavori con la sintesi sottrattiva… mi aiutano anche a capire e valutare meglio quale potenziale mi possano dare gli strumenti e i filtri che uso.

In Italia, dopo la guerra, c’è stato un folto gruppo di compositori allo Studio di Fonologia Musicale a Milano. Fra gli altri (Berio, Maderna), c’era anche Marino Zuccheri, ingegnere del suono. Conosci il suo lavoro (ha collaborato anche con Luigi Nono)?

Sfortunatamente no, ma cercherò di approfondirlo.

Pensi che la tecnica sia in qualche modo musicale? I tuoi suoni sono molto ben bilanciati fra tecnica e registrazioni sul campo. Mi piace molto questo equilibrio…

Sicuramente i circuiti possono essere modellati più o meno musicalmente, senza riferimento a generi o gusti… questo è vero per i filtri, gli inviluppi, i LFO, gli amplificatori dinamici, gli altoparlanti, quasi tutto penso… Non ci sono suoni registrati nella mia musica. Ho sintetizzato tutto (eccetto per un feedback su un pezzo, ma anche questo potrebbe essere pensato come una forma di sintesi).

Rashad_Becker_Sentireascoltare

Ho letto che sei molto interessato alla world music. Usi qualche tool “etnico” per comporre?

Mi ha sempre irritato l’uso del termine world music. È un termine generale senza senso che potrebbe comprendere tutta la musica prodotta. Non è, forse, un tool etnico anche il synth prodotto da un bianco anglosassone che riflette il design americano? Ma ripeto, non ci sono strumenti, tutte le fonti sonore sono sintetiche.

So che hai registrato per altri artisti anche musica disco ed elettronica non sperimentale. Ascolti qualcosa da dancefloor? Ti piace?

Difficilmente ascolto quel tipo di musica e se lo faccio guardo al passato. La dance è un genere vasto, ci sono cose che reputo molto ispirate o convincenti o intriganti o sorprendenti, mentre ci sono altri pezzi che sembrano generici o ritmicamente frustranti. Penso che sia come in tutta la musica: ci sono poche noccioline che mi dicono qualcosa e una grande fetta che non mi dice molto.

Trovo che la tua musica sia molto dark. Ti senti vicino al dubstep o all’industrial?

La musica e la cultura industrial sono state entrambe molto presenti nella mia gioventù. Ci sono molti dischi dei primi anni dell’industrial che ascolto abbastanza regolarmente ancor oggi, prima che si mescolasse con l’EBM e con i sequencer. Giudico la mia musica comica e intensa nel contempo. Metà del pubblico la percepisce come dark, per l’altra parte come divertente. Mi piace questa dicotomia.

Hai studiato musica a scuola, in modo formale, prima di comporre il tuo primo disco?

Ho imparato a suonare qualche strumento, ma non sono mai stato a scuola di musica, nel senso accademico del termine.

Cosa stai ascoltando negli ultimi mesi?

Sto ascoltando musica Samul nori, un genere di musica tradizionale per percussioni della Corea del sud.

Ho visto un video live dello scorso anno dal PAN ACT Festival presso il Goethe Insitut di Boston. In quell’occasione hai usato solo sampler e mixer. Non usi mai software per live electronics come MAX/MSP o Ableton Live per modificare il suono dal vivo con tecniche più sofisticate?

Non uso computer per comporre o suonare. Riesco comunque ad utilizzare sintesi dal vivo, è quasi il 60% di tutti i segnali con cui lavoro sul palco. Il resto è campionato perché sarebbe impossibile portare in giro tutte le macchine con cui lavoro, sono troppo vecchie o pesanti… o entrambe le cose. Quindi suono il campionatore, che considero un ottimo strumento di per se stesso. Nel video cui ti riferisci ci sono tre synth Nord Micro Modular (un sistema virtuale analogico) e un po’ di equipaggiamento per il sound processing.

Mi sembra che i tuoi suoni siano connessi in qualche modo al lavoro di Donato Dozzy. Lo conosci? Hai mai lavorato con lui?

Curiosa osservazione! Sì, ho lavorato con lui per qualche suo lavoro.

Piani per il futuro? Un secondo album (la Parte 2 dell’esordio)? O altri live in giro per il mondo?

Assolutamente entrambe le cose.

23 Settembre 2014

Hi Rashad, how are you? Unfortunately I’ve never had the chance to go to any of your live shows, so my interview will be based solely on your album and on some videos I found on the internet. I feel that your way of composing is very concréte, in the sense of Pierre Schaeffer. Do you use field recordings to compose your pieces? Can you explain to us which instruments you use to compose? In terms of software, hardware, mics, etc.

It is generally all synthesis based and quite classic. There is subtractive synthesis at the core, some wavetable synthesis and some virtual analogue. The palette of machines used is quite small, I prefer to have one instrument and really learn how to write on it than having a legion of specialized little boxes….

The synths I work with are with me since a long time. I bought my main instrument when I was 18 and it is still inspiring me.

I read an interview on Wire last year and you said that you are kinda bored of Berlin and that you would like to move to Japan. Did you move there in the end?

I did not. Japanese politics since Abe is heading towards a disgusting path, as interesting as it is to see antagonisms emerge within a mainly conformist society (in denial), it is not so inviting to move to a country where journalism has basically just been made illegal and every grown man gets a letter inviting him to serve his country in arms…

In some way your sounds are zen, you use a lot of silences and the sounds are never too saturated. Do you think your way of composing or playing is influenced by zen philosophy (in a cagean way)?

I appreciate the way zen buddhism found a method to bypass understanding and aim for realization instead… I do look at it from quite some distance though and I can’t really claim a direct relation to writing my music.

Do you think your work (you are a recording engineer) has influenced your sound? If so, in which way?

Not entirely sure it has, although the constant training in analytic hearing and locating/isolating harmonics does help to shape synthetic sounds more deliberately, especially when working with substractive synthesis… it also helps me evaluating instruments/filters, etc. more straightforward in terms of which potential they offer to me.

In Italy, after the war, there was a huge group of composers at the Studio di Fonologia Musicale in Milan. Among the main composers (Berio, Maderna) there was also Marino Zuccheri, a sound engineer. Do you know his work (he also worked with Luigi Nono)?

I do not unfortunately, but I will look into it.

Do you think technique can in some way be musical? Your sound feels very balanced between recording technique and field recording. I like this balance very much.

I absolutely feel that circuitry can be tuned more or less musically, absolutely regardless of taste and genre… this applies to filters, envelopes, lfo, dynamic amplifiers, speakers, nearly the whole realm I reckon… There is no field recordings in my music, all sounds are synthesized (except for one structure borne feedback in one piece, but his could be regarded a form of synthesis too).

I read that you are really interested in world music. Do you use ethnic tools when composing?

World music always struck me as a bit of a irritating and uselessly broad term that might basically incorporate every musical effort. And isn’t a synth built by a white anglosaxonian that is significantly of american design also an ethnic tool? But no, there is no traditional instruments used, all sources are synthesized.

I know that you’ve recorded (for other artists) disco music and electronic (not experimental) music too. Do you listen to dancefloor music and if so, do you like it?

I hardly do these days and mainly look to the past if I do… Dance music is a broad field, there are things that I regard very inspired or compelling or intriguing or surprising and there are also a lot of pieces that seem quite generic or rythmically frustrating… I guess it is like all music, there is a few nuggets that speak to me and a huge field that does not so much.

I also feel when listening to your stuff, that your music is very gloomy and dark. Do you feel akin with dubstep or industrial music?

Industrial music and industrial culture where very much present in my youth and there are many records from the early days of industrial, before it mingled with EBM and sequencers, that i still listen too quite regularily. It is funny about my music, I personally regard it as humorous although intense at times. Receptionwise, it seems to be pretty half/half if people consider it dark or amusing… I appreciate that split.

Did you have any formal music education (art schools, conservatory, etc.) before composing your first album?

I learnt to play a few intruments but I never received any kind of academic eduction in any field.

What have you been listening to over the last few months?

Samul Nori music, percussion ensemble pieces from South Korea.

I saw a live from the PAN ACT Festival @ the Goethe Insitut in Boston last year. In that live you used only samplers and mixers. Did you ever use live electronic software like MAX/MSP or Ableton Live in order to modify sound in real time with more sophisticated techniques?

I do not use computers in writing or playing music. I do use a lot of live synthesis on stage though, it is about 60% of the signals I deal with live. The rest is sampled because a few synths are impossible to carry around cause either heavy or old… or both; hence I sample them and play a sampler. In the video you are refering to there are three Nord micro modular synths (a virtual analogue modular system) used and a bit of sound procesing equipment.

I felt that your sound is connected in some way to Donato Dozzy’s works. Do you know Donato and his last stuff? Have you ever worked with him?

Curious observation! Yes I worked with him on a few of his releases.

What are your future plans? Another album (Part 2)? Or more live shows around the world?

Absolutely both.

 

23 Settembre 2014
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