Il rumore di Seattle e la grande madre Sub Pop. Intervista a Liam Downey dei So Pitted

«Non stiamo cercando di distruggere niente, e non c’è per forza un “movimento” dietro la nostra musica. Siamo semplicemente weird, quindi viene facile a ciascuno di noi essere sé stesso». Queste sono le parole usate da Liam Downey nella presentazione sul sito di Sub Pop dei So Pitted, la band per cui suona la batteria e presta occasionalmente la voce da qualche anno a questa parte, al fianco di Nathan Rodriguez e Jeannine Koewler. Un trio preso sotto l’ala protettrice dell’etichetta soltanto nel 2015 e che ora ritrova il proprio nome – preso dal titolo di un video che illustra un surfista entusiasta della sua impresa (“ride the barrel and get pitted”, ossia un giro sul vortice dell’onda) – nello stesso catalogo musicale di cui hanno fatto parte o continuano a far parte icone della scena di Seattle quali Nirvana, Mudhoney e The Postal Service – questi ultimi in particolare ascoltati ossessivamente da Liam durante le scuole superiori, come egli stesso confesserà nell’intervista.

Con il debutto neo (trovate la recensione in una pagina dedicata), il sound dei So Pitted si è caratterizzato per un noise dall’attitudine punk, a volte travestito da post-punk, dove gli elementi singolarmente disarmonici riescono a cooperare per dar vita a pezzi monolitici che amano oltrepassare i limiti, convogliando l’identità della band senza mai tradirla. La compattezza del trio è infatti figlia dell’amicizia duratura che lega i suoi membri, vissuti in una Seattle alternativa e freak che sta cambiando rapidamente a causa dell’arrivo di una sede di Amazon. Di questo, dei rapporti con la “severa” madre Sub Pop e di ciò che ha portato i So Pitted ad essere ciò che sono ora ci ha parlato proprio Liam Downey, in una chiacchierata via Skype.

Non sappiamo molto di voi. Come vi siete conosciuti?

Io e Nate eravamo amici da un po’, ero in un’altra band con David, il nostro manager, e veniva sempre ai nostri concerti come un fan. Siamo diventati amici in quel frangente. Seattle è una città abbastanza piccola e quindi capita spesso di incontrarsi, tant’è che ci trovavamo sempre in occasione di eventi sociali. I So Pitted erano già una band prima che ne facessi parte: c’erano i nostri vecchi amici Tyler e Hannah, all’epoca. Un giorno mi sono presentato perché avevo dimenticato alcune attrezzature a casa di un nostro amico presso il quale stavano facendo le prove. Hannah, che era la batterista, non si era fatta viva, e quindi ero lì a guardare Nathan e Tyler far casino con la chitarra. A un certo punto mi han detto “perché non vieni a suonare la batteria?”. Così mi sono messo a suonare con loro e gli sono sembrato molto meglio di Hannah! Ho pensato che comunque facevo già parte di un’altra band, ma non importava! Ho realizzato che mi piaceva di più stare con i So Pitted e vi sono entrato come membro stabile. Per un po’ siamo stati solo io, Tyler e Nathan. In realtà molte canzoni dell’album sono state scritte quando c’era ancora Tyler nella band. Ci sono molti pezzi che non suoniamo più, ma tre o quattro li facciamo ancora. Dopo un po’ Tyler non ha più voluto suonare e ha conosciuto una ragazza a San Francisco, finendo per trasferirsi lì. In quel periodo Nathan stava lavorando in un negozio di vestiti vintage a Seattle insieme a Jeannine, erano diventati molto amici, e quando l’ho incontrata ho pensato fosse la persona più in gamba che conoscessimo. Le piaceva venire ai nostri concerti quando Tyler era ancora con noi, abbiamo iniziato a lavorare insieme a lei, e alla fine ha voluto suonare la chitarra nella band. Questo è ciò che siamo ora.

Sappiamo che il vostro nome arriva da un video su YouTube. Come vi è venuta questa idea?

È stata un’idea di Tyler e Hannah, se non sbaglio. Anzi, è proprio un’idea di Hannah. Aveva visto quel video e aveva detto “dovremmo chiamarci So Pitted”, e Nathan e Tyler hanno risposto “sì, suona interessante”. Non conosco il vero significato dietro alla scelta di questo nome.

Che cosa significa per te aver pubblicato via Sub Pop il vostro primo disco? Ti piaceva già questa etichetta, prima di firmare il contratto?

Sì, mi sono sempre piaciuti i Tad. È abbastanza strano, perché questa etichetta discografica ha le idee un po’ confuse, a volte. Ci sono periodi in cui presenta band davvero ottime e altri in cui invece ha solo band “ok”. Penso che sia bella, la situazione attuale. Sul sito di Sub Pop siamo in lista fra le Sleater-Kinney e i Soundgarden. Finalmente facciamo parte della squadra vincente anche noi! Solo ora ho iniziato a realizzare che avremmo potuto fare qualcosa di molto più piccolo, che sarebbe potuto passare in sordina. È qualcosa di intenso e strambo allo stesso tempo. Sub Pop è l’etichetta più grossa di Seattle; facciamo sempre battute su questa cosa, qualsiasi band di Seattle scherza sul firmare un contratto con Sub Pop perché è l’unica etichetta di Seattle che la gente conosce nel mondo. Una volta successo, abbiamo pensato che fosse l’offerta migliore che potessimo ricevere.

Ci sono band che preferisci all’interno del roster di Sub Pop?

Come dicevo prima, amo i Tad. Penso che stiano per pubblicare qualcosa di nuovo a breve. Io e mio padre ascoltiamo molto i Mudhoney, sono tipi davvero in gamba e molto coi piedi per terra, umili; il cantante lavora nel magazzino di Sub Pop, quindi deve aver sentito il nostro album, ed è una cosa magnifica! Ero in trip per The Postal Service, quando ero alle superiori. I Nirvana sono sempre stata LA band; non sono mai diventato un loro grande fan, non posso dire che mi piacciano, ma penso che siano fighi. Hai mai sentito parlare dei Rose Windows?

No, effettivamente…

Siamo stati in tour con loro e sono stati la nostra via d’accesso verso Sub Pop, proprio perché facendo loro da supporto ci hanno notati, in pratica. Loro non sono più sotto contratto con Sub Pop. Ah, mi piaccono anche le Sleater-Kinney, penso che siano troppo sottovalutate.

E dei Metz che mi dici?

Non conoscevo molto i Metz, almeno finché non siamo entrati nell’etichetta. Avevo sentito parlare di loro perché un mio collega, una volta scoperto che eravamo sotto Sub Pop, mi disse “dovete assolutamente andare in tour con loro!”, facendomi poi ascoltare il disco. Speravo proprio di non doverci andare in tour con loro, sono troppo simili a noi e inoltre sono molto più bravi! Ma poi ovviamente ci sono state offerte le date, e abbiamo accettato. Sono ragazzi incredibili e tranquilli. Vanno fuori di testa ogni notte, e non so come riescano a farlo, sono persino più “vecchi” di noi (io e Nate abbiamo 27 anni, Jeannine ne ha appena compiuti 28). I Metz hanno più di trent’anni e si comportano come ragazzini, hanno un sacco di energia! Spero che invecchiando anche noi diventeremo così. Posso solo immaginare come fossero nei loro migliori anni. Li hai mai visti dal vivo?

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Sì, l’anno scorso a settembre. Grande concerto! Tornando al vostro esordio, c’è qualche cosa in particolare che vorresti raccontarci a riguardo?

È stato alquanto strano, perché avevamo già un album pronto con Tyler, il nostro bassista, e lo avevamo registrato con alcuni amici a scuola. Non ci piacevano granché i mix e non avevamo nemmeno programmato di farlo uscire. Una volta che Tyler se n’è andato, abbiamo deciso di non usare più quel materiale, anche perché da quando Jeannine è entrata nella band il nostro sound è cambiato totalmente. Appena è arrivata ci ha ribaltati, ci siamo evoluti, e quindi abbiamo iniziato a riscrivere da capo un disco.

Che tipo di effetti usate di solito nelle parti vocali?

Usiamo semplicemente un chorus, avendo deciso che volevamo esattamente questo per le voci. Avevamo anche un paio di pedali, ma penso si siano rotti ormai! Forse ne prenderemo qualcun altro. È molto semplice ciò che usiamo, in ogni caso. Sia io che Nate cantiamo, quindi quando tocca a me è molto diverso rispetto a quando c’è lui alla voce. Cerco di far suonare la mia voce come se avesse sopra degli effetti, ma senza che in realtà ci siano.

C’è un brano che ti piace più di tutti gli altri?

Quello che secondo me risalta è pay attention to me, la seconda traccia. È una canzone molto importante, e ci tenevo che fosse proprio la seconda, per qualche mia ragione. Suona fuori di testa, un po’ come la prima canzone dell’album, ma è bella. Di solito le band mettono il loro meglio nel primo brano, e non penso che sia necessariamente la nostra canzone migliore. Mi ricorda l’album Siamese Dream degli Smashing Pumpkins: volevo emulare la traccia Quiet, che è un brano molto simile, almeno secondo me. Penso che siamo riusciti a raggiungere il risultato di qualcun altro, come se fossimo bravi quanto gli Smashing Pumpkins.

Ho apprezzato molto rot in hell e il suo relativo video. Come lo avete girato?

Ci ha filmati la nostra amica Zoey. Ha fatto la regista e ha editato il video; originariamente voleva fare un video per pay attention to me, e io ho pensato che non avremmo mai dovuto farlo perché è la nostra canzone più lunga e sarebbe stato un tedio da editare. Lei ha avuto l’idea di noi che suonavamo in una stanza e basta. Aveva una videocamera, e inoltre mio fratello, che è un bravo film editor, aveva appena acquistato questa camera 8 mm abbastanza discutibile, l’aveva usata per un po’ e io pensavo potessimo servircene per il video perché sembrava vecchia, era interessante. Avevamo a disposizione questa area underground dove le band a volte vanno a suonare per le prove, e un nostro amico ci aveva lasciato sui muri alcuni graffiti, così abbiamo scelto di girare lì perché sembrava un inferno, l’inferno di qualcuno. Quella stanza era tremenda. Penso che ci sia voluta solo un’ora, una cosa veloce, e Zoey ha finito l’editing presto. Poi abbiamo dovuto editare ancora… È un fatto alquanto snervante che riguarda Sub Pop. Hanno preso il nostro album così com’era e ci hanno detto “è perfetto, lo pubblichiamo così senza modifiche”, ma tutto ciò che concerne la parte visuale – la cover, le foto per la stampa, qualsiasi cosa – sembra non andare mai bene. Anche se la band è totalmente d’accordo con il risultato finale. Questo ci dà fastidio, è come se non si fidassero di noi come visual artist, cosa che siamo tutti e tre. Abbiamo un nuovo video in uscita a breve, e la sua lavorazione è stata un incubo!

A causa di Sub Pop?

All’incirca. Sub Pop temeva di essere citata in giudizio. È il video di feed me, e si tratta di una cosa molto semplice: ci sono io che giro per Seattle e incontro alcune persone che hanno loghi di varie aziende sui visi. L’etichetta ha voluto che oscurassimo i loghi, ma noi abbiamo risposto “è il 2016, a nessuno frega, e non andremo nei guai se mettiamo un video del genere su Internet”. Abbiamo quindi deciso di pubblicare sia la versione censurata, che quella non censurata, e Sub Pop (così come qualsiasi altra azienda) non ha il permesso di mettere sul suo sito quella non censurata, ma potrà farne la promozione. Siamo arrivati alla conclusione che dobbiamo abituarci a questo genere di cose, non siamo la prima band a cui capita. Pubblicheremo entrambe le versioni, dando a Sub Pop ciò che vuole. È una battaglia, ma alla fine chiunque può uscirne vincitore. Ci sono molti video che sono stati censurati, quando ero più giovane. Ho visto le versioni non censurate e sono cool! Tutto ciò che non è censurato alla fine è stupido, nessuno denuncerebbe Sub Pop. C’era persino questa faccia nel video, la faccia di una mia amica, e loro hanno voluto a tutti i costi sfumarla. Potevo garantire che lei non ci avrebbe mai denunciati, è nostra amica, e voleva comparire nel video. Si stanno assumendo grossi rischi con il nostro album, quindi perché tante storie per i video? Ci hanno consegnato questa lista infinita di cose da editare e ci siamo detti “oddio!”. La persona che ha dovuto fare l’editing era sconcertata. Non le era mai capitato niente di simile, ha fatto un mucchio di video venendo pure pagata tanto; questa volta non l’hanno nemmeno pagata granché, pur avendo avuto molto più lavoro da sbrigare.

Com’è vivere a Seattle oggi?

Io vivo nei sobborghi, in una piccola cittadina che sembra quasi una casa di riposo, da quanto è tranquilla. Seattle è una città molto conveniente rispetto ad altre negli USA. Il traffico non è enorme (anche se la gente si lamenta), è una città a misura d’uomo. È da un po’ che è in atto una certa gentrificazione e molti nostri amici si stanno spostando altrove a causa dell’invasione di Amazon. C’è questa area di Seattle, chiamata Capitol Hill, dove tutti i freak e gli artistoidi si riuniscono, come la comunità LGBTQ; è un posto sicuro per le persone alternative, e un sacco di gente viene da tutto il mondo per sentirsi meno oppressa rispetto al paese d’origine. E ora, con questa storia di Amazon, fiotti di uomini più anziani arrivano da ogni dove senza nemmeno conoscere la cultura del posto. Arrivano e rimangono shockati, sconcertati. Fino a due anni fa potevi far festa a Capitol Hill ed essere libero, essere un freak, senza temere di essere minacciato o molestato. Letteralmente, in una sola estate, tutto è cambiato. Stavamo uscendo con alcuni amici e questi tizi si sono palesati; eravamo molto contenti perché erano appena stati legalizzati i matrimoni omosessuali, eravamo strani da vedere, con i capelli tutti colorati, spensierati, e questi sono venuti a minacciarci dicendo “perché siete felici? Questa cosa è stupida, come mai siete in giro conciati così?”, e noi “beh voi da dove venite? Vivete qui?”. Non gli piace vedere questo tipo di libertà, c’è un sacco di violenza nei confronti dei trans. Non era mai successo a Seattle.

Non mi suona nuova questa storia. Qui in Italia molte persone sono contrarie ai matrimoni omosessuali o alle adozioni per le coppie gay…

Davvero? Ma il Papa non è mica d’accordo con tutto questo? Succede anche in America, comunque. Seattle e la costa nord-ovest sono le parti liberali, mentre nella costa est e nel sud ci sono i conservatori. Immagino che le persone dalla mentalità chiusa che pensano che i matrimoni gay siano sbagliati si dimentichino che questo succede intorno a loro e che non possono quindi ignorarlo. Non possono fuggire da questa situazione concreta, dovranno solo accettarla. Persino nei posti più conservatori, tipo il Vaticano, probabilmente ci sono i gay! Penso che comunque sia interessante come la Chiesa cattolica nasconda questo, ma al contempo sembri l’unica a parlare di tale condizione. Non senti mai parlare di altre religioni accusate di problemi del genere (parlando anche di pedofilia), ma di sicuro succede anche da loro. Alquanto bizzarro!

Ci sono ancora molti razzisti, qui…

Beh, la mia famiglia viene dal Nepal, in realtà! Seattle è una di quelle città che si battono per ospitare i profughi siriani, se cammini in giro per le strade vedi cartelli ovunque che dicono “i rifugiati sono i benvenuti qui”. Non credo si sia ancora presentato qualcuno!

Cosa farete nei prossimi giorni?

Partirà un tour europeo. Inizieremo da Londra, poi Parigi, Amsterdam, il Belgio e finiremo in Germania. Suoneremo poi in Texas al South By Southwest, torneremo a casa per un giorno e poi andremo in Idaho per un festival chiamato Treefort Festival, in mezzo al deserto. Non abbiamo molto altro di programmato, solo concerti e tour. Faremo probabilmente altri video (ci piacciono i video). Il nostro manager vorrebbe che iniziassimo a lavorare al nostro secondo album quando torniamo, ma ci sono molti cambiamenti in vista, e quindi non credo che succederà entro breve. Alcuni si trasferiranno, stiamo cercando di uscire da Seattle. Siamo ancora una band, non potremmo pensarci in altra maniera. Ho anche un’altra band, che è abbastanza importante; stiamo cercando di pubblicare un po’ di materiale. Io e Jeannine siamo artisti visuali e lavoreremo su un’esibizione artistica incentrata sugli extraterrestri e creata da alcuni amici. Sono piuttosto eccitato per questa cosa. Seattle è un bel luogo in cui essere un artista, c’è una chanche per ognuno e puoi sempre contare su qualcuno che ti aiuti. Troverai sempre un posto a cui piace lo show a cui stai lavorando. E questo è davvero bello.